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Quinto Stato

Francesco Pinna, ragazzo

Francesco Pinna, ragazzo

Dicono i Tg che Francesco Pinna  era “operaio per caso”. Invece, nulla è più normale, oggi in Italia, che lavorare e studiare. Francesco Pinna, ventenne triestino, aveva messo la sua vita al lavoro per 5 euro all’ora. E’ morto allestendo il palco del concerto di Jovanotti. Che ha interrotto il suo tour.

La notizia della tragedia è arrivata in un batter d’occhio sui media nazionali. E qui l’identità sociale di Francesco, la sua singolarità di ragazzo, vale a dire di essere vivente, la sua storia così simile al 40% degli studenti italiani che alternano studio e lavoro, oppure al 23,2% che firmano un contratto a brevissimo termine, ha iniziato a trasformarsi.

Il Tg3, da sempre attento alle notizie sul lavoro, annuncia in un servizio attento e ben montato, che è morto un «operaio di vent’anni», «operaio per caso»:

12 dicembre 2011- Tg3 delle 19

Poco dopo, Enrico Mentana, direttore e conduttore del Tg La7, afferma nell’anteprima del Tg delle 20: ” Luciano Pinna, [poi si corregge chiamandolo con il suo vero nome “Francesco”, ndr], chi era, purtroppo?”. La sua ricostruzione è più corretta: “Era uno studente che guadagnando 5 ore all’ora si guadagnava quel che gli serviva per studiare”.

12 dicembre 2011-Anteprima Tg La 7-Enrico Mentana

La necessità di riassumere i contenuti del Tg, in onda pochi minuti dopo, porta Mentana a collegare correttamente la tragedia con la manovra del governo Monti e con la bocciatura del nuovo patto siglato dai paesi dell’Unione Europea. L’auspicio è chiaro:

“Mentre parliamo di una manovra che comporta sacrifici, ma che vorrebbe essere un riequilibrio, un segno di equità rispetto al futuro, non dimentichiamo che ci sono giovani che rischiano, perchè vanno a lavorare in condizioni di sicurezza (spetterà alla magistratura accertarlo), in condizioni di sicurezza non perfette, per guadagnarsi di che vivere o addirittura di che studiare. Non dimentichiamolo in un momento in cui si cerca di costruire l’Italia futura o almeno questo è quello che ci dicono”.

Lo show-man Fiorello, che su twitter ha inviato subito la sua solidarietà alla famiglia di Francesco, come allo stesso Jovanotti – sconvolto per l’accaduto – stamattina ha messo in rete questo video. Lo stesso Jovanotti ha avuto parole commosse e generose per Francesco Pinna, ragazzo, sempre su twitter.

Ma lo sdegno, e il dolore, provocati da questa morte sul lavoro ha anche, e soprattutto, un’altra origine. Ciò che inquieta lo show-biz, come tutti del resto, nella storia di Francesco Pinna, ragazzo, è l’avere casualmente consegnato la sua vita ad un’economia dell’evento la cui esistenza è temporanea e intermittente, come scrivono Sergio Bologna e Dario Banfi in “Vita da Freelance” (Feltrinelli).  Salvo che in questa tragedia e, come abbiamo visto, per approssimazioni che allontanano le speranze di una coincidenza tra la cosa e il suo nome, non si parla mai di una forza-lavoro flessibile in un’organizzazione instabile.

In Italia questo è l’unico modo per lavorare oggi. Questa è la forza.lavoro maggioritaria, giovane e meno giovane, che Francesco Pinna, ragazzo, ha incarnato per l’ultima volta sul palco del Palazzetto dello sport di Trieste. Per questi viventi, la cui unica specializzazione è il mettere al lavoro la propria esistenza, non esiste alcuna tutela nè garanzia e, peggio ancora, questa loro esistenza non ha un nome nè una forma per essere definita, una categoria, una storia. E per questo si parla ancora di “studente-lavoratore”, “operaio per caso” oppure “studente-operaio”.

Francesco era anche questo. Su quel palco svolgeva la funzione di «facchinaggio». Insieme a lui c’erano almeno sessanta persone addette alla costruzione di un palco progettato da un “ingegnere abilitato” che in 50 repliche del concerto “Ora” di Jovanotti non aveva mai dato problemi. Assomusica inquadra così la sua “figura professionale”: addetto a montare le casse a terra, un lavoro molto semplice, che non richiede particolari specializzazioni.

Dunque, si scopre che lo “studente-operaio” o, meglio, l'”operaio per caso”, non aveva alcuna specializzazione e che la sua “figura professionale” è stata così definita per un’esigenza di inquadramento contrattuale presso la cooperativa triestina On Stage la quale, per ogni “unità lavorativa”, riceve 13,50, 14 euro. Se Francesco riceveva tra i 5 o 6 euro all’0ra, allo stato dei fatti si può dire che i suoi datori di lavoro guadagnassero dal suo lavoro tra gli otto e i nove euro. Nei commenti che girano in rete si parla di “schiavismo”. Io mi limito ad osservare che questa è la paga di un migrante che raccoglie pomodori tra Caserta e Foggia.

Se è difficile definire Francesco Pinna, ragazzo, come un operaio, nello stesso giorno in cui l’Inps comunica che tra il 2008 e il 2009 c’è stato un calo per questa categoria di lavoratori del 6,6% (450.000 unità in meno in due anni), lo è altrettanto definirlo “studente”. Come molti suoi coetanei, italiani ed europei, Francesco alternava studio e lavoro per mantenersi agli studi. Il rapporto Eurostudent 2011 ha dimostrato che il lavoro per cui è morto Francesco è diffuso tra il 41,7% degli studenti di ceto medio-basso (il 16% in quello “medio”). Non si può parlare più di “studente-lavoratore”, ma forse di “precario che lavora e che studia”. Tanto è vero che è in netta crescita la percentuale di chi si (re-iscrive) all’università verso i 25, e che l’abbandona più volte (il 24%).

Chi era, dunque, Francesco Pinna? Un ragazzo, come noi, come gli altri, come tutti.

  • stefano

    un plauso a questo scritto esaustivo e grazie per gli spunti di riflessione

  • Alessandro comunista

    “Io mi limito ad osservare che questa è la paga di un migrante che raccoglie pomodori tra Caserta e Foggia” che significa? Spero che sia un sollevare il problema dello sfruttamento dei migranti, e non un utilizzo dei migranti come termine di paragone negativo: Francesco Pinna era pagato così poco che era pagato quanto un migrante. Come quelli che per dire che guadagnano poco dicono che guadagna di più una colf.

    Chi era, dunque, Francesco Pinna? Un ragazzo, come noi, come gli altri, come tutti, migranti compresi.

  • http://furiacervelli.blogspot.com/ Roberto

    proprio così, ben detto