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Frequenze tv, Passera non le regala

Il ministro in aula: no al «beauty contest». Ma sull’asta si vedrà Sfuma la norma pro Mediaset. Il Pd insiste per la vendita. Domani il decreto in Cdm.

Per l’annosa questione delle frequenze tv domani potrebbe essere il giorno della verità. Il ministro Corrado Passera, durante il question time alla camera, ha annunciato che la sospensione del «beauty contest» sarà affrontata nel consiglio dei ministri di domani, tutto dedicato alle liberalizzazioni. «È mia intenzione rendere partecipe il Cdm delle decisioni che intendo assumere», spiega il super-ministro.

Il regalo delle sei frequenze a Rai, Mediaset e La7 secondo il cosiddetto «beauty contest» è stata previsto «in un contesto economico e sociale molto diverso da quello attuale. Nel momento in cui il governo sta chiedendo sacrifici ai cittadini – dice Passera in aula – ha il dovere di dimostrare di saper valorizzare al meglio risorse dello stato, specie dove tali risorse siano limitate e tali da costituire un potenziale strumento di crescita per il paese».

Per questo, aggiunge, c’è «l’esigenza di una riconsiderazione seria ed approfondita nell’interesse pubblico generale sull’utilizzo delle frequenze messe a gara anche al fine di valutare eventuali benefici economici per lo stato derivanti dalla loro valorizzazione». Prima di avviare una procedura quindi «sarà necessario fare un’analisi seria e approfondita sull’utilizzo di tali frequenze anche nella consapevolezza della scarsità delle risorse». Questa verifica «è stata attiva e si sta concludendo».

Per il Pd abolire il regalo alle tv nazionali è uno spiraglio importante di “deberlusconizzazione”. Però, come spiega Beppe Giulietti di Articolo21, è forte il timore per una politica dei due tempi: congelamento del «beauty contest» subito e rinvio a un’ulteriore istruttoria dell’asta chiesta invano al governo precedente. E’ una perplessità condivisa da Vincenzo Vita del Pd: «Il ministro ha annunciato un passo molto importante, noi però continueremo a vigilare. Rompere uno dei gangli vitali del conflitto di interessi televisivo è importante per segnare una discontinuità. È una battaglia che conduciamo dall’aprile 2009 e che sembra ora vicina al successo».

Cantare vittoria è prematuro. Il punto decisivo è capire quali saranno i criteri per l’asta. E le riunioni, più o meno tecniche e più o meno ufficiali, su un tema decisivo per un’agonizzante Mediaset sono in corso e dureranno fino all’ultimo. Com’è noto, Sky si è ritirata dalla gara. E’ evidente che nessuno parteciperebbe a un’asta contro due monopolisti (Rai e Mediaset) che, unici in Europa, sono integrati in modo tale da possedere tutto: frequenze, torri di trasmissione e contenuti.

A complicare il quadro del digitale italiano altri due fattori: il passaggio imminente di altre 9 frequenze usate finora dalle tv locali alla rete mobile 4G (dalla cui vendita lo stato ha avuto un utile di 3 miliardi) e le regole europee del 2009 (l’Italia non può più esimersi dal recepirle) che definiscono tutte le frequenze «una risorsa pubblica di alto valore economico e sociale». Regalarle, promette Passera, non si può. Su chi le userà davvero la partita è ancora aperta.

dal manifesto del 19 gennaio 2012