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Fiscal compact, il senato approva senza fiatare 45 miliardi di tagli per 20 anni

Nel silenzio generale, senza discussioni, il senato ha approvato in prima lettura il fiscal compact e il Mes: 215 i sì (Pd, Pdl e Udc), 24 astenuti (Idv) e 24 i no (Lega e l’Idv Lannutti). Unico dissidente democratico Vincenzo Vita.

I trattati passano alla camera per il via libera definitivo.

Approvato nel Consiglio europeo del 2 marzo da tutti gli stati Ue tranne Gran Bretagna e Repubblica Ceca, il fiscal compact finora è stato approvato senza modifiche da tutti i parlamenti nazionali e l’unica remora all’entrata in vigore è la sentenza della corte costituzionale tedesca di Karlsruhe attesa a fine mese.

Com’è noto, la Germania pretese due paletti di metodo molto significativi: senza il sì al fiscal compact e senza il pareggio di bilancio nella Costituzione nessun paese in difficoltà può chiedere gli aiuti europei del Mes. Condizione di merito, invece, è l’obbligo a rispettare impegni sanguinosi sul debito. Per quanto riguarda l’Italia, il nostro paese finora si è impegnato al pareggio di bilancio nel 2013 e alla riduzione del debito pubblico al 113% del Pil nel 2014.

In generale, però, il fiscal compact obbliga i 25 paesi al pareggio strutturale di bilancio e a ridurre di un ventesimo ogni anno la quota di debito pubblico superiore al 60% stabilito a Maastricht.

Si tratta di una cifra mostruosa: per 20 anni qualsiasi governo italiano dovrà tagliare 40-50 miliardi di spesa all’anno (per capirci, la «spending review» di Monti taglia “solo” 26 miliardi in 3 anni).

Il rispetto degli impegni e forti sanzioni sono chiesti dalla Corte di Giustizia europea in Lussemburgo.

La politica economica e fiscale di un paese inadempiente, di fatto, passerà automaticamente alla Commissione europea. Il trattato entrerà in vigore il 1 gennaio 2013.

dal manifesto del 13 luglio 2012