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Fix It Again Tony

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Corredata di foto di modelli tipo della casa di Torino (Punto, 500, Alfa MiTo) il Los Angeles Times pubblica un vademecum per  spiegare ai propri lettori cosa sia la Fiat o meglio cosa sia oggi. Le macchine italiane infatti mancano dal mercato Usa dai primi anni ’80 e l’avventura americana allora fu una leggendaria catastrofe lasciando in  strascico un danno finora irreprabile di immagine (mentre quasi nessuno qui ne ha mai guidata una, moltissimi Americani sanno la battuta per cui Fiat significa “fix it again Tony” – aggiustala ancora Tony).  Mentre nessuno , men che meno Obama, ha mai pronunciato le paole che gli attribuiscono i trionfali resoconti della nostra stampa (“Grazie, Fiat!”), c’e molte curiosita’ sull’esperimento messo in cantiere fra Detriot Washington e  Torino, e su tutte le sue incognite. Dan Neil, il vincitore Pulitzer che si occupa i motori per il Times, rileva che, sulla carta almeno,  si tratta  di un affarone per il team di Marchionne, anche perche’ quello che Repubblica.it definiva ieri “il protettivo e salvifico ombrello tecnologico della Fiat” e’ costituito in realta’ piu’ che da brevetti Fiat, da tecnologia ampiamente disponibile sul mercato. Quanto al “topolino rampante che salvera’ il gigante americano” (la 500, sempre nel’iperbole di Repubblica) molto, anzi tutto e’ ancora da vedere. Intanto le incognite del financing, della bancarotta e dei sindacati tarsformati senza bene capire come in azionisti di maggioranza, poi quelle piu’ ineffabili   cioe’ se  il target base della casa americana  possa magicamente trasformarsi da fan di Suv in adepti di city car.

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Le valenze culturali (e politiche) delle auto sono particolarmente spiccate in questo paese e la base di consumatori dei costruttori americani, quella di cui la Chrysler ha bisogno, coincide in gran parte con il demographic degli “stati rossi”, famosamente allergico cioe’ all’”idea europea”, piu’ Sarah Palin che Joe Biden in sostanza e poco incline a permutare un pickup, magari accessoriato con portafucili, per una Punto. Altra considerazione il vantaggio scontato  della “small car technology” destinata a salvare Detroit , che non e’ gia’ piu’ oggi quello che era sei mesi fa, quando la benzina in America costava il doppio. Ne hanno gia’ fatto le spese  le auto ibride passate da immancabile status symbol ad ingolfare i concessionari. Molto, scrive sempre Neil, potrebbe dipendere dalle nuove leggi californiane sulle emissioni che, bloccate da Bush, dovrebbero essere invece autorizzate da Obama imponendo un miglioramenteo dell’efficenza delle macchine del 30% entro il 2016. Per Fiat-Chrysler potrebbe rivelarsi essenziale.