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Foibe, Libia e Salvini, ovvero uso, riuso e abuso della “pulizia etnica”

[Sempre su Salvini, 28 febbraio, Isis e speculazioni varie, giro questo contributo inviatomi da Samir Hassan]

Sarà che febbraio porta seco ispirazione, fatto sta che la questione “pulizia etnica” negli ultimi giorni è stata la prova di polveroni strumentali e a tempo determinato, alzati spesso a casaccio senza pretese di credibilità. Prima le foibe, il 10 febbraio e il giorno del ricordo, una commedia all’italiana intrisa di retorica nazionalista e falsità storiche che ha magicamente ribaltato il piano storico in cui oppressi e oppressori hanno recitato le loro parti. La “slavizzazione forzata” e la volontà di mettere a punto una pulizia etnica degli italiani che abitavano il confine orientale sono, insomma, riflessi incondizionati di una malcelata tendenza alla sopraffazione e alla sete di potenza di cui s’è sempre foraggiato il mediocre imperialismo coloniale italiano. Insomma, «si vedono e si temono continui tentativi di sopraffazione da parte dell’altro proprio perché si anela a sopraffare l’altro e viene “naturale” ritenere che l’altro la pensi nella stessa maniera». Meno male che Nicoletta Bourbaki, gruppo d’inchiesta su Wikipedia, l’ha già detto bene e meglio di me sulle colonne virtuali dei Wu Ming.
Sempre in questi giorni la questione libica ha fatto ricicciare fuori la pulizia etnica. Molti giornalisti in molte e testate nazionali non hanno digerito la frenata di Renzi sulla partecipazione ad una missione (l’ennesima) di peacekeeping. E non l’hanno certo mandato a dire, urlando ai quattro venti, dalle 4 alle 20, che avremmo guardato complici dai nostri divani la pulizia etnica perpetrata dall’ISIS nelle regioni della Cirenaica e della Tripolitania. Leggendoli, pensavo se costoro 1) avessero mai immaginato, per la cronaca, quanto si possa essere complici a partire dal fatto che dopo la farraginosa caduta di Gheddafi nel 2011 si è lasciato un paese allo sbando, ripiegando frettolosamente la bandiera della libertà esportata, non curanti di aver armato a destra e manca milizie che oggi, per diverse ma contigue circostanze, “bussano alle porte dell’Europa”; 2) avessero mai pensato, a proposito di rigurgiti anti-italiani in Libia, a cosa rappresenti la nostra bandiera da quelle parti, a cosa sia legata la nostra presenza lì, tra le sabbie dell’Abissinia, dove sotto l’egida liberale e poi fascista abbiamo stuprato, ucciso e ancora ucciso, dove abbiamo lasciato dietro di noi una striscia di sangue lunga 500mila corpi tra Libia e Somalia; 3) avessero mai capito che bussare alle porte dell’Europa via mare lo si può fare o a Risiko oppure con flotte da guerra aereo-navali che, mi si corregga, non sono mezzi propri della guerriglia del Califfato. Ma loro lo sanno che io lo so che loro non sanno che in Danimarca come a Parigi – come in altri casi di attacchi in Europa – gli attentatori sono cresciuti insieme a noi? Immagineranno anche loro che questa cosa, senza scomodare i dipartimenti di Sociologia delle nostre università, pone domande un po’ più profonde della dicotomia intervento si/intervento no? La risposta a tutto, evidentemente è no.
Eppure, dulcis in fundo, c’è chi crede che le navi da guerra siano nulla in confronto ai Gommoni e agli Scafi, vera minaccia in arrivo sulle nostre coste, fucina di terroristi e rubbalavoro, miscellanea di negri e zingari (tanto ci stanno sempre e ci stanno sempre bene), spauracchio italiano da oltre 20 anni a questa parte. Salvini, l’altro Matteo, parla alla pancia del Paese, al ventre molle che pagherebbe di tasca sua per sentirsi coccolato e protetto, senza sapere bene da chi e da cosa. Se i suoi sfondoni su migranti, neri e rom sono ormai all’ordine del giorno (compresa la sua tolleratissima istigazione alla violenza e ai pogrom di zingari, rumeni e minoranze varie), oggi la sua grande vena espressiva ha raggiunto picchi esorbitanti. «I padani sono discriminati, vittime di pulizia etnica, di sostituzione di popoli», ha detto Salvini ai microfoni di Radio Padania e come riportato dal Fatto, specificando anche che «è in corso un’operazione di sostituzione etnica coordinata dall’Europa» (neanche dall’UE, proprio dall’Europa, dal continente in quanto tale) in cui L’ISIS gioca un ruolo fondamentale visto che sta organizzando uno sbarco sulle nostre coste di oltre 200mila immigrati.
Ladies and gentlemen, questo è il mare di colore marrone nel quale, annaspando, proviamo a nuotare per non essere costretti ad affogare per il solo turarci il naso. Qualcuno più bravo di me e di voi diceva che la Storia è presbite, ci vede bene da lontano e male da vicino. Iniziamo a guardarci bene intorno, capire e difenderci dalla zavorra qualunquista con cui ci ingozzano. Ora. Domani può essere tardi, e se la storia saprà leggere ad oggi solo con le lenti di domani, in questa guerra di idee avremmo perso una battaglia cruciale.

di Samir Hassan (@perottostile)

  • Kung Paolon

    l’operazione di sostituzione etnica, se non sbaglio, è una delle molle che ha fatto scattare breivik, lo stesso “pensatore” difeso da borghezio

    aggiungo

    alla facciata social, salvini può affiancare quella nei media generalisti, con la presenza della sua neocompagna, elisa isoardi, che da raiuno sta rinfocolando pulsioni contro il “degrado” affiancando la rassegna del messaggero a servizi alla romafaschifo