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Quinto Stato

Firb: l’enigma che farà impazzire gli under 33

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Firb-Futuro in ricerca

Prendete una giovane ricercatrice in matematica. Ha conseguito la laurea triennale a vent’anni, e quella magistrale a 22. A 26 ha conseguito il dottorato in un’importante università britannica dove oggi è diventata ricercatrice. Questa ragazza non è più una «promessa» della ricerca italiana che deve «allenarsi» a «mischiare il sangue» (le parole sono del ministro dell’Istruzione Francesco Profumo) con nuove prove, bandi o concorsi, perchè lei è già una realtà. Qualora lo desiderasse, questa ragazza non potrà partecipare al bando «Futuro in Ricerca 2012» (Firb), in scadenza il 22 febbraio alle ore 17. Non ha sufficienti pubblicazioni (almeno 5) sulle riviste specializzate che vengono registrate con un numero ISBN (International Standard Book Number) o ISSN (International Standard Serial Number) e i suoi promettenti lavori sono in attesa di pubblicazione.

Questo è il caso, reale, di una promessa della matematica mondiale, ma potrebbe esserlo anche di centinaia di neo-dottori di ricerca nei settori umanistici che, stando al bando del concorso che mette in palio oltre 58 milioni per «giovani» ricercatori con un’età media inferiore a 33 anni (ci sono anche «linee» riservate agli under 40), saranno esclusi da un gioco enigmistico che farà perdere la testa anche ai più esperti. In mancanza di una seria politica di reclutamento, insieme al Prin (che ha già sollevato numerose polemiche) il Firb resta uno dei pochissimi strumenti per finanziare la ricerca in Italia. O almeno così è sembrato sin dal tempo di Mariastella Gelmini che nel 2008 salutò la nascita di questo programma – che ai vincitori garantisce centinaia di migliaia di euro – come la vittoria della «meritocrazia».

Secondo il Coordinamento dei ricercatori precari (Cpu) la realtà è completamente diversa. «C’è il rischio concreto – si legge in un comunicato – che i progetti selezionati siano quelli dei ricercatori più “garbati” e servizievoli più legati ai baroni di ogni ateneo e, comunque, dei ricercatori attivi negli atenei più grandi». Il Firb è infatti organizzato su due livelli di selezione: la prima avviene a livello locale, a partire dal rapporto tra il numero dei docenti e quello dei Firb approvati nelle scorse edizioni. In un ateneo con 1000 docenti, il risultato dovrebbe essere 5 progetti approvati tra tutte le aree scientifiche. Questo significa che, al girone locale del campionato Firb, parteciperanno un ingegnere e un filologo romanzo.

Difficile parlare di meritocrazia in questo caso, visto che non esiste un modo per dimostrare che l’uno è più bravo dell’altro. Al girone di ritorno, la selezione nazionale, parteciperanno invece i campioni locali. I giovani ricercatori sono preoccupati per i vincoli numerici alle pubblicazioni imposti dal bando, ma anche dai temi che verranno finanziati: ricerca industriale applicata, politiche della sicurezza, fra tutte. Decisioni che rischiano di penalizzare tanto gli «umanisti», quanto gli «scienziati».

Ai primi viene regalato un altro rovello: per loro è facile avere 5 articoli pubblicati, un po’ meno 5 monografie. Su questo punto l’ambiguità del bando resta notevole. Anche da questo episodio è chiara la direzione presa dalla ricerca italiana: si scriveranno sempre meno libri, e sempre più articoli, che sono facili da valutare.

Ormai, è l’attività scientifica ad adattarsi alla valutazione, non è quest’ultima a riflettere la realtà.