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Antiviolenza

Fuori dal web chi istiga alla violenza*

Nella foto, la senatrice del Pd Silvia Della Monica, diventata bersaglio di attacchi denigratori sul web, per aver presentato alla Commissione Giustizia del Senato gli emendamenti al ddl 957 sulla modifica dell’affido condiviso (legge 54/2006)

Nome, cognome, foto, tra un po’ ci manca solo l’indirizzo e poi te li trovi anche sotto casa, perché se sei contro di loro ti può succedere di tutto. È il partito trasversale dei padri separati (non tutti fortutamente), tra cui si annovarano anche donne che difendono i loro partner da ex mogli “cattive”. Un gruppo compatto, politicamente trasversale, dove non fa differenza di che colore sei ma solo cosa pensi delle donne. Un piccolo esercito che rivendica l’essere padre non come fosse un lavoro di cura nei confronti dei figli, ma come un’identità in sé per sé, imprescindibile strumento di potere, un diritto inalienabile dell’adulto nei confronti della prole, a dispetto della madre, e sprezzante del genere femminile che, in fondo, cerca solo la distruzione dell’altro sesso, quello maschile. Punte di misoginia difficili da comprendere e non contestualizzabili in un rapporto che non è né personale né emotivo, ma che si innesta su questioni sociali, politiche, culturali, con discussioni che alla fine scadono sempre su un piano diretto, per di più svilente e accusatorio, tanto che verrebe da chiedere: scusi, ma noi ci conosciamo? Sono padri separati arrabbiati, ma anche uomini senza figli o donne che sostengono la parte del maschio “privato” del suo potere, ingiustamente vessato dalla femmina che rivendica i suoi diritti (ma che diritti ha una donna? Siamo sicuri che possa parlare?). Sulla scia pericolosa di un ormai evidente ritorno alla cultura machista, che speravamo aver seppellito per sempre in nome della civiltà, sono nati anche siti web e pagine facebook che inneggiano alla difesa delle donne – copiando pari pari i titoli dei siti e dei blog “femministi” – ma che in realtà divulgano perle di saggezza machista, fino ad arrivare alla vera e propria istigazione alla violenza, in cui ci si può imbattere in disquisizioni sul fatto che la violenza contro le donne sia una invenzione delle stesse, che in fondo a qualcuna di loro “piace”, che lo stupro non è un male così grande perché c’è di peggio, che il femminicidio è un’invenzione in quanto pure le donne uccidono e anche le donne sono violente (in Italia l’omicidio di genere è per il 5% per mano delle donne contro il 95% dei maschi – dati ONU). In una veste più contenuta, ma non meno aggressiva, ci sono poi i siti delle associazioni a sostegno della bigenitorialità che in realtà – non tutte naturalmente – sono a senso unico: cioè dalla parte del padre-padrone in quanto  l’altra parte, ovvero la madre, è considerata come bersaglio da denigrare e condannare. Un altro piccolo esercito che, non limitandosi a “fare informazione” sui siti creati ad hoc, si spalma sul web con vere e proprie incursioni verbali nei confronti di chi si occupa di diritti delle donne, bambini, violenza domestica, violenza assistita dai minori, discriminazione di genere, ecc. Perché su famiglia, affidi condivisi, bigenitorialità, minori, e affini, queste associazioni esprimono “il verbo” e qualora qualcuno si azzardi a mostrare dissenso sui contenuti espressi da loro, il confronto, che inizialmente sembra possible, si trasforma poi e inevitabilmente in un attacco diretto, a volte anche personale, e comunque spesso denigratorio; mentre in altri casi può succedere addirittura che ciò che viene sostenuto da chi la pensa “diversamente” sia “ribaltato” con abilità manipolatoria degna del dottor Mabuse. Una violenza subdola e sottesa. Una dinamica non sconosciuta a chi si occupa di violenza di genere e di femminicidio. Tutto questo però è stato finora solo un fastidioso “ronzio” che si è scatenato come uno sciame di vespe arrabbiate quando, circa un mese fa, al Senato si è cominciato a discutere la modifica dell’affido condiviso (legge 54/2006) e da quando se ne è cominciato a parlare in maniera ampia sui giornali, e soprattutto da quando, nelle ultime settimane, alcuni senatori e senatrici dell’Idv e del Pd, si sono permessi di presentare emendamenti al ddl 957 che non sono piaciuti al partito trasversale dei padri separati e alle associazioni a cui aderiscono. Il disegno di legge in questione è il ddl 957 (Pdl, Udc)  anche se alla Commissione giustizia del senato sono stati presentati ben quattro proposte, mentre alla Camera la deputata Micaela Biancofiore del Pdl ha presentato un altro disegno di legge molto simile al ddl 957. Ciò che stato messo in discussione, dagli emendamenti ma anche sui giornali e nei dibattiti sui ddl per la modifica della 54/2006, non riguarda la bigenitorialità che è un’opportunità sia per il minore che per le madri che fino a oggi hanno cresciuto i loro figli in solitudine e con grandi sforzi (sia dentro il matrimonio che dopo la separazione), ma il fatto che non siano previste norme adeguate nel rispetto del minore per una reale bigenitorialità libera dalla violenza, come nel caso di violenza domestica e/o violenza assistita accertate, e soprattutto che sia introdotta una malattia non scientificamente provata come la PAS (Sindrome di alienazione parentale) che viene già applicata nei tribunali al bambino, che magari è stato abusato o ha assistito a violenza e non vuole frequentare uno dei due genitori, rendendo responsabile del rifiuto, il genitore con cui il minore vuole stare, e imponendo al piccolo la frequentazione dell’altro. La messa in discussione però, che in democrazia dovrebbe essere una cosa normale, ha scatenato la furia di chi sostiene questi ddl che non solo ha gridato al complotto ma che ha letteralmente assalito chi questi emendamenti li ha presentati. I senatori e le senatrici di Idv e Pd sono stati fatti bersaglio di una propaganda denigratoria da gruppi che, sul web, non hanno esitato a tirare fuori unghie, denti e lingue biforcute, esprimendosi con un linguaggio violento e intimidatorio, e senza che nessuno abbia mai ripagato loro con la stessa moneta. Un’intimidazione che ormai dilaga e che colpisce, con metodi affini, chi è contrario alla PAS, ma anche chi difende i diritti delle donne (la violenza di genere non esiste, sarebbe una invenzione delle femministe), chi svela i siti machisti e sessisti che “clonano” i siti che si occupano di diritti di genere per confondere le persone – che inconsapevolmente ci cascano – e che indegnamente denigrano i centri antiviolenza (unica speranza di salvezza per molte donne che subiscono violenza), chi si occupa di femminicidio (che per questi gruppi sarebbe “una bufala”), il tutto intriso di un linguaggio violento, quasi come fosse un corpo a corpo e i cui bersagli sono: giornaliste, avvocate, politiche e ora anche le senatrici. Ma la cosa più disgustosa è stata quella che ho visto oggi sul web sulla senatrice del Pd Silvia Della Monica, che ha avuto la colpa di presentare al senato i suddetti emendamenti al ddl 957. Denigrazioni, gravi insinuazioni – che si possono leggere sulle pagine facebook dei gruppi sopra descritti e che riporto qui sotto – e commenti rivolti alla senatrice che, oltre a essere un magistrato, Consigliere alla Corte di cassazione, è oggi vicepresidente del Consiglio di garanzia e senatrice alla Commisione giustizia. Ora però l’intero staff anti-Pas del Pd è stato preso di mira (Adamo, Della Monica, Serafini, Magistrelli, Carofiglio, Casson, Chiurazzi, D’Ambrosio, Galperti, Maritati), così come, già nei giorni scorsi, era stato preso di mira l’Idv, che questi gruppi invitavano direttamente a non votare e a boicottare. Chi tocca la Pas ci rimane secco: che sia davvero una malattia?

* Si fa presente  che il titolo di questo articolo, “Fuori dal web chi istiga alla violenza”, è stato messo come “significativo contraltare” al commento messo e pubblicato accanto alla foto della senatrice Silvia Della Monica che recita: “Fuori dal partito chi fa male ai bambini”, e visibile qui sotto in basso. Grazie

** Data la situazione e dati gli argomenti che si affrontano in questo blog, si pregano i gentili commentatori di usare un linguaggio adeguato, non offensivo e con toni non alterati: si possono esprimere opinioni diverse senza “urlare”, e per questo si avverte che le maiuscole (per indicare la voce grossa), così come i punti esclamativi, saranno moderati nei commenti. Grazie

*** Gentili commentatori e commentatrici, mi dispiace moltissimo, ma sono costretta a chiudere momentaneamente i commenti sull’articolo sopra riportato. Non mi accusate per favore di censura o quant’altro, ma non posso più moderare i vostri commenti per i toni e in alcuni casi anche per i contenuti. Grazie