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losangelista

Fort Apache

La dinamica che sta dietro alla crisi  che in questi giorni minaccia di scaraventare l’America nel burrone dell’insolvenza e con essa presumibilmente quel che rimane dell’economia mondiale, non e’ molto diversa dalla paranoia kamikaze degli integralisti che scelgono la strada delle stragi giuste. In comune hanno la volonta’ di immolazione nel nome di una fede inamovibile in questo  caso quella degli integralisti “economici” del Tea PArty.  E’ solo l’ultima variante della vocazione fondamentalista radicata in America dai tempi delle sette religiose espulse dall’Inghilterra e dall’Olanda che fondarono il paese e che nella sua storia fannno da  costante contraltare alla tradizione democratica liberista degli illuministi che ne scrissero la costituzione. Il muro  intransigente  del Tea Party sulla spesa pubblica rappresenta e’ l’effetto ultimo  di una  deriva populista nella politica americana assecondata per convenienza dalla destra repubblicana. Il reaganismo aveva usato i fondamentalisti evangelici per infervorare la base,  gli odierni neocon hanno ugualmente strumentalizzato l’estremismo liberista, nominalmente laico, ma  che a fede ha adottato il rigore fiscale, una religione il cui inviolabile dogma e’ sanamento del bilancio (nel pieno di una recessione e senza aumentare le tasse s’intende, quindi tagliando selvaggiamente spesa e servizi). Dietro al “monoteismo” del bilancio quadrato   c’e’ molto altro: la fede nell’eccezionalismo americano, una pulsione profondamente antimoderna e una paura diffusa dell’altro, del nuovo e dell’incompreso. I post-teocon del Tea Party equivalgono ad una versione americana della Lega Nord con la stessa  retorica fatta di proclami autarchici, paura  e celodurismo di provincia,  come la versione nostrana, gli irridentisti del Tea Party tengono ostaggio le fazioni repubblicane “moderate”, non col fedralismo ma con la dottrina dello stato minimo che e’ utile copertura per il “darwinismo sociale” estremo assurto a dottrina politica. Cosi’ nell’era globale  i paladini del Tea Party sono fautori di una governance basata sul modello dell’assemblea di paese di prateria dove i coloni virtuosi decidono il da farsi, lavorano sodo e non chiedondo niente a nessuno. Anacronismi accreditati per interesse dal partito che tradizionalmente e’  portavoce  degli interessi di capitale e  finanza e che si trova ora in balia di un scheggia impazzita che rischia di provocare armageddon su Wall Street e quindi di dilaniarsi. Una tradizionale dinamica politica americana prevede di sfruttare paure diffuse e retorica patriotica per indurre la gente a votare contro i propri interessi  – il caso dei cittadini senza mutua e pensione che assale la riforma sanitaria come imposizione statalista e invoca tagli al welfare e’ l’esempio recente piu’ lampante.  Il possibile epilogo dell’attuale crisi potrebbe esserne l’apoteosi con la gente che piu’ ha pagato le conseguenze  del tracollo provocato dalla speculazione intenta a privarsi degli ultimi brandelli di rete sociale nel momento in cui ne ha piu’ bisogno. La crisi di nervi collettiva che attanaglia l’America in questi giorni e’ insomma un affascinante istanza di siege mentality un episodio “isterico” autoindotto dall’intransigenza di una frangia ideologia fisiologicamernte portata alla mentalita’ dell’assedio. Inesorabile come un schianto di treni al rallentatore, la crisi del debito americano fotografa una democrazia capitalista avanzata che rischia di saltare i binari.

  • bozo4

    Perche’ allora hanno permesso i salvataggi (bailout) bilionari per la finanza pagati con soldi dei contribuenti, causa del debito colossale cheli opprime? Solo quando si tratta di fare regali a milionari e miliardari questa destra diventa statalista anzi comunista. Sono degli sciocchi ipnotizzati dai totem di ricchezza, sono dei degenerati i coloni delle praterie non erano cosi’.