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losangelista

Forconi e conti correnti


Indetto spontaneamente su facebook da una risparmiatrice di Los Angeles, scandalizzata dalla decisione della Bank of America di istituire una nuova “tassa” mensile di $5 per l’utilizzo del bancomat, Bank Transfer Day ha subito ricevuto decine di migliaia di adesioni ed e’ diventato movimento. Un percorso ormai familiare,  come quello della maggiore espressione di dissenso di massa visto in America negli ultimi 40 anni che in questi giorni esprimene nelle piazze di tutto il paese  l’esasperazione della gente verso l’oligarchia finaziaria. Allo stesso modo bank transfer day invita i clienti stufi dei soprusi delle grandi banche a chiudere i conti e trasferire i propri risparmi in piccole banche locali: le adesioni sono state tali da diventare argomento di talk show e corsivisti di grandi giornali e dopo un paio di settimane la potente Bank of America, colosso finanziario e infaticabile pingoratore di case,  ha fatto una clamorosa retromarcia rinunciando alla sovrattassa. “Too little too late” come si dice, l’iniziativa procede e un numero sostanzioso di persone dara’ sicuramente seguito ai propri post. Gia’ si registrano record di nuovi clienti in piccole casse di risparmio. L’insurrezione dei risparmiatori e’ solo l’ultima istanza della protesta “grass-root”, spontanea, dal basso;  della nuova politica che ha visto gruppi come Anonynmous diventare vettori privilegiati della protesta. Una politicizzazione in questo caso che trasforma i consumatori stanchi di subire le politiche univoche delle aziende in soggetto politico. Daltronde –  lo abbiamo gia’ scritto –  influsicono ormai  spesso in maniera piu’ diretta e pervasiva sulla vita quotidiana (e sulla privacy, liberta’, democrazia, in breve: sulla politica) le decisioni presa dalla Apple o da Google che non quelle di un ente pubblico. E’ ormai palesato come  contino piu’ gli organi finanziari di quelli statali e cosi’  i consumi diventano legittimo terreno di scontro politico. Anche istanze apparentemente fatue come la recente rivolta degli abbonati a Netflix, che hanno abbandonato a centinaia di migliaia il distributore di DVD e film in streaming dopo il raddoppio degli abbonamenti (anche questo poi revocato in fretta e furia dalla societa’) hanno, a ben vedere, a che fare con questioni di accesso democratico ai prodotti culturali – in questo caso il cinema. Se le aziende si sostituiscono sempre piu’ spesso allo stato allora l’organizzazione del consumo virtuoso – e la resistenza alle strategie aziendali  – diventano legittima militanza. Nelle direzioni di molte banche si attende ansiosamente di vedere cosa accadra’ dopodomani nel bank transfer day .