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L'urto del pensiero

Fertility Day: il giorno dell’ipocrisia di Stato

In fiduciosa attesa di una giornata del buon senso...

In fiduciosa attesa di una giornata del buon senso…

di PAOLO ERCOLANI

 

È inutile girarci intorno. Ammesso che abbia senso un «fertility day» promosso dal Governo, ammesso cioè che abbia senso promuovere l’ovvio (una coppia che vuole e può fare un figlio lo fa, chi non vuole o non può non risolverà certo la questione grazie a questa pagliacciata di Stato), la cosa potrebbe essere ammissibile soltanto in questi termini e con questo «non-slogan»:

Buon senso cercasi

«Il Governo si impegna a creare le condizioni sociali, economiche ed educative affinché le coppie che lo desiderino siano messe effettivamente in grado di concepire (in tutti i sensi) un figlio. Ciò, nella profonda consapevolezza che quello che chiamiamo «amore» si rivela sterile senza che vi siano le condizioni materiali ed effettive perché le coppie possano decidere di farsi carico di un così dolce peso. E queste condizioni riguardano un benessere sociale diffuso, una giustizia e uno Stato sociale effettivamente funzionanti, nonché un’educazione sentimentale che fin dalla Scuola insegni cosa significa e che tipo di responsabilità comporta avere un rapporto d’amore con un’altra persona e decidere con questa di generare una nuova vita».

Ma il Governo italiano non può esprimersi in questi termini, che sarebbero i più saggi ed eticamente accettabili. Perdendosi, invece, in ridicole campagne intrise ogni volta di bigottismo, ipocrisia, sessismo, razzismo. E ovviamente imbecillità a profusione.

Ipocrisia di Stato

Il Governo non può esprimersi nei termini sopra indicati perché sa benissimo, visto che esegue i diktat dei poteri finanziari internazionali, di stare distruggendo quei servizi e quella giustizia sociale volti a tutelare i più deboli e bisognosi di aiuto (e una coppia che decide di fare un figlio, il più delle volte, si trova proprio in questa condizione).

Sa benissimo, malgrado l’esercizio retorico nel definirla «buona», di stare distruggendo la Scuola, mortificandola e sottomettendola a una logica commerciale e quantitativa che svilisce ogni serio e realistico progetto educativo (coi risultati che sono sotto gli occhi di tutti, fra bullismo, stupri e ragazzini e ragazzine che si comportano sempre più come barbari, desiderosi soltanto di postare video sulla Rete, anche video dei loro atti più brutali).

Il nostro Governo sa benissimo di stare partecipando fattivamente, e ahinoi convintamente, a un progetto generale di destrutturazione culturale, in cui si decide coscientemente di emarginare chi detiene dei saperi, perché si tratta di gente cavillosa, noiosa, poco incline ad aderire entusiasticamente alle propagande trionfali di questo o quell’altro governo. E poi con la cultura non si mangia. E poi cittadini forniti di educazione, cultura, pensiero autonomo e critico, sono per definizione il più grande ostacolo alle retoriche false ed entusiastiche di ogni potere che voglia essere veramente tale e tale conservarsi.

Cittadini o servi?

Meglio tratta uomini e donne come se fossero dei numeri, delle bestie da soma buone, di volta in volta, per consumare, per lavorare sfruttati e sottopagati, per acclamare e incensare il potente di turno.

Buone per fare figli, se questo serve alla retorica di Stato, malgrado quello Stato non faccia nulla per creare le condizioni adatte e favorevoli a tale scopo.

In fondo, questa pagliacciata del «fertility day» riassume un po’ tutta il senso di un Governo e in generale di una politica sciaguratamente sottomessi ai poteri del Finanz-capitalismo.

Per di più con la pavidità insopportabile di chi licenzia il Dirigente che ha coordinato questa campagna stupida e disastrosa, perché un Ministro e una politica che si assumono le responsabilità delle proprie inettitudini è chiedere troppo in questo Paese sciagurato.

Il senso beffardo, crudele e sciagurato di uno Stato che ha la faccia tosta di rivolgersi ai propri cittadini per chiedere loro (o molto spesso per imporgli) degli sforzi per i quali esso stesso li ha privati di ogni doveroso sostegno (visto che quei cittadini pagano le tasse e lo Stato si chiama «res publica» proprio perché dovrebbe essere cosa di tutti, e quindi operante in vista del bene comune).

Uno Stato sciagurato che si rivolge ai cittadini dopo averli privati della dignità stessa di poter essere veramente tali.

Di troppe giornate dell’intelligenza, della responsabilità e del buon senso avrebbe bisogno questa politica, se davvero vuole evitare le figure ridicole che sta accumulando con questa pagliacciata del «fertility day»!