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losangelista

Flash-Matic

Il necrologio della settimana e ‘sicuramente stato quello di Eugene Polley, 96 anni, gia’ ingegnere dela Zenith che per la fabbrica di televisioni invento’ nel 1955 il telecomando, aggeggio  futuribile e meravigliosamente retro’ – almeno quanto lo storico marchio della casa con la zeta fulminante. Mr. Polley e’ di diritto un titano tecno-sociologico che ha inventato uno dei primi utensili davvero sciamanici della tecnologia domestica . Il suo funzionava con un fascio di luce e delle cellule fotoelettriche strategicamente posizionate sul televisore. Poi sono venuti gli ultrasuoni e enfine gli infrarossi,  ma il concetto della magica manopola capace di azionare apperecchi dall’altra patre della stanza attraverso l’etere, lo spazio vuoto,  l’aria e’ il suo. E incredibilmente e’ un congegno che sussiste avendo sopravvissuto alla grande estinzione analogica e l’ascesa dell’era digitale, rimanendo attuale per molti versi. L’originale lancio pubblicatrio della Zenith per il Flash- Matic annoverava fra i miracoli di cui era capace, oltre all’accensione, e lo spengimento e il cambio dei canali,  la possibilita’ di “mutare” l’audio durante i fastidiosi spot pubblicitari che inframezzarono da subito i programmi sulla TV americana , nata col busniness model finanziato dagli sponsor commercali. Il modello si e’ rivelato longevo quanto il telecomando –oggi pero’  potrebbe essere prossimo a volgere al termine. Sempre la  scorsa settimana l’annuale presentazione dei palinsesti TV e’ stata dominata dalla polemica  susucitata da Dish Network. Il servizio digitale satellitare emulando lo slogan del Flash-Matic ha infatti annunciato, proprio alla vigilia  degli Upfronts, in cui i network americani presentano i nuovi programmi agli inserzionisti per le prevendite pubblictarie, un nuovo servizio “ammazza-spot”. La  Dish promuove un DVR che registra i programmi rimuovendo automaticamente tutti gli spot per una visione senza seccanti interruzioni. E’ infatti noto agli analisti del settore che un segmento sempre piu’ consistente di telespettatori frusice ormai dei programmi registrandoli e guardandoseli quando piu’ gli aggrada anziche “in diretta” ; uno shift fondamentale nel consumo televisivo che inquieta non poco i pubblicitari, che vedono sfumare la “captive audience” costretta a vedere i loro spot. Ma che un servizio premium proponga al pubblico un congegno in grado cancellare la pubblicita’ non si era ancora sentito e dal punto di vista dell’industria che gia’ si sente assediata dale incognite tecnologiche, e’ stato recepito come un vero e proprio attacco frontale. Dish e’ stata assalita da programmatori e pubblicitari che l’hanno tacciata di strategia autodistruttiva e hanno minnaciato il boicottaggio della piattaforma che dopotutto dai produttori e network dipende per la fornitura di programmi. Una  scaramuccia  che ha nuovamente fatto luce sugli assestamenti tellurici in atto nel mercato audiovisivo e riproposto la necessita’ di trovare un modello alternativo al finanziamento pubblicitario e – piu’ in generale  – risposta al problema del sostentamento dei contenuti a fronte di un modello che su internet ha favorito l’emergenza di oligopòli fondati sulla gestione dell’accesso a contenuti creativi “volontari”. Sta a vedere che l’invenzione di Mr.Polley sopravvivera’ anche all’era editoriale.