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FranciaEuropa

Francia: reattori nucleari a rischio, lo dice Bruxelles

La Francia, con le sue 19 centrali nucleari e 58 reattori, rappresenta più di un terzo del parco nucleare europeo. Dopo la tragedia di Fukushima, la Commissione di Bruxelles aveva deciso di sottomettere tutte le centrali europee a degli stress test, per stabilire il grado di sicurezza. Il rapporto di Bruxelles punta il dito contro la Francia: non solo Fessenheim, che Hollande ha promesso di chiudere entro il 2016, ha dei problemi di sicurezza, ma anche a Cattenom e Chooz le procedure per far fronte a un eventuale incidente sono giudicate “insufficienti”. Anche Tricastin è nel mirino. In caso di catastrofe naturale, in queste centrali le strutture di soccorso, come i gruppi elettrogeni, non sono abbastanza protette. Le centrali francesi, in più, non sono dotate di strumenti di misura antisismiche. La Commissione suggerisce di intraprendere dei lavori entro il 2015. Ma i costi sono valutati tra i 10 e i 25 miliardi di euro in tutta Europa, 10 milioni solo per la Francia campione del nucleare. A Parigi, il governo sostiene che dei lavori sono già previsti da parte di Edf, che gestisce le centrali, per garantire la sicurezza del “nocciolo duro” delle centrali, anche in caso di catastrofe naturale. Parigi poi punta i piedi contro il commissario all’energia, il tedesco Günther Oettinger, che è all’origine degli stress test. Sotto sotto lo accusano di conflitto di interesse, visto che la Germania ha deciso di uscire dal nucleare entro il 2020. In più, Hollande, che in questi giorni deve far fronte al dissenso di parte della sua maggioranza sulla ratifica del Fiscal Compact, non ha nessuna voglia di aprire un nuovo fronte e di risvegliare la discussione sulla fine del nucleare in Francia: pensava di aver chiuso la bocca agli oppositori con la promessa non solo di chiudere Fessenheim (la più vecchia centrale francese), ma anche di ridurre la dipendenza dall’energia nucleare per l’elettricità dal 75% attuale al 50% all’orizzonte 2020.