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Islamismo

Francia senza burqa, forse. E l’Italia?

In Francia si sta discutendo sulla legge che potrebbe proibire l’uso del burqa e del niqab, ovvero quei veli che coprono integralmente il corpo della donna, il primo coprendo persino gli occhi con una rete e il secondo lasciando una fessura all’altezza degli occhi. Da parte dei difensori del relativismo culturale si solleva il problema della “libertà” di portare il burqa. Ma di quale libertà si parla, in gioco è la dignità della donna e i suoi diritti non il diritto di doversi sottomettere annullando il proprio corpo per evitare di provocare negli uomini gli istinti sessuali più primitivi. A parte il fatto che nemmeno il burqa ha impedito alle donne di subire violenze atroci (vedi Afghanistan) e poi perché non sono i maschi a emanciparsi da bassi istinti invece di continuare a colpevolizzare le donne per ogni loro bassezza?

Il burqa, il niqab e il velo non sono un’osservanza imposta dal corano, ma solo da una interpretazione fondamentalista dell’islam, allora perché dovremmo condannare le donne di altri paesi e religioni ad accettare quello che noi abbiamo respinto da decenni? Non si tratta di difendere una identità se non quella di appartenenza a una visione wahabita dell’islam, quella praticata in Arabia saudita che diffonde il proprio credo nei paesi più poveri e dilaniati dalla guerra, ma anche in Europa, a suon di petrodollari. Il problema è dunque se vogliamo contribuire all’oppressione di queste donne o dare loro una mano nella ricerca di una loro emancipazione.

  • danilo recchioni baiocchi

    La notizia di quello che sta succedendo il Francia ha suscitato in me molte riflessioni. Sintetizzo.
    In primo luogo ho trovato molto interessante il metodo seguito: una commissione parlamentare, in un tempo definito, presieduta da un esponente dell’opposizione, Costituzione alla mano ha stabilito se ed in che misura un comportamento è conforme alla lettera ed allo spirito della Costituzione, dando così un orientamento alla futura produzione legislativa, ma anche di fatto alla eventuale giurisprudenza che dovesse trarre origine da questioni relative al velo. Credo che sarebbe bene importarlo in Italia ed assegnare compiti simili alla nostra analoga commissione parlamentare Affari Costituzionali o ad un organismo parlamentare ad hoc. Al momento, infatti, questioni simili che sorgono dalle esigenze poste dall’integrazione degli immigrati (penso a tante altre questioni, dai matrimoni combinati al trattamento che subiscono i lavoratori cinesi da parte dei loro connazionali imprenditori) vengono assegnate alla competenza della magistratura, quando sorge un caso giudiziario, e questo vuol dire giurisprudenza oscillante anche fra diverse sezioni della Cassazione, e quindi tempi lunghi ed incertezze.
    Nel merito, formulo in generale questa osservazione. Il viso, come l’abbigliamento, è anche un mezzo di comunicazione con gli altri. Se vedo un viso coperto mi viene istintivamente di chiedermi perchè quella persona ha coperto il viso, cosa lo giustifica, perchè istintivamente mi viene da pensare che una persona che si copre mi sta nascondendo qualcosa, mi sta negando una comunicazione. Per cui un casco integrale, un passamontagna, una sciarpa, una maschera si giustificano in relazione ad una finalità specifica e transitoria.
    Ma una donna completamente e permanentemente velata cosa mi comunica? Mi salvaguarda dai miei bassi istinti? Allora è un insulto nei miei confronti di maschio perchè mi dice che non sono in grado di tenerli a bada, quale che sia la sua bellezza! Siamo uomini, non animali, e quindi in grado di controllarci.
    Non credo che sia qui la spiegazione di questo abbigliamento. Quello che comunica un velo integrale è: “non voglio o non posso comunicare con te, sono chiusa a te perchè appartengo a qualcuno, l’unico con cui posso mettermi in comunicazione. Sono sua proprietà”. Insomma, per me quel velo è un grido strozzato di dolore ed una richiesta di aiuto, e per questo mi dà un profondo disagio se mi capita di vederne uno. Perchè è il simbolo più esplicito del possesso che può esercitare un uomo su una donna, che diventa un suo oggetto.
    Sappiamo che non ha origine nel Corano, ma la visione islamica dei rapporti uomo-donna porta a giustificare di fatto qualsiasi forma di oppressione, purchè sia preceduta da un matrimonio e quindi non mi aspetto alcun serio attacco a nikab e burka in nome dell’islam, religione fondata da un signore che, passati abbondantemente i sessant’anni, ha comprato la sua dodicesima moglie che aveva 6 anni e l’ha posseduta quando ne aveva 9. La strada è molto lunga…
    Ma allo stesso tempo osservo che chi è musulmano/a è tale perchè crede in un Dio, in una vita ultraterrena, in un paradiso da meritare. Possiamo offrirgli/le in alternativa solo un mondo fatto di materialismo, politicamente corretto, centri commerciali, carriera, soldi…Cosa se ne fa chi crede in un paradiso ed in un inferno eterni? Gli/Le diciamo semplicemente che non esistono? E chi lo prova?
    Ecco perchè tanti/e immigrati/e musulmani/e finiscono per rivendicare la loro identità: perchè proponiamo loro di non averne alcuna. E questo complica le cose…

  • marco dell’omodarme

    Cara Giuliana,
    mi pare scorretto, pretestare di difendere i diritti delle donne islamiche imponendo loro di non portare quello che vogliono. Che il burqa sia o no dettato dal Corano questo mi pare che non possa essere un argomento. In Italia, del resto, nessuno ha mai impedito alle religiose di circolare con il velo e tanto meno ai sacerdoti di mettersi la sottana. Per ragioni di credo. Credo.
    Il fatto è che prevaricare il diritto delle donne islamiche è ingiusto, tanto quanto imporre loro una condotta vestimentaria.
    Le donne islamiche, le stesse che portano un velo, un burqa o un niqab parlano. Parlano e difendono i loro diritti ad indossare quello che vogliono. Ora, a meno di ammettere che non siano in grado di articolare le loro pretese politiche e religiose e che necessitino di donne occidentali, che riducono la questione al prisma occidentale del resto, a meno di considerarle incapaci bisognerebbe ascoltare quello che dicono. E quello che dicono non è quello che dici tu. Se la battaglia è una battaglia di valori, allora, è sul piano dei valori che dobbiamo cercare il confronto: il Francia una donna su tre è vittima di violenze domestiche, senza differenza di classe. Burqa o non burqa la strada è lunga, e le questioni vestimentarie hanno il vantaggio di distoliere l’attenzione dalla vera violenza istituzionale dispensata in tutto il paese (e fuori) dal vecchio sistema familare/capitalistico/maschilista.

    Dalla Francia con simpatia

  • Nando

    Devo dire che l’articolo della Sgrena mi trova assolutamente d’accordo, ho sempre creduto che fosse una situazione peraltro “oggettiva”: come fa una persona cresciuta in europa e più specificatamente in Italia a difendere il “diritto di portare il burka”? Almeno così pensavo, poi però mi sono confrontato con conoscenti, a dire il vero di sinistra, e in maggioranza difendono tale atto di libertà delle indipendenti donne islamiche. Paragonando addirittura tale situazione al crocefisso nei luoghi pubblici…Insomma se teniamo il crocefisso dobbiamo tenere anche le donne coperte da capo a piedi, altrimenti siamo bigotti ed estremisti filo-papisti. Purtroppo mi sono dovuto rendere conto che esiste tale tipo di pensiero in molte persone che poi la pensano come me in tanti altri argomenti. E un articolo pubblicato su Repubblica, di una giornalista che ha indossato il burka a Milano, ha tristemente confermato tale situazione…Grazie Giuliana, evidentemente non stiamo tutti impazzendo completamente.

  • giuliana

    Comunque il burqa e niqab è stato proibito dal gran muftì Tantawi all’università di al Azhar al Cairo
    giuliana

  • paolo1984

    Il pensiero di marco dell’omodarme è un perfetto esempio di relativismo etico, dice “le donne islamiche difendono il loro diritto a portare il burqa” E con ciò? Certamente anche nella Sicilia di sessant’anni fa ci saranno state delle donne che, in nome della tradizione, difendevano il delitto d’onore e il diritto del marito di ammazzare la moglie adultera così come ci saranno state (e forse ci sono ancora) donne che dicono che se una ragazza viene stuprata in fondo se l’è cercata..e con questo?? Forse vogliamo difendere un’ideologia tradizionalista che opprime le donne solo perchè alcune donne (poche o tante che siano) condividono questo modo di pensare e non si rendono conto di essere oppresse? Pensavo che la sinistra dovesse educare le persone a prendere coscienza dei propri diritti e liberarsi da certe tradizioni. Invece sembra che in nome di un malinteso multiculturalismo dobbiamo assecondare convinzioni retrograde contro cui i progressisti si sono battuti per anni.
    Il burqa è un simbolo sessuofobico e patriarcale che nega la sensualità femminile rinchiudendola nella gabbia del matrimonio (matrimonio che spesso viene combinato, tra l’altro). il burqa simboleggia tutto ciò che le femministe hanno combattuto quindi non si può essere progressisti e ammettere il burqa.
    Può darsi che vietarlo per legge non sia la soluzione migliore, ma va’ fatta una battaglia culturale a favore della liberazione sessuale.

  • paolo1984

    Chiarisco: le donne hanno il diritto di vestirsi come vogliono e di scegliere lo stile di vita che vogliono. Se vogliono vivere in base ad una versione particolarmente rigida e integralista del loro credo, lo facciano, ma che io debba giustificare o difendere questa loro scelta “in nome della libertà” (che poi si può definire “libera” una persona che ha la mente offuscata dalle tradizioni religiose?) no, mi dispiace ma mi rifiuto categoricamente di farlo. E’ una questione di principio.
    La religione è l’oppio dei popoli. Viva la rivoluzione francese e abbasso l’oscurantismo e il tradizionalismo religioso.

  • paolo1984

    Comunque mi piace ricordare che una bisnipote di Maometto, Sukaina bint al-Hussein si rifiutò sempre di portare il velo (“se Allah mi ha donato la bellezza, perchè nasconderla?”), si sposò cinque volte e nei suoi contratti matrimoniali si rifiutò sempre di accettare l’obbedienza al marito.
    Lo scrittore Eduardo Galeano le dedica un capitoletto del suo bellissimo libro Specchi-una storia quasi universale.
    Un’ altra cosa che mi colpisce delle donne che difendono e indossano il velo integrale e il tradizionalismo che rappresenta è questa: nella vita di tutti i giorni loro hanno bisogno di donne emancipate, se si ammalano o devono fare esami medici preferiscono essere curate da un medico donna perchè non possono spogliarsi davanti ad un uomo e se devono passare una dogana preferiscono essere identificate da un pubblico ufficiale donna, insomma hanno legittimamente sposato un’ideologia religiosa fondamentalista in base a cui le donne, per venir considerate perbene, devono essere principalmente mogli e madri, ma nella vita quotidiana hanno bisogno di donne che lavorano fuori casa, che hanno accettato quella modernità e quell’emancipazione che le tradizionaliste rifiutano per se stesse e, presumibilmente, rifiuteranno per le proprie figlie.
    Non è un po’ contraddittorio?

  • Fiorino

    marco dell’omodarme:
    “il Francia una donna su tre è vittima di violenze domestiche, senza differenza di classe.”

    Ebbé insomma negli ospedali dei quartieri popolari si registrano il più alto numero di atti medici per violenze sessuali e contro le donne, questo non vuol dire che nei quartieri borghesi non ci sia ma non è lì che si praticano gli interventi plastici per rifare la verginità alle donne. Poi scusa per te donna islamica = donna coperta? Quelle che invece non lo vogliono portare e se lo vedono imposto non ti interessano? Non spendibili politicamente? Tu dici che le donne in burqa parlano e difendono i loro diritti, uhmmm nelle uniche manifestazioni che sono state fatte erano ben messe in riga dagli uomini e leggevano fogliettini, francamente se essere di sinistra oggi significa difendere queste idee allora siamo proprio alla frutta.

  • Fiorino

    “marco dell’omodarme”
    E quello che dicono non è quello che dici tu.

    Scusa ma tu quante donne in burqa hai conosciuto per fare una simile affermazione? Quale legittimità hai per dire una cosa del genere? La giornalista Sgrena esprime un suo punto di vista su un indumento e non vedo perché debba subito essere squalificato come “occidentale”. Ci saranno poi donne musulmane che lo condividono e altre no. Ho l’impressione che tu stai dalla parte di quelle più radicali quelle che entrano più in collisione con il femminismo come se ci fosse bisogno di ulteriori divisioni.

  • giuliana

    sapete che alla Mecca le donne non possono avere il viso coperto dal velo?
    giuliana

  • Fiorino

    “dalla vera violenza istituzionale dispensata in tutto il paese (e fuori) dal vecchio sistema familare/capitalistico/maschilista.”

    Veramente in Francia la famiglia è esplosa e Bertrand Cantat ha ampiamente dimostrato che si possa essere anticapitalisti non maschilisti e uccidere la propria moglie. Non credo che le donne divorziate conviventi siano immuni da questi problemi. Quanto al capitalismo per essenza non ha valori, se hai i soldi i diritti li hai che tu sia uomo donna omosessuale o transessuale (vedi l’esempio USA). Quanto alle suore (che fortunatamente sono sempre meno) dimentichi un po’ in fretta la battaglia che hanno fatto per ottenere il diritto a non portare il velo, esistono suore che non lo portano. Insomma io non sono particolarmente fan delle leggi impositive, ma non ci vado certo a manifestare insieme per “il diritto a portare il burqa” se permetti ci sono altre priorità magari costruire case di accoglienza per donne di ogni confessione che vogliono sfuggire al dominio del marito, del padre o di un matrimonio forzato.

  • marina

    Cara giuliana,

    ricorderesti anche che il piu’ delle volte il velo e’ una tradizione piuttosto che un’imposizione? c’e’ ampia letteratura al riguardo. donne testimoniano che scelgono loro stesse di indossarlo in arabia saudita per evitare di andare dal parrucchiere ogni giorno……aiuto, ho molta paura della battaglia culturale.
    E perche’ questi maschiett,i eroi della nuova liberazione femminista, non fanno una bella battaglia culturale contro le imposizioni di abbigliamento (o denudamento) che parte delle donne subiscono nell’ovest / nord del mondo…

  • giuliana

    cara marina anche mia bisnonna aveva sempre un fazzoletto in testa, probabilmente anche la tua, ma noi non lo portiamo. Quante tradizioni abbiamo superato? fortunatamente, altrimenti avremmo ancora la pena di morte, etc. Sai che ci sono saudite che vengono dal parrucchiere a roma eppure non possono andare in giro senza velo… non nascondiamoci dietro le nostre nudità per giustificare altre imposizioni che non devono passare per forza attraverso la violenza, c’è anche la costrizione imposta dall’ambiente, dal “convincimento”, dalle mistificazioni religiose, etc. Il velo è imposto solo da una interpretazione fondamentalista dell’islam e il velo che portano ora le donne in molti paesi musulmani non ha nulla a che vedere con la tradizione (loro).
    giuliana

  • Cesare Giombetti

    Confermo che non trattasi di tradizione, ma di “novità” interpretativa dell’ultimo periodo di decadenza culturale dell’Islam.
    Anche a me, Paolo1984, piace ricordare che molte donne islamiche rifiutano il velo. Non è una novità. In Tunisia e Turchia, normalmente, non si usa. In altri paesi (Arabia Saudita e Afghanistan) è vissuto come un’imposizione. In altri (Palestina, per esempio) molte donne sono orgogliose di portarlo e di portare addosso tutta la filosofia del neo-islam, perché nel neo-islam vedono una liberazione. Come diceva qualcuno più sopra, è un rebus.
    Chiarisco, a scanso di equivoci, che sono femminista da sempre. E a favore, quindi, di ogni tipo di emancipazione e di parità, senza se e senza ma.
    Dunque d’accordo con Giuliana. Non dobbiamo dimenticarci che la segregazione femminile o la disparità siano state e tutt’ora siano una costante delle culture mondiali (salvo eccezioni). In Italia le donne non sono al potere. In Islanda c’è una donna e omosessuale. Negli Emirati Arabi una donna, Lubna Khalid Al Qasimi, è ministro per il Commercio Estero.
    Paradossi su paradossi.
    Il velo DEVE essere superato, così come tutte le altre disparità. È il modo che ci divide. Io credo che le donne che vogliano emanciparsi dal velo, DEBBANO essere supportate, protette e aiutate, anche da leggi. Ma ho sempre dubbi sull’approccio alla francese.
    Sicuramente mi divide da Paolo1984 il fatto che lui pensi che la religione, in sé e per sé, offuschi le menti o sia l’oppio dei popoli.
    Io, da ateo, difendo il diritto dei cinesi di essere religiosi e avrei difeso, all’epoca, gli ortodossi russi contro il totalitarismo sovietico.

  • fiorino

    @ marina
    Mi colpisce il fatto che tu parli del nord-ovest quando se c’è un posto dove la cultura delle donna seminuda è proprio nell’America Latina. In ogni caso non esistono paesi dove la donne è obbligata o da una religione o dalla famiglia a girare in minigonna. Anzi direi che io che odio la giacca e cravata sono stato obbligato per non sentirmi a disagio a metterla per un matrimonio in comune d’estate mentre le donne erano vestite come volevano chi in maniera cosidetta succinta, chi normalmente chi con i pantaloni.

  • Fiorino

    @ marina

    PS Mai conosicuto donne che vanno dal parrucchiere ogni giorno

  • franco

    La Francia è il paese che ha previsto il matrimonio gay e ha una legge sulle coppie di fatto. Da noi quando si discute di questo e qualcuno propone di guardare a questi paesi si scatena il putiferio. Quando invece si tratta del velo, di cose musulmane in generale, Maroni e Company guardano con interesse alla Francia.

  • monica

    Vivo in Francia da oltre dieci anni e il turbamento che mi suscitano queste polemiche è tale che ancora mi riesce difficile mettere in ordine in pensieri. Ne scelgo allora, fra i tanti, uno solo. Molti commentatori, e Giuliana per prima, argomentano la loro posizione in base al significato simbolico del velo integrale. Che interpretano in modo che sommariamente mi sento di condividere. Quel che non condivido è appunto il passaggio da tali analisi alla pretesa della legittimità di un’azione coercitiva. Possibile che non vengano in mente a nessuno le sessuofobiche, misogine condanne delle ragazze in minigonna, la cui scosciatezza “simboleggiava”, urca come simboleggiava, una disponibilità, e un’intraprendenza sessuale allora considerate inaccettabili? che le donne velate “si cercano” la stigmatizzazione oggi come noi allora ragazzine “ci cercavamo” lo stupro? Possibile che non venga in mente a nessuno che non è che la minigonna sia “giusta” perché “quello che simboleggia ci piace”, ma che il corpo delle donne non è un semplice, neutro supporto di simboli, su cui appunto possiamo legiferare a seconda del gradimento che questi ultimi ci ispirano? La violenza simbolica di questa obliterazione del soggetto-donna, ridotto a supporto per contrapposte propagande, mi ispira il più profondo sgomento. Perché non multare invece gli uomini che (se e quando) costringono le mogli e figlie al velo? Perché il contrario è molto più semplice. E infinitamente più cinico e ingiusto.

  • marina

    s’intravede un femminismo solo nella metodologia, transnazionale, piuttosto che nella politica delle scelte.Le tue posizioni rinforzano il neo-colonialismo ormai tanto diffuso tra i ”liberatori” del mondo. Le donne arabe ce lo chiederebbero se avessere bisogno di essere liberata dal burka, dal niqab o dai loro uomini. Le coordinate di progresso prese in considerazione da te non sono universalmente condivisibile. Io per prima non mi sento rappresentata visto che sono il risultato di una Storia scritta da uomini….

  • Fiorino

    Cara Giuliana,
    Sono sorpreso comunque dalla campagna pro-burqa che sta facendo il suo giornale, non vorrei che succedesse come in Inghilterra dove un’ insegnante lincenziata per porto del niqab (doveva insegnare inglese a bambini stranieri e il niqab non lasciava spazio alle labbra importanti nelle insegnamento di una lingua) si dichiara adesso discriminata. Vogliamo una scuola a servizio degli alunni o dei religiosi?

  • paolo1984

    Marina contrappone la donna velata musulmana alla donna velina occidentale insinuando che la prima tutto sommato sia preferibile. Ma non è vero. Sia la “velina” che la “velata” non sono modelli di emancipazione e libertà fermo restando che tutte le persone hanno il diritto di vestirsi o svestirsi come vogliono. Oltretutto ridurre la cultura occidentale alle veline è stupido almeno quanto ridurre la cultura araba, turca e persiana alle donne velate.
    La battaglia culturale va’ fatta anche per spiegare alle donne tradizionaliste che la liberazione sessuale non significa “obbligo di denudarsi” bensì piena sovranità sul proprio corpo e sulla propria sessualità, significa la scoperta del sesso come strumento di piacere che non va’ ingabbiato per forza nel matrimonio (matrimoni che nelle realtà più tradizionaliste vengono combinati dalle famiglie degli sposi, tra l’altro), significa la scoperta che la donna è una persona autonoma e non rappresenta “l’onore familiare dei maschi”, significa capire che le donne sono le nostre mogli, le nostre fidanzate, le nostre sorelle, le nostre madri, ma non il nostro “onore”. E anche se non avete visto Divorzio all’italiana sapete benissimo cosa capitava in Italia e cosa capita ancora nei Paesi islamici alle donne che “disonorano la famiglia”.
    I colpevoli di questi “delitti d’onore” si chiamano patriarcato e tradizionalismo religioso.
    E lasciatemi dire che è davvero avvilente vedere donne come Marina che difendono il patriarcato e il tradizionalismo in nome di un malinteso “rispetto per le altre culture”. Ma le femministe per cosa hanno combattuto?

  • Fiorino

    Cara Giuliana,
    Ho letto le due lettere a favore del burqa sul manifesto. La prima molto aggressiva secondo me assimila le donne occidentali a delle “svergognante” in minigonna che strappano veli alle musulmane. Al di là del fatto che nessuno in europa strappa veli alle donne islamiche, semplicemente l’Inghilterra ha giustamente licenziato un’insegnante di inglese con un velo integrale perché le labbra coperte sono incompattibili con l’insegnamento dell’inglese la scuola è al servizio degli alunni non delle convinzioni religiose degli insegnanti. Questi giorni in Francia un furto è stato commesso alla posta da due uomini vestiti in burqa. La seconda lettera mi fa pensare alle donne messe in avanti per difendere la maternità contro l’aborto o quei giornali che danno la parola a donne pentite di aver abortito. Tra l’altro le firmatarie non ci hanno ancora spiegato perché gli uomini non mettono il burqa e perché solo le donne. Inosmma volevo chiederti ma dove va la sinistra su questi temi? Dove andiamo? Io non so se sia meglio vietare o meno tanto mi sembra che l’integralismo religioso è fiorente anche nei paesi che hanno concesso più tolleranza ai costumi cosidetti islamici, ma è proprio necessario che un giornale come il manifesto si faccia paladino di una battaglia del genere? Non vorrei essere troppo malizioso, ma non è il fatto che alle generazioni di musulmani europei di marx non frega nulla che stiamo assorbendo le loro battaglie soprattutto quelle più oscurantiste invece di trasmettere quelle della sinistra?

  • giuliana

    cara monica quando io dico che a volte servono delle forzature queste devono semplicemente servire alle donne che vogliono liberarsi dalla costrizione e dalla sottomissione a liberarsi, anche quelle che altrimenti non hanno strumenti per farlo. Mi guardo bene dal poter immaginare che queste donne diventino vittime due volte. Questo è assolutamente da evitare. Tuttavia non mi sembra facile individuare i maschi responsabili dell’oppressione delle donne: non sempre sono i mariti, i figli o i fratelli, spesso è l’ambiente sociale o culturale, quello che ti aiuta nell’emigrazione e che in cambio di una protezione ti chiede un certo comportamento. E’ un problema delicato lo so, ma penso che si debba fare qualcosa per queste donne che altrimenti, soprattutto in Italia, restano ghettizzate.
    giuliana

  • giuliana

    caro fiorino purtroppo la sinistra italiana è in gran parte, non tutta per fortuna, vittima di un relativismo culturale che fa giustificare violazioni di diritti fondmaentali come quelli della donna. Inoltre lo schieramento a priori antioccidentale fa accettare pratiche e posizioni assurde solo in nome del nemico del mio nemico è mio amico. Il problema è quello di cominciare ad individuare nuovi parametri per analizzare quello che sta succedendo nel mondo. Per esempio quanti noglobal sanno che l’islam in campo economico difende il liberismo? E’ solo un esempio ma se la sinistra riflettesse avrebbe posizioni più sensate.
    giuliana

  • Fiorino

    Cara Giuliana,
    Effettivamente l’islam in generale difende il liberismo economico ci sono diversi saggi in proposito, ma credo che un articolo su libro di Haenni sull’islam di mercato sia stato pubblicato pure sul manifesto. Poi come tra gli integralisti cattolici ci sono anche quelli anticapitalisti perché temono che il capitalismo distrugga la religiosità e la società patriarcale (ed in parte è vero). Ma il modello di società che vogliono sarebbe pur sempre basata su differenze di classe come del resto si è prodotto in Iran dove le grandi fortune esistono eccome.

  • paolo1984

    Vorrei rispondere a Cesare Giombetti che sono giunto alla conclusione che una forte fede religiosa (sopratutto per quanto riguarda le tre religioni monoteiste) sia incompatibile con la razionalità..e anche la lettera di alcune donne italiane convertite all’islam pubblicata su il manifesto un po’ di tempo fa mi dimostra come il tradizionalismo religioso, proprio come la droga, rappresenti una fuga dai propri problemi e dalle contraddizioni del mondo moderno (forse lei mi dirà meglio convertirsi che drogarsi, ma io non ne sono sicuro) dopodichè so benissimo che non tutti i credenti sono fondamentalisti, e che si può anche vivere la fede in maniera non oppressiva e tradizionalista..eppure nel momento in cui accetti l’idea che il tuo corpo e la tua vita non appartengono completamente a te, ma ad un’entità soprannaturale chiamata Dio a cui tu devi obbedire..bè hai rinunciato volontariamente alla piena sovranità su te stesso e questo io, come progressista e illuminista, non posso accettarlo.
    Ma non mi sognerei mai di imporre l’ateismo, io sono per la libertà di religione compatibilmente con la costituzione (nel senso che se la tua religione dice che i gay o il coniuge adultero merita la morte e tu, in nome della tua fede, vai in giro ad ucciderli bè devi andare in galera senza se e senza ma). Dico solo che esiste pure la libertà DALLA religione e quella secondo me andrebbe valorizzata.
    Poi sulle donne palestinesi che portano il velo come gesto politico bè lì c’entra molto il quasi-fallimento dell’opzione laica-nazionalista di Al Fatah (le cui cause sono complesse e molteplici) che ha aperto la strada alla trappola del fondamentalismo religioso.
    Vorrei anche dire che non so se il divieto legislativo di portare il velo integrale sia giusto o non favorisca invece ciò che vorrebbe combattere, io, come ho spiegato nei precedenti post, sono per una battaglia culturale che prescinda dai Parlamenti, ma come dice Giuliana qualche segnale forte bisognerà pur darlo alle donne che vogliono ribellarsi al tradizionalismo.

  • monica

    Giuliana grazie della tua risposta. Mi pare di ricordare che Hina, prima di essere sgozzata, avesse sporto denuncia (o tentato di farlo) per le violenze subite dal padre. In questo, come in tanti altri casi, anche con esito meno tragico, “individuare i maschi responsabili dell’oppressione” sarebbe stato semplicissimo. Dare seguito, e pieno sostegno alle richieste di giustizia delle donne che rivendicano la loro libertà a loro rischio e pericolo, garantire la loro protezione, mi sembrerebbe infinitamente più efficace anche e proprio per indicare a quelle che (ancora) non la rivendicano che c’è nella società una sponda forte pronta ad accompagnarle in questa conquista. Molto più efficace che metterle alla gogna.

  • paolo1984

    “Possibile che non vengano in mente a nessuno le sessuofobiche, misogine condanne delle ragazze in minigonna, la cui scosciatezza “simboleggiava”, urca come simboleggiava, una disponibilità, e un’intraprendenza sessuale allora considerate inaccettabili? che le donne velate “si cercano” la stigmatizzazione oggi come noi allora ragazzine “ci cercavamo” lo stupro?”monica

    Innanzitutto, per quanto ne so, quando la minigonna comparve negli anni ’60 aveva davvero una valenza di emancipazione rispetto al tradizionalismo cristiano-cattolico che oggi forse ha perso, ma comunque quella valenza l’ha avuta e credo che tutte le donne emancipate debbano ringraziare sia Simone de Beauvoir che Mary Quant.
    Poi come ho già detto nel post n.19 io sono contro il velo, ma non perchè voglio costringere le tradizionaliste a mettere la minigonna e fare le veline: si vestano come vogliono e vivano la loro sessualità come vogliono.
    Ma il velo integrale è un chiaro simbolo patriarcale che simboleggia come “l’onore della famiglia” (in particolare degli uomini della famiglia) passi attraverso la repressione, il controllo della sensualità femminile considerata “socialmente pericolosa” e quindi da rinchiudere nella gabbia vera del niqab, del bourka e nella gabbia “simbolica” (ma altrettanto forte) del matrimonio. Il fatto poi che alcune donne accettino volontariamente di stare in queste gabbie, non sposta i termini del problema: la gabbia anche se dorata sempre gabbia è. Per questo motivo i progressisti si dovrebbero impegnare in una grande battaglia culturale contro il patriarcato e smettere di giustificare l’ingiustificabile nel nome di un malinteso rispetto per le altre culture o di un confuso rifiuto della cultura occidentale di cui poi le idee di sinistra, progressiste e femministe sono parte integrante.

  • giuliana

    cara monica come ho più detto volte io non voglio mettere nessuna donna alla gogna, non dimentico mai che sotto il velo c’è una donna. Quando le donne hanno il coraggio di denunciare vuol dire che sono donne che hanno già raggiunto un livello di coscienza e di emancipazione, che invece molte non hanno. Comunque è vero che le donne che denunciano non vengono protette e questo non le incoraggia certo.
    giuliana

  • giuliana

    cara marina ti invito ad aprire occhi e orecchie e sentire quello che dicono molte donne musulmane che spesso vengono in Italia, oppure a leggere i loro scritti, ce ne sono molti libri scritti di donne musulmane, che cominciano per fortuna ad essere pubblicati anche in Italia. C’è solo l’imbarazzo della scelta
    giuliana

  • Fiorino

    Non so se vi interessa ma sul sito del nouvel observateur è stata pubblicata una lettera di Elizabeth Badinter alle donne che decidono liberamente di portare il velo integrale.
    http://lesaliboffis.blogs.nouvelobs.com/archive/2009/10/07/elizabeth-badinter-adresse-a-celles-qui-portent-volontaireme.html

  • paolo1984

    Mi correggo: il post a cui mi riferivo non è il n.19, ma il n.21.
    Scusate.

  • alessandra

    come al solito si confondono i registri della riflessione. e tutti pensano che se non sei a favore di una legge anti-burqa, allora sei schierata a favore del burqa, a causa di un imperterrito relativismo culturale. l’invito è non solo a parlare con le donne musulmane, ma ad osservare diverse realtà, mai uguali a se stesse nonostante l’apparenza. sui libri pubblicati in Italia – e non solo – poi stenderei un velo pietoso, poichè mi pare che vi sia un abuso della parola scritta che non è certo rappresentativa di molte realtà. ma pur lasciando la libertà di lettura per farsi un’idea, l’informazione va ampliata e va ricercata con cura. Per esempio Tantawi non ha vietato un bel niente, ma un certo divieto del niqab (non del burqa che non appartiene alla tradizione egiziana)è stato lanciato dal Ministero x motivi di sicurezza, mentre Tantawi ha suscitato clamore per la sua richiesta di non portare il niqab negli istituti e università femminili ai quali il divieto si estende effettivamente (dichiarandosi favorevole a che le donne indossino ciò che preferiscono)…
    non generalizziamo le confusioni che già abbondano in materia di islam, di libertà individuale, di tradizioni. e attenzione a proclamare la liberazione altrui, sempre negando identità alle persone delle quali parliamo identificadole con un niqab…

  • paolo1984

    “io per prima non mi sento rappresentata visto che sono il risultato di una Storia scritta da uomini….”marina

    Io sono sempre più basito: almeno dalle suffragette dell’Ottocento fino al movimento femminista degli anni ’60 e ’70 la Storia è stata scritta anche dalle donne: avremmo avuto la riforma del diritto di famiglia e la legge 194 senza le lotte delle donne? Io credo di no. Sarei curioso di sapere in quali “coordinate di progresso” si riconosce marina, forse in quelle della donna “angelo del focolare” chiusa in casa a servire il maritino? Ascolti il consiglio di Giuliana e s’informi sulle lotte delle donne arabe, persiane, indiane, contro l’ideologia tradizionalista, donne che portano avanti le loro battaglie tra minacce e difficoltà senza aspettare di essere “liberate” da noi. Mostrarci solidali con loro non significa “neo-colonialismo”. S’informi su donne come l’egiziana Nawal el Saadawi in lotta sia contro il fondamentalismo islamico che contro il governo autoritario di Mubarak e Taslima Nasreen, minacciata di morte nel suo Paese (Bangladesh) perchè si è dichiarata atea e femminista. Queste sono donne coraggiose che dovremmo prendere ad esempio.
    Ribadisco l’avvilimento che mi prende davanti a quelle donne che difendono il tradizionalismo religioso. E’ proprio vero che la libertà fa paura anche a chi, in teoria, dovrebbe desiderarla.

  • paolo1984

    “non generalizziamo le confusioni che già abbondano in materia di islam, di libertà individuale, di tradizioni. e attenzione a proclamare la liberazione altrui, sempre negando identità alle persone delle quali parliamo identificadole con un niqab…” alessandra

    Per quanto mi riguarda io non generalizzo, ho già detto nei miei post precedenti che è sbagliato ridurre il mondo arabo-islamico al velo integrale così come è sbagliato ridurre il mondo occidentale alle veline. Ho anche detto più volte che le donne hanno il diritto di indossare ciò che vogliono e di scegliere anche uno stile di vita improntato al rigorismo religioso e al puritanesimo sessuale se lo vogliono.
    Ribadisco però una cosa: il velo integrale rappresenta un sistema di valori che un progressista ha il dovere di combattere per i motivi che ho già spiegato più volte e che ha spiegato anche Giuliana e ho già spiegato che combattere non significa strappare il velo a forza alle donne tradizionaliste.
    Sul presunto “abuso della parola scritta” mi scusi, ma io trovo importantissimo che persone come Nawal el Saadawi, Taslima Nasreen e tante altre testimonino la loro lotta attraverso i loro scritti e mi colpisce negativamente che ci siano donne che sottovalutano queste testimonianze invece di salutarle con favore.
    E io comunque ho parlato di relativismo etico che è un po’ peggio del relativismo culturale.

  • Fiorino

    @ alessandra
    Scusa ma tu stessa fai delle generalizzazioni, io non penso e non ho mai scritto che chi è contro la legge anti-burqa sia automaticamente a favore del burqa, (del resto io umilmente non saprei cosa pensare di una legge del genere) il fatto che è questa opposizione alla legge è spesso accompagnata da riflessioni a favore del burqa come se in fondo non ci fosse differenza tra il burqa e la minigonna. Mi sembra poi strano sentirti parlare di “negazione di identità altrui” quando la lettera apparsa sul manifesto è firmata da quasi esclusivamente italiane convertite all’islam, fino ad una ventina di anni fa chi parlava di identità era la destra estrema oggi il discorso appare a sinistra ma ovviamente fin che si parla di identità che non siano occidentali. Poi ancora tu stessa identifichi l’identità altrui con il burqa o il niqab visto che per te vietarlo serebbe negare un’identità altui, sbaglio o no?
    Mi viene in mente scusate l’appello apparso a sinistra qualche tempo fa in cui si denunciava (giustamente) la tendenza dei mass-media a dare la colpa degli stupri ai soli immigrati, nello stesso appello però si cadeva nell’errore opposto affermando che gli ITALIANI sfruttano le prostitute immigrate. Come se gli immigrati non frequentassero le prostitute!!!!

  • Fiorino

    @ marina
    “Le donne arabe ce lo chiederebbero se avessere bisogno di essere liberata dal burka, dal niqab o dai loro uomini.”

    Scusa marina ma gli arabi sono il 20% dei musulmani nel mondo e negli USA per esempio sono al 70% cristiani, inoltre il burqa lo portano anche convertite all’islam mi sembra molto pericoloso assimilare arabi a islam come se un araba non avesse diritto di essere atea!!!! sinceramente a me sembra che tu parta fondamentalmente da un odio nei confronti del maschio bianco occidentale colonialista cattivo in fondo a te del femminismo importa poco. Il neocolonialismo non esite quando si tratta di leggi che hanno applicazione solo nel territorio nazionale. Tra l’altro gli USA da questo punto di vista non si sognano minimamente di vietare burqa non è nella loro tradizione. Se poi sei tanto opposta la colonialismo ti consiglio di interessarti alla storia dei berberi che stanno subendo un’assimilazione forzata nel maghreb dove gli arabi ci sono arrivati come colonizzatori, una cultura che rischia di sparire.

  • Fiorino

    @ paolo
    Io non credo sia il caso di avvilirsi, di donne che hanno difeso il tradizionalismo religioso ce ne sono sempre state, spesso tra gli antiabortisti sono le donne ad essere più scatenate guarda solo quelle che militano nel movimento per la vita. Non credo che marina stia difendendo il tradizionalismo religioso, penso semplicemente che marina conosca ben poco queste realtà anche dal modo in cui confonde donne arabe e musulmane (io di arabe atee e cristiane ne ho conosciuto parecchie), parte sostanzialmente da un disprezzo di tutto quello che è occidentale, per lei evidentemente le conquiste ottenute dalle donne qui non valgono nulla la parità giuridica chissenefrega. A volte penso che essere gay come me (o lesbica come la Nasreen) sia un vantaggio forse ti rendi conto meglio (visto che l’alternativa no è il burqa o comunque una disparità giuridica ma la prigione o la morte).

  • Matteo

    Caro marco dell’omodarme, è evidente che tu non hai capito una mazza di ciò che ha scritto la Sgrena. In Italia suore e sacerdoti indossano veli e sottane, ma nessuno gli taglia la testa se decidono di levarseli. Prova a fare la stessa cosa in Afghanistan, o prova a suggerire ad una donna velata di privarsi del velo. In un attimo vedrai gli afghani linciare quella donna così immorale e peccatrice. Svegliati e cerca di capire cos’è davvero l’integralismo e quale pericolo rappresenta in occidente per le donne, per i gay, per i non musulmani, per chi beve vino e mangia porchetto, per chi non segue il corano ecc ecc.

  • Ahmed

    Vi sono due campi distinti: la legge e le battaglie politiche e culturali.
    La proibizione per legge del burqa o del niqab puo’ essere una forzatura necessaria (per dirla a’ la Sgrena), per creare uno scudo “statuale” dietro cui le donne che vogliano ribellarsi alle prepotenze maschili in tema di vestiario, possano rifugiarsi. Non obbliga le donne ad impugnarlo, quello scudo. Da loro una possibilita’ in piu’ per far si che, nel momento in cui scatti la minaccia del singolo, esse possano appellarsi ad un potere collettivo piu’ ampio.
    Non mi concentrerei sui cm di pelle coperta, ma affronterei un discorso piu’ ampio sulla liberta’ comportamentale (incluso il vestiario).
    La battaglia culturale e politica per lottare insieme ai progressisti del mondo musulmano sembra assolutamente dimenticata: nessuna solidarieta’ internazionalista, sciocche divisioni di genere (del tipo “solo le femministe possono difendere le femmine”), relativismo culturale suicida.
    Come se poi le ideologie di sinistra avessero nulla a che fare con il relativismo culturale, nato dal pensiero romantico e molto piu’ vicino al fascismo.
    La proibizione del burqa o del niqab e’ solo un primo passo, necessario, per proseguire nella lotta contro l’oscurantismo religioso (delle tante religioni). Punti cruciali potrebbero essere la tassazione delle proprieta’ religiose, la battaglia contro le scuole religiose, etc.

  • Roberto Porta

    Cara Giuliana, l’effettiva liberazione dal patriarcato e dalle chiese (e non solo) può procedere solo da una lotta, non può nascere da imposizioni da parte dello stato. Finché lo avremo tra i piedi, allo stato possiamo chiedere solo di essere laico. Cioè di prendere parte alla lotta, ma senza farsi padrone e chiesa. Attenta alle trappole della doppia morale.

    Roberto Porta.

  • alessandra

    x fiorino. chiaramente io non sono a favore del burqa o del niqab, e credo che il dibattito sull’opportunità o meno di una legge sia utile. ho dei dubbi però sull’eventualità di una tale legge, visti gli esiti anche negativi del divieto del velo in Francia per esempio. Io non intendevo certo generalizzare, ma è chiaro che semplifico nel momento in cui riassumo alcune posizioni. constato che è difficile e delicato parlare serenamente, senza correre il rischio di essere “schierati” dai propri interlocutori quando non lo facciamo direttamente. sulle letture ognuno pensi come vuole, non ne sottovaluto alcuna (ho scritto una tesi di dottorato che concerne in gran parte convertiti italiani) ma ribadisco che molte letture sono davvero di basso profilo, sia che vengano da sociologi e osservatori del mondo islamico, sia che vengano dalle persone interessate che a volte proclamano una ligittimità quasi esclusiva a parlare di islam per il solo fatto di esser nate (e a volte mai cresciute) in una società di tradizione (maggioritaria) islamica. E bene leggere di tutto, poi si seleziona e ognuno ha il proprio prisma.
    sul concetto di identità non entro nel merito, le accezioni sono tante e non credo assolutamente che si possa identificare un elemento della propria cultura o tradizione con l’identità tout court. nn era certo questo che suggerivo.

  • Enrico

    Mi sembra da ignorante che qualcuno abbia parlato correttamente di relativismo culturale suicida. Siete molto radical chic a discutere così a lungo se le donne abbiano il diritto di essere costrette a rimanere coperte da capo a piedi, in nome del fatto che occorre liberarsi. Ma è evidente che oltre al diritto di liberarsi esistono anche dei nuclei positivi e di “tradizione” per cui il diritto dei singoli deve essere preservato dagli integralismi, e il multiculturalismo non può imporsi su questi diritti.
    La sinistra perderà tutti i suoi sostenitori che hanno un po’ di buon senso andando dietro a queste discussioni senza fine. Mi fa piacere che Giuliana abbia realizzato questo. e tra l’altro mantenere il crocefisso in classe per tradizione ma rimanere liberi mi sembra solo buon senso.

  • giuliana

    cara alessandra perché dici che la legge sul divieto dei simboli religiosi in francia non ha funzionato? Io sono andata a verificare nelle scuole e ti assicuro che a parte il fatto che è stata applicata senza traumi, solo 67 ragazze in tutta la francia hanno lasciato la scuola pubblica, una quarantina si è iscritta alle scuole cattoliche, che permettono il velo, una decina si è iscritta a scuole per corrispondenza e le altre, poche ma purtroppo tante, sono le vere vittime della legge. Tutte le ragazze musulmane che ho incontrato erano ben felici di essersi sottratte alle imposizionio dei capetti delle comunità dei loro quartieri che le considerano loro proprietà e impongono loro il velo, matrimoni, etc.

  • giuliana

    caro enrico purtroppo sul buon senso non si costruisce nulla, anche perché per ognuno di noi il buon senso può essere diverso. Non mi sembra chiaro quello che tu definisci nuclei positivi e di “tradizione” da difendere dagli integralismi…
    giuliana

  • paolo1984

    “sia che vengano dalle persone interessate che a volte proclamano una ligittimità quasi esclusiva a parlare di islam per il solo fatto di esser nate (e a volte mai cresciute) in una società di tradizione (maggioritaria) islamica. E bene leggere di tutto, poi si seleziona e ognuno ha il proprio prisma.” alessandra

    Nawal Saadawi, Taslima Nasreen e Darina al-Joundi (autrice di “Quando Nina Simone ha smesso di cantare”) sono nate e cresciute rispettivamente in Egitto, Bangladesh e Libano, la al-Joundi poi è figlia di un intellettuale siriano ateo e libertario che l’ha educata al disprezzo del tradizionalismo religioso e ad un amore estremo per la libertà quindi può capire l’ammirazione che mi suscita.
    Il mio prisma è quello secondo cui la piena libertà (inclusa la libertà sessuale) è impossibile all’interno del tradizionalismo religioso sopratutto delle tre religioni monoteiste che sono particolarmente sessuofobiche. Poi certo riconosco che il tradizionalismo offre una certa “protezione” rispetto alle contraddizioni e alle innegabili difficoltà del mondo moderno, rispetto ad una modernità percepita come “aggressiva” e non priva di eccessi e problemi. Del resto la libertà (che non è mai ottenuta e garantita una volta per tutte) non è facile, è una sfida continua, la libertà fa paura e può anche rendere infelici perchè se non hai più un padre, un marito, un prete, un testo sacro che ti dice cosa fare devi fare i conti solo con te stesso (o te stessa) devi trovare in te e solo in te le risposte e non è facile.
    Ma io personalmente preferisco il mondo moderno e la libertà sessuale con tutte le loro contraddizioni piuttosto che la gabbia più o meno dorata del tradizionalismo religioso. Ovviamente rispetto chi ha posizioni meno “estreme” delle mie.

  • paolo1984

    Insomma ribadisco che la libertà di religione è una bella cosa, ma la libertà DALLA religione è ancora meglio.
    Almeno così la penso io.

  • Cesare Giombetti

    Ma la libertà DALLA religione, così come la fede NELLA religione, dovrebbero essere fatti privati o oggetto di speculazioni e confronti teorici. L’applicazione pratico/poitica di questi concetti è stata fatta, ma… (vedi URSS o Iran)

  • giuliana

    in quei paesi che tu citi è stato fatto esattamente il contrario
    g.

  • alvise

    Cara giuliana
    dopo tutti questi post cosa te ne rimane ?
    Forse che la Sinistra cambia qualcosa nel suo atteggiamento con le idee, su elencate?
    Forse pensa di prendere altri voti ?

    Vedo che il tuo nuovo tema è la biancheria femminile, eppure su altri siti come asianews.it si parla di una giovane domestica pakistana, 12 anni, cristiana, violentata e uccisa dal suo datore di lavoro. Eppure la potente associazione degli avvocati di Lahore, schierata a difesa dell’assassino, lancia minacce di morte e impedisce l’accesso all’aula di tribunale.
    Non ti sembra di essere un pò eccentrica nelle tue scelte giornalistiche ?
    E’ disattenzione o disinformazione ?

  • giuliana

    cvaro alvise questo è un blog non un news letter o organo di informazione, nessuno ti chiede di condividerne le scelte.
    giuliana

  • Fiorino

    Cara Alessandra
    La legge sui simboli religiosi non poteva non funzionare per il semplice fatto che nella stragrande maggioranza delle scuole il velo era già vietato!!! Questo dal 1920 infatti conosco un prete che andava a scuola e nascondeva la croce. Il problema erano alcune scuole di banlieue e il fatto che senza legge la circolare poteva essere attaccata alla corte europea. Del resto che il velo sia vietato o meno le scuole islamiche nasceranno comunque, non è che in Inghilterra non essendo vietato non ce ne siano. Comunque per carità i dubbi li ho anche io e penso che il principale problema si mantenere i valori di laicità e di parità tra i sessi almeno all’interno della sinistra, non vorrei che domani mi propongano pure per fare alternativo un donna in burqa per le elezioni.

  • giuliana

    prima informatevi la legge sul divieto dei simboli religiosi a scuola in francia ha funzionato
    giuliana

  • Fiorino

    Giuliana io sono d’accordo con te la legge ha funzionato, dicevo semplicemente che c’era comunque già una circolare che vietava i simboli religiosi ed è addirittura una tradizione francese che risale agli annni ’20. La legge ha semplicemente rinforzato una tradizione che hanno i francesi e che contariamente a quanto molti hanno detto non è stata fatta per fare un dispetto all’islam.

  • Verita`

    Se le donne islamiste voglio vivere lontano dal loro paese,devono rispetta
    re le leggi dei Nostri Paesi.Non è bello vedere una donna col viso e la pe
    rsona nascosta.Gli uomini islamisti vogliono questo,però loro fanno stronz
    ate con altre Donne.! E poi chi ci dice che sotto quel velo ci sia una don
    na e non un delinquente che si nasconde ??

  • Verita`

    @Giuliana
    Brava giuliana,hai risposto benissimo ad Elvise.Lo volevo rispondere io ma sono molto offensivo.Fanno commenti solo per fare presenza!!!

  • giuliana

    a clau, il problema non è solo di sicurezza, cioè chi si nasconde sotto il burqa, ma soprattutto di dignità della donna
    g.

  • http://altoreno3.interfree.it/leganord.pdf Andrea

    Non posso fare a meno. Davvero non posso fare a meno di sentire nel niqab e nel burka qualcosa di insopportabile. E’ giusto una legge contro il niqab… è sacrosanto! Per quanto mi riguarda è come combattere l’infibulazione. Non c’è libertà di coscienza che tenga, né libertà di religione. Una donna che in libertà vuole manifestare la sua appartenenza religiosa può farlo anche mediante lo hijab. Io per ragioni di lavoro ho visto alcune donne col niqab e una col burqa: non si può immaginare quale pena! Nel caso del burqa non riesci più nemmeno a capire se hai a che fare con un essere umano!