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Lo scienziato borderline

Fusione nucleare: l’attesa infinita

Sono arrivato oggi a Liegi, in Belgio, per partecipare ad un Convegno sulla Tecnologia della Fusione Nucleare, il SOFT: c’e’ tutto sul sito  http://www.soft2012.eu/

La fusione termonucleare controllata si propone di riprodurre le stesse reazioni nucleari fra atomi leggeri (come l’idrogeno, il deuterio e il trizio) che avvengono ad esempio nel Sole. Si vuole ricreare in laboratorio, in uno stato della materia ultracaldo e ultraleggero chiamato plasma, delle condizioni tali affinche’ dal plasma si sprigionino radiazioni in seguito alla reazione di fusione fra gli atomi, e l’energia che se ne ricava puo’ servire per produrre energia elettrica.

Qui sono assenti uranio, plutonio e i prodotti di fisisone come Cesio-137 e Iodio-131, ma sono comunque presenti neutroni, trizio e materiali radioattivi: si tratta quindi di una tecnologia “nucleare” a tutti gli effetti, anche se di tipo e natura profondamente diversi da quella attuale.

L’obiettivo del Simposio sulla Tecnologia della Fusione (SOFT) è lo scambio di informazioni sulla progettazione, la costruzione e la gestione di esperimenti di fusione nucleare e sulla tecnologia per le macchine attuali, di tipo sperimentale, che studiano la fusione. Si parlera’ anche di centrali termoelettriche  del futuro basate su questa tecnologia. Con la costruzione di ITER (International Thermonuclear Experimental Reactor, anche se ora si dice che la sigla non sia piu’ utilizzabile e si parli semplicemente della parola latina “la via”) ora all’inizio della sua costruzione a Cadarache, in Francia, la ricerca sulla fusione sta facendo un grande passo avanti. ITER, con le sue complesse esigenze, dovrebbe essere il tema piu’ importante in questo simposio.

In questi simposi si viene anche per incontrare vecchi amici, scienziati che fanno all’incirca il tuo mestiere in giro per il mondo. E oggi e’ per me stato un piacere reincontrare ancora una volta un mio caro amico russo, il dott. Boris Kolbasov dell’Istituto Kurchatov di Mosca, piu’ “grande” di me di un bel po’ di anni, ma ancora molto attivo nel campo che ci accomuna, cioe’ lo studio della minimizzaizone delle scorie nucleari e della sicurezza in genere.

Proprio il discorso con lui mi ha fatto riflettere molto: quando io ho iniziato ad occuparmi di fusione,  era il 1987, si parlava gia’ di ITER, e il suo funzionamento era previsto “fra vent’anni”, cioe’ nel 2007. Boris ha piu’ meomoria storica, e si ricorda quando ITER era alla sua prima verisone, si chiamava INTOR : era il 1979/80, ed i “primi plasmi”, cioe’ l’accensione del reattore, era prevista addirittura per il 1997.

Con Boris Kolbasov abbiamo ripassato un po’ di storia della fusione termonucleare, e gli inizi sono tutti russi, anzi, sovietici. Il primo a progettare un reattore a fusione fu Andrey Sacharov, il padre della bomba H Sovietica, successivamente Premio Nobel per la Pace, ed era il 1954. Igor Kurchatov – il piu’ grande scienziato nucleare russo prima di Sacharov, ando’ all’estero (ad Harwell) nel 1956 per parlare delle grandi novita’ relative alla fusione nucleare controllata. Il risultato fu che alla Seconda Grande Conferenza sul Nucleare nel mondo, tenutasi a Ginevra nel 1958, vi furno decine di presentazioni sulla fusione nucleare come fonte di energia, e gli occidentali iniziarono velocissimamente una “corsa” per superare i sovietici anche in questo campo, garantendo che “in cinque anni avrebbero risolto il problema”.

Foto Zucchetti e bio in russo

La mia biografia in russo

Abbiamo anche lavorato insieme, con Boris, al Kurchatov Institute, qualche anno fa, ed ho sempre il piacere di vedere pubblicati i miei articoli con lui sulle riviste scientifiche russe.

Quest’oggi, nella Conferenza di apertura del SOFT, anno di Grazia 2012, ci e’ stato detto che ITER subira’ ancora un ulteriore ritardo, e che il primo funzionamento di prova e’ previsto per il 2020, mentre per i “primi plasmi”, quindi la vera accensione,  si parla ormai del 2027. Sempre, piu’ o meno, fra 15-20 anni, come un quarto di secolo fa. E ricordiamo che ITER non produrra’ un kilowatt di potenza elettrica, sara’ solo una macchina sperimentale, occorrera’ aspettare il suo successore (DEMO) per iniziare a “vedere” un po’ di energia.

Insomma, inizio un po’ a scoraggiarmi: riusciro’ mai a vedere un reattore a fusione funzionante prima di smettere di funzionare io stesso? Ormai provo qualche sincero dubbio. D’altra parte, vista dagli oppositori della tecnologia nucleare in ogni modo, la fusione sembra avere caratteristiche rassicuranti: pare non si arrivi mai a realizzarla commercialmente, e questi reattori sono cosi’ difficili da costruire e da tenere accesi che potrebbero restare spenti la maggiorparte delle volte: meglio di cosi’….

Va bene: domani c’e’ il mio intervento, parlero’ di scorie, e portero’ a conoscenza anche un po’ dei risultati ultimi di Boris. Poi me ne vado, vado a insegnare in una Universita’ statunitense per qualche mese, tanto per sentirmi un poco utile.