closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
in the cloud

Fine di Monti, altro che conclusione “ordinata” della legislatura

In senato salta il decreto taglia province e il ddl stabilità diventa un blob Il Pd: entro il 17 sì alla finanziaria. Corsa finale anche sul pareggio di bilancio

Mentre al senato il Pd depone le armi e accelera al massimo il via libera al ddl stabilità, alla camera inizia oggi un’altra partita perfino più significativa della finanziaria di fine anno. Logico che se ne parli molto meno, perché la legge di attuazione del pareggio di bilancio in Costituzione (in ossequio al «fiscal compact») è imbarazzante per tutte le forze politiche appena entrate in campagna elettorale.

Il primo firmatario è il leghista Giancarlo Giorgetti, che da presidente della commissione Bilancio assicura che la norma verrà approvata in tempo anche dopo la caduta di governo. La legge (che va approvata entro febbraio) impone la riduzione del debito pubblico di un ventesimo all’anno per vent’anni e limita quasi a zero la possibilità di fare spese in deficit. Inoltre, cambia le regole della finanziaria dal 2015 e crea una nuova authority di controllo dei conti pubblici, l’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) composto da 3 membri in carica 6 anni (uno in più della legislatura). Altro che campagna elettorale contro l’Europa. La legge è passata all’unanimità in commissione il 7 dicembre e attende ora il via libera dell’aula, dove potrebbe rallentare o perfino cadere dopo la sfiducia Pdl al governo.

Ieri il ministro per i rapporti col parlamento Piero Giarda è salito al Quirinale per capire come garantire quella conclusione «ordinata» della legislatura che Napolitano aveva chiesto e dopo le dimissioni di Monti è fortemente a rischio. Al senato stamattina una conferenza dei capigruppo dovrebbe certificare la corsia ultra-preferenziale per il ddl stabilità, ultimo provvedimento di spesa utile della legislatura. Visto il crollo del Pdl, la regia delle operazioni finali ormai è assunta dal Pd, che chiede il via libera di palazzo Madama entro lunedì 17, in modo da consentire a Montecitorio l’ultimo ok nella settimana subito prima di natale e sciogliere le camere a finanziaria approvata, forse già il 21.

Va da sé che il governo ricorrerà al voto di fiducia e non esclude che nel ddl possano essere inglobati anche il decreto Ilva e le «milleproroghe» inderogabili. Il decreto taglia province invece decadrà. I partiti le hanno salvate all’unanimità e ora il governo dovrà coordinare i tagli già decisi da spending review e «salva Italia» con qualche strumento ad hoc, al momento ignoto, forse un altro decreto. Salvo sorprese, poi, la road map prevede il sì definitivo del senato al decreto sviluppo entro il 18, il giorno stesso della scadenza. Altrimenti (ma è improbabile) anche questo decreto o alcune sue parti potrebbero finire nel blob della legge di stabilità, così come alcune parti della delega fiscale.

I democratici insomma spingono al massimo: «Prima si approva tutto e meglio è», dice il relatore pd Giovanni Legnini. La proposta è che ogni partito lasci cadere i propri emendamenti lasciando solo quelli prioritari, come accadde con le ultime manovre tremontiane. Per il Pd – dice Legnini – le «priorità delle priorità» sono essenzialmente tre: enti territoriali (Imu, Tares, finanza locale, patto di stabilità interno, sanità), l’emergenza sociale (ammortizzatori in deroga, ricongiunzioni previdenziali, precari del pubblico impiego) e la Tobin tax, che va riscritta». Restano da decidere, ricorda Legnini, anche «gli impegni presi dal governo durante la prima lettura alla camera e che andrebbero assolti: università, non-autosufficienza, editoria, pensioni di guerra».

Non è ancora chiaro se il Pdl accetterà o meno il pressing dei democratici su calendario e (poche) modifiche alle norme.

Di sicuro però il partito di Berlusconi perde il pelo ma non il vizio. Come ogni anno, arriva l’emendamento con il condono edilizio anche nelle aree vincolate. Stavolta l’autore è Carlo Giovanardi ma il testo è identico a quello presentato a ottobre da Nitto Palma e ancora prima dai deputati campani del Pdl. «La realtà supera la fantasia – commenta il presidente di Legambiente Cogliati Dezza – dal gennaio 2010 è il diciassettesimo tentativo di condono edilizio».