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losangelista

Festa della Rioccupazione

Messaggio da Union Square: “lungi dall’essere finito”
La scorsa settimana amministrazioni comunali e dipartimenti di polizia hanno coordinato fra di loro le azioni di sgombero notturno che hanno sfrattato accampamenti “indignati” a New York, Seattle, Denver,  Salt Lake City, Oakland  e una dozzina di citta’ americane. Ieri il national day of action ha dato la risposta con manifestazioni indette in una ventina di citta’ in tutto il paese. L’epicentro ancora una volta e’ stata New York dove gli sfrattati di Zuccotti Park si sono dati appuntamento la mattina presto nel distretto finanziario con lo scopo dichiarato di paralizzare la borsa a Wall Street. Un imponente schieramento di polizia glielo ha impedito bloccando l’accesso a tutti salvo gli impiegati muniti di documenti. Piu’ che scontri con la polizia ci sono stati  alcuni tafferugli, alcuni ragazzi sono stati picchiati, un centinaio arrestati,  ma i manifestanti non si sono dispersi, dislocandosi semmai in piccoli presidi. Ora del primo pomeriggio l’appuntamento era a Union Square – qui abbiamo trovato 2 o 3mila persone riunite in un comizio dove i discorsi sono rimbombati nella piazza a mezzo del solito human microphone in cui le parole vengono rimbalzate da cori concentrici che ripetono a eco la voce dello speaker. Sul palco c’erano soprattutto studenti dei college cittadini e la folla era in gran parte giovane anche se c’era gente di ogni tipo: militanti anarchici, anziani trotzkisti, pacifisti, nerd, femministe, famiglie con bambini, disoccupati. E ancora un volta l’impressione di un movimento vitale e flessibile non gigantesco negli assembramenti ma effettivamente  nazionale (in contemporanea si marciava in Oregon, California, Texas, Nevada e numerosi altri stati), lucido nell’analisi, esprimente un “ottimismo propositivo” molto americano per certi versi. Verso le quattro si e’ improvvisato un corteo che e’ parso cogliuere di sorpresa i numerosi poliziotti, molti dei quali in assetto antisommossa, costretti a rincorrere la gente che si e’ diretta ad ovest sula 15ma strada con tamburi rumorosi e striscioni festanti al grido di “riprendiamoci le strade”.  Qualche momento di tensione c’e’ stato quando la folla ha tentato di entrare nella sede della New School all’angolo della 14ma e la Quinta strada – gia’ occupata dagli studenti all’interno. Bloccata dalla barricata della polizia, e dopo un altro breve botta  e risposta a mezzo del “microfono umano”, il corteo si e’ riformato imboccando la Avenue of the Americas intasata del traffico di punta verso sud, trasformandosi in un’incontenibile marcia in ordine sparso fra taxi autobus e macchine strombazzanti (alcune in apparente solidarieta’),  con la polizia sempre dietro che inscenava occasionali incursioni e arresti nella retroguardia. Sostanzialmente si e’ trattato di una manifestazione pacifica ma che non ha lasciato dubbi sulla volonta’ di mantenere una presenza  fisica, in questo caso mobile  e spiazzante, sul territorio cittadino e di e non disperdere lo slancio del movimento. E per una giornata Occupy si e’ effettivamente ripresa la citta’. Il corteo e vari annessi rivoli di persone hanno raggiunto nella serata Foley Square accanto al muncipio ricongiungendosi ai numerosi miltanti sindacali (gli albeghieri e ristoratori della SEIU, i metalmeccanici della UAW, alcuni dottori in camice con lo striscione “medici per occupy”) per un altro comizio alla presenza di 10000 persone. Una marcia attraverso il ponte di Brooklyn ha concluso la giornata “di azione” di New York che presumibilmente ha fatto rimpiangere al sindaco Bloomberg di aver sfrattato l’accamapmento disperdendo si fatto la protesta in tutta la citta’. Alcune immagini della che ho scattato durante la giornata.