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FranciaEuropa

France Telecom: nuovo suicidio

Ci sono state due manifestazioni, oggi, per ricordare Rémy L., 57 anni, una nel centro di Bordeaux, di fronte alla sede locale di France Telecom dove lavorava da circa un anno e un’altra a Mérignac, nel parcheggio degli uffici della società di telecom, dove aveva avuto l’ultimo posto fisso e dove si è ucciso, martedi’ alle 7 del mattino, immolandosi con il fuoco. Stéphane Richard, l’ad di France Telecom dal marzo 2010, ha promesso “un’inchiesta minuziosa e trasparente” sulle ragioni del suicidio di Rémy. “Se verranno messe in evidenza delle responsabilità dell’impresa – ha precisato – ne trarro’ tutte le conseguenze, in particolare per cio’ che concerne il riconoscimento di questo dramma come incidente sul lavoro”.

Rémy L. era sposato, aveva 4 figli. Dal 2000 al 2007 aveva lavorato nella sede di France Telecom di Mérignac, non lontano da Bordeaux.  Era militante della Cfdt. Ma nel 2007 il suo posto di controllore di gestione era stato soppresso. Rémy, che deve tener conto della vita di famiglia, rifiuta di essere trasferito lontano. In tre anni, sarà spostato varie volte di luogo di lavoro, obbligato a cambiare missione. L’ultimo posto era a Bordeaux, dove lavorava nella prevenzione “sicurezza-igiene-ambiente”. L’aveva chiesto lui, sembrava contento, dicono i colleghi del sindacato, che sottolineano pero’ che era “deluso”: con il nuovo ad, che aveva sostituito Didier Lombard spinto alle dimissioni in seguito all’ondata di suicidi degli anni 2008-2010,   erano stati firmati degli accordi nazionali per prevenire i rischi psico-sociali dei dipendenti, ma poi, nella realtà, erano di difficile applicazione. Per tre anni, Rémy era stato preso nel turbine del management feroce di Lombard, “aveva cambiato servizio, mestiere, passando da contabile a commerciale”. Poi nell’ultimo anno di era occupato di seguire impiegati come lui, che avevano sofferto per i metodi cinici della direzione dell’azienda. Sul terreno, aveva constatato che, malgrado le promesse, i dipendenti erano sottoposti alle stesse cadenze di prima, agli stessi sistemi di controllo.

Rémy non ha lasciato nessuna spiegazione scritta del suo gesto. Ma il luogo scelto per il drammatico suicidio parla da solo: il parcheggio dell’ultimo posto di lavoro fisso che aveva avuto. Secondo la psichiatra Brigitte Font Le Bret, che ha seguito molti dipendenti di France Telecom in situazione di sofferenza sul lavoro, la scelta del luogo ha voluto dire “agli altri che il suo atto aveva un legame con il lavoro”. La psichiatra si è interessata in particolare alla sofferenza sul lavoro dei dipendenti di France Telecom di più di 50 anni, travolti dai metodi di management brutali introdotti da Didier Lombard e che proseguono in parte con Richard. Molti erano tecnici di una tecnologia che sta scomparendo (le centraline,  le reti di telefoni fissi) e sono stati trasferiti nel settore commerciale, a vendere telefonini, quindi si sono sentiti devalorizzati e inadatti. In più, questa fascia di età, oltre ad essere stata vittima dei cambiamenti di gestione, ha avuto la brutta sorpresa della riforma delle pensioni di Sarkozy dell’autunno 2010, che allunga gli anni di lavoro.

  • Valter Di Nunzio

    Il vero problema sottostante a queste tragedie umane, come sottolinea l’articolo, è l’enorme transizione tecnologica dell’ultimo ventennio. La convergenza di fonia fissa, fonia cellulare e televisione sulla rete digitale è resa sempre più efficiente da nuovi protocolli che riescono a riutilizzare le enormi reti telefoniche urbane in rame per trasmettere quantità di dati molto superiori anche al VDSL2 in uso in Francia dal 2005 e ADSL in uso in Italia, tagliando ovviamente fuori grandissime quote di lavoratori specializzati. Questo segnala l’enorme ritardo della politica politicante dei nostri Paesi, che straparla ancora delle telecomunicazioni e della telematica come settori emergenti, con relative scemenze suicide sulle privatizzazioni – il caso Italia è da manuale-, mentre si tratta di settori più che maturi, che devono affrontare il problema drammatico degli esuberi, esattamentecome come è stato negli ’80 per la siderurgia e negli anni ’90 per l’auto.
    La cosa veramente irritante è che non solo non ci sono piani industriali per questi settori, ma neppure c’è dibattito e informazione, salvo poi ricordarsene in circostanze tragiche come queste, scrollare le spalle e dare la colpa al mercato.

  • Barbarossa 12Many

    Buonasera.

    Io sono un’ ex dipendente di France Telecom presso una sua consociata estera.
    Ho tentato 2 volte il suicidio.
    Vivo, o sopravvivo, sono diventato paraplegico in seguito a salto da 15 m. (Tetto dell’ Ufficio), 7 anni dopo aver lavorato con loro.
    Ora uno dei motivi che mi hanno spinto a tali gesti é il fallimento nelle nuove sfide o esperienze che qualsivoglia. Sfide che nelle Convetion Mensili di Reparto e in quelle annuali aziendali venivano presentate da ognuno come la motivazione a fare di più.
    Questa mentalità é entrata nel mio profondo conscio o inconscio.
    Già da prima volevo fare come oggi sempre di più ma vedere questo anche negli alri mi convinceva che le nuove sfide sono quel più che ci spinge sempre oltre nella ns. vita professionale e privata.
    Non sono rimasto in contatto con i colleghi di quel periodo salvo saltuari e lontane telefonate.
    Ricordo con sommo piacere molti dei colleghi Drancesi di quel periodo oramai lontano-
    Mi fanno invidia, in un certo qualmodo e oggigiorno, quelle persone che vivono alla giornata aspettano il posto fisso in maniera fatalista senza progettare e pianificare la vita in maniera razionale.

    La negazione di tutto quanto ho sempre pensato io Informatico e Esperto Software con 17 anni di esperienza.

    NON tentate il SUICIDIO! Si può finire GRAVEMENTE INVALIDI (MEGLIO MORTI, FORSE)) sottoposti alla burocrazia e inefficenza italiana e al muro di gomma delle istituzioni italiane.

    Distinti Saluti.

    Barbarosso 12Many