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Lo scienziato borderline

Fermiamo le due stragi: a Gaza e in Italia.

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  Tutti sappiamo che in questo momento è in corso una strage: centinaia di civili palestinesi innocenti, donne, bambini, anziani muoiono sotto i bombardamenti terroristici di Israele.

Non intendo parlare di questo nel dettaglio: questo giornale (Il Manifesto) lo fa già ampiamente e in maniera professionale ed onesta. Leggetelo, leggete gli articoli dei miei colleghi: Michele Giorgio, Chiara Cruciati, Antonio Mazzeo, Manlio Dinucci, e tutti gli altri. E Norma Rangeri, e Tommaso di Francesco.

C’è un’altra strage in corso, meno cruenta senz’altro, ma altrettanto – nel suo ambito – grave. La strage dell’informazione. Il bombardamento terroristico di notizie e titoli indegni che la stampa nazionale sta effettuando proprio su Gaza.

Ho messo una vignetta ad inizio articolo, credo che parli più di mille elzeviri.

Israele è un pilastro dell’imperialismo statunitense ed occidentale nel mondo. Israele è alleato dell’Italia, economico e militare. Israele acquista le nostre armi e i nostri aerei. Obama premio nobel balbetta imbarazzato sulla strage in corso. Renzi o chi per lui non twitta nulla sul genocidio a Gaza, occupandosi invece in un inglese degno di Totò e Peppino di mandare tutti a pranzo (questa è una storia sulla quale torneremo).

Ergo, le “indicazioni editoriali” sono facilmente intuibili. Contrabbandare “verità” e luoghi comuni:

  • A Gaza è in corso una guerra (non lo è, una guerra si combatte fra eserciti, non il quarto esercito del mondo con cacciabombardieri e carri armati contro bande che lanciano razzi rudimentali immediatamente intercettati dalla contraerea, e non si combatte una guerra bombardando deliberatamente case civili, scuole, ospedali nelle quali NON c’è nessun “nemico”)
  • A Gaza è in corso una lotta fratricida (non è vero, il body count  è – ad ora – circa 165 morti e 1100 feriti a zero, quindi uno dei due “fratelli” non muore)
  • I terroristi di Hamas sono la causa di tutto questo e Israele deve solo difendersi (non è vero, Israele attua questa “politica” da decenni prima che Hamas esistesse, fin dal 1948, si veda alla fine dell’articolo la storia delle risoluzioni ONU. Diciamo allora che il “problema” sono i palestinesi?)
  • L’occidente vuole la pace e invita alla pace (falso, l’occidente vive di guerra, le sue economie sono economie di guerra che sulla guerra prosperano)
  • Israele ha il diritto di esistere e dobbiamo tutelarlo (falso. Ammesso per comodità di discorso l’accettabilità del concetto di Stato (discorso che ci porterebbe fuori strada e che tralasciamo), il popolo israeliano ha diritto a vivere in uno stato – così come il popolo palestinese ha il medesimo diritto – ma non all’interno di uno stato confessionale e razzista che persegue una politica di occupazione terroristica e criminale)
  • Hamas usa il popolo palestinese come scudo umano (falso, nessuno degli 8-10 membri di Hamas che Israele ha deciso di assassinare si trova o ha detto di trovarsi nelle centinaia di case, scuole, ospedali che sono stati distrutti e bombardati)
  • Non c’è soluzione a questo conflitto se i palestinesi non la smettono di fare i terroristi (falso. Non c’è soluzione a questo genocidio e a questa strage se Israele non cesserà di avere nel suo DNA e nella sua costituzione, nella sua classe politica di ogni parte, la missione di portare avanti una occupazione con metodi inumani e criminali di territori dove vivono altre popolazioni).
  • Il popolo israeliano e il popolo palestinese vogliono la pace e credono nella pace (falso. L’opinione pubblica israeliana è largamente favorevole alla politica del suo governo, mentre i palestinesi dopo 60 anni e tante vuote “road map” alla pace non credono più, mirano alla sopravvivenza, se non la loro, almeno del loro popolo, attuata ad esempio con un tasso di natalità molto alto)
  • Gli israeliani telefonano dieci minuti prima di distruggerti la casa (straordinaria cortesia, fa davvero specie la pervicacia con la quale queste donne e questi anziani siano restii o poco lesti ad abbandonare in dieci minuti le loro cose di una vita)

Eccetera.

Circolano fotografie davvero raccapriccianti di bambini e donne e anziani uccisi in maniera inumana dai bombardamenti. Non quelle qui pubblicheremo: ci sono i siti dove vederle e verificarle, a decine. Sui social network, l’ultima linea di difesa del sempre presente gruppo di “né-né” italioti, che non vogliono vedere, preferiscono non vedere e si occupano più proficuamente dei Mondiali di calcio oppure dell’estate che non arriva, è che queste foto sono “di cattivo gusto” e non servono a nulla. “Di cattivo gusto”, davvero, mi pare la frase assolutamente adatta per definire quanto sta succedendo laggiù: davvero di cattivo gusto disturbare così la nostra estate italiana, la nostra sensibilità, e i Mondiali di calcio. Pubblicheremo altre foto, altrettanto forti, anzi secondo noi assai peggiori, l’altra strage, quella dei media nazionali.

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Esempio 1. Israele a Hamas: fermatevi. Poi sotto, in piccolo (A Gaza 50 morti). Per aggiunta (Gli integralisti: puntiamo alla centrale nucleare).

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  Esempio 2: Israele e Hamas, lampi di guerra. Raid in risposta ai razzi, 19 morti. Sirene a Gerusalemme e Tel Aviv.

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Io non credo siano necessari commenti. Lasciamo parlare queste orribili foto. E queste orribili parole che, come ha detto qualcuno tempo fa, sono come pietre.

D’altra parte, occorre seguire certi trend. Guardando all’estero, un caso per tutti, il The New York Times titola i suoi pezzi in maniera apertamente (e banalmente) parziale e ingannevole. Poi con un click su Google scopri che la giornalista “inviata a Tel Aviv” è la moglie di una figura pubblica israeliana. (Grazie a Ld’A per la segnalazione).

L’importante, come sempre, è essere una Stato pacifico ed educare i propri bambini alla pace. Chi ha tempo e stomaco apra allora questo link, è una première, dato che nessun media italiano ne ha sicuramente parlato. Consiglio la visione ai piangitori sui ragazzini palestinesi “educati all’odio” (grazie a AM per la segnalazione) https://www.facebook.com/photo.php?v=659117300845761&set=vb.333012743456220&type=2&theater 

Quanto sta succedendo a Gaza, e in Palestina da 66 anni, è la diretta conseguenza dell’imperialismo. Ne è parte integrante. Il capitalismo non può che sopravvivere così: la macchina politica, economica e sociale dell’Occidente viene oliata con il sangue di queste guerre. La soluzione c’è: una ribellione di massa. Altrimenti, come queste mie d’altronde, sono solo parole.

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Sono da sempre, per necessità, uno studioso del periodo fascista e di conseguenza nazista. E’ meglio sapere e conoscere, per poter contrastare efficacemente. Ho trovato e riporto qui due frasi di Joseph Goebbels, il criminale ministro della propaganda del Terzo Reich, responsabile fra i primi dell’orribile genocidio degli ebrei. Anche queste, senza commento, soltanto per riflettere. Non intendo fare paralleli impropri e antistorici. Ma riflettiamo: e nel riflettere, fermiamoci e scendiamo pacificamente nelle piazze per chiedere la fine di tutto questo.

Goebbels (1938): “In quasi tutte le città tedesche le sinagoghe sono state incendiate. Esistono varie possibilità per utilizzare il terreno sul quale sorgevano. Alcune città vogliono costruirvi giardini; altre, case.”.

Goebbels (1942): “Si sta infliggendo agli ebrei una punizione certo barbara, ma che hanno pienamente meritato. In simili questioni non si può lasciar spazio ai sentimenti. Se non ci difendessimo, gli ebrei ci sterminerebbero. E’ una lotta per la vita o la morte.”

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Concludo con un servizio utile per i giornalisti italiani. E’ un elenco delle risoluzioni ONU che riguardano Israele, non molto aggiornato, ma chissà, può risultare interessante per loro. (Grazie al sito di Vik Arrigoni)

– Assemblea Generale risoluzione 194 (1947): profughi palestinesi hanno il diritto di tornare alle loro case in Israele; 
– Risoluzione 106 (1955): Condanna Israele per l’attacco a Gaza; 
– Risoluzione 111 (1956): condanna Israele per l’attacco alla Siria, che ha ucciso cinquanta-sei persone; 
– Risoluzione 127 (1958): raccomanda a Israele di sospendere la sua zona “no man” (di nessuno) a Gerusalemme;
– Risoluzione 162 (1961): chiede a Israele di rispettare le decisioni delle Nazioni Unite;
– Risoluzione 171 (1962): indica brutali violazioni del diritto internazionale da parte di Israele nel suo attacco alla Siria;
– Risoluzione 228 (1966): censura Israele per il suo attacco a Samu in Cisgiordania, allora sotto il controllo giordano;
– Risoluzione 237 (1967): chiede con urgenza a Israele di consentire il ritorno dei profughi palestinesi;
– Risoluzione 242 (1967): l’occupazione israeliana della Palestina è illegale;
– Risoluzione 248 (1968): condanna Israele per il suo attacco massiccio su Karameh in Giordania;
– Risoluzione 250 (1968): chiede a Israele di astenersi dal dispiegamento militare (parata) a Gerusalemme;
– Risoluzione 251 (1968): deplora profondamente il dispiegamento militare (parata) israeliano a Gerusalemme, in spregio della risoluzione 250;
– Risoluzione 252 (1968): dichiara nulli gli atti di Israele volti a unificare Gerusalemme come capitale ebraica;
– Risoluzione 256 (1968): condanna del raid israeliano sulla Giordania e delle palesi violazioni del diritto internazionale;
– Risoluzione 259 (1968): deplora il rifiuto di Israele di accettare la missione delle Nazioni Unite per valutare l’occupazione dei territori;
– Risoluzione 262 (1968): condanna Israele per l’attacco sull’aeroporto di Beirut;
– Risoluzione 265 (1969): condanna Israele per gli attacchi aerei di Salt in Giordania;
– Risoluzione 267 (1969): censura Israele per gli atti amministrativi atti a modificare lo status di Gerusalemme;
– Risoluzione 270 (1969): condanna Israele per gli attacchi aerei sui villaggi nel sud del Libano;
– Risoluzione 271 (1969): condanna Israele per la mancata esecuzione delle risoluzioni delle Nazioni Unite su Gerusalemme;
– Risoluzione 279 (1970): chiede il ritiro delle forze israeliane dal Libano;
– Risoluzione 280 (1970): condanna gli attacchi israeliani contro il Libano;
-Risoluzione 285 (1970): richiesta dell’immediato ritiro israeliano dal Libano;
– Risoluzione 298 (1971): deplora il cambiamento dello status di Gerusalemme ad opera di Israele;
– Risoluzione 313 (1972): chiede ad Israele di fermare gli attacchi contro il Libano;
– Risoluzione 316 (1972): condanna Israele per i ripetuti attacchi sul Libano;
– Risoluzione 317 (1972): deplora il rifiuto di Israele di ritirarsi dagli attacchi;
– Risoluzione 332 (1973): condanna di Israele ripetuti attacchi contro il Libano;
– Risoluzione 337 (1973): condanna Israele per aver violato la sovranità del Libano;
– Risoluzione 347 (1974): condanna gli attacchi israeliani sul Libano;
– Assemblea Generale risoluzione 3236 (1974): sancisce i diritti inalienabili del popolo palestinese in Palestina all’autodeterminazione senza interferenze esterne, all’indipendenza e alla sovranità nazionale;
– Risoluzione 425 (1978): chiede a Israele di ritirare le sue forze dal Libano;
– Risoluzione 427 (1978): chiede a Israele di completare il suo ritiro dal Libano;
– Risoluzione 444 (1979): si rammarica della mancanza di cooperazione con le forze di pace delle Nazioni Unite da parte di Israele;
– Risoluzione 446 (1979): stabilisce che gli insediamenti israeliani sono un grave ostacolo per la pace e chiede a Israele di rispettare la Quarta Convenzione di Ginevra;
– Risoluzione 450 (1979): chiede a Israele di smettere di attaccare il Libano;
– Risoluzione 452 (1979): chiede a Israele di cessare la costruzione di insediamenti nei territori occupati;
– Risoluzione 465 (1980): deplora gli insediamenti di Israele e chiede a tutti gli Stati membri di non dare assistenza agli insediamenti in programma;
– Risoluzione 467 (1980): deplora vivamente l’intervento militare di Israele in Libano;
– Risoluzione 468 (1980): chiede a Israele di annullare le espulsioni illegali di due sindaci palestinesi e di un giudice, e di facilitare il loro rientro;
– Risoluzione 469 (1980): deplora vivamente la mancata osservanza da parte di Israele dell’ordine del Consiglio di non deportare i palestinesi;
– Risoluzione 471 (1980): esprime profonda preoccupazione per il mancato rispetto della Quarta Convenzione di Ginevra da parte di Israele;
– Risoluzione 476 (1980): ribadisce che la richiesta di Gerusalemme da parte di Israele è nulla;
– Risoluzione 478 (1980): censura Israele, nei termini più energici, per la sua pretesa di porre Gerusalemme sotto la propria legge fondamentale;
– Risoluzione 484 (1980): dichiara imperativamente che Israele rilasci i due sindaci palestinesi deportati;
– Risoluzione 487 (1981): condanna con forza Israele per il suo attacco contro l’impianto per la produzione di energia nucleare in Iraq;
– Risoluzione 497 (1981): dichiara che l’annessione israeliana del Golan siriano è nulla e chiede che Israele revochi immediatamente la sua decisione;
– Risoluzione 498 (1981): chiede a Israele di ritirarsi dal Libano;
– Risoluzione 501 (1982): chiede a Israele di fermare gli attacchi contro il Libano e di ritirare le sue truppe;
– Risoluzione 509 (1982): chiede ad Israele di ritirare immediatamente e incondizionatamente le sue forze dal Libano;
– Risoluzione 515 (1982): chiede ad Israele di allentare l’assedio di Beirut e di consentire l’ingresso di approvvigionamenti alimentari;
– Risoluzione 517 (1982): censura Israele per non obbedire alle risoluzioni ONU e gli chiede di ritirare le sue forze dal Libano;
– Risoluzione 518 (1982): chiede che Israele cooperi pienamente con le forze delle Nazioni Unite in Libano;
– Risoluzione 520 (1982): condanna l’attacco di Israele a Beirut Ovest;
– Risoluzione 573 (1985): condanna vigorosamente Israele per i bombardamenti in Tunisia durante l’attacco alla sede dell’OLP;
– Risoluzione 587 (1986): prende atto della precedente richiesta a Israele di ritirare le sue forze dal Libano ed esorta tutte le parti a ritirarsi;
– Risoluzione 592 (1986): deplora vivamente l’uccisione di studenti palestinesi all’università di Bir Zeit ad opera di truppe israeliane;
– Risoluzione 605 (1987): deplora vivamente le politiche e le prassi israeliane che negano i diritti umani dei palestinesi;
– Risoluzione 607 (1988): chiede ad Israele di non espellere i palestinesi e di rispettare la Quarta Convenzione di Ginevra;
– Risoluzione 608 (1988): si rammarica profondamente del fatto che Israele ha sfidato le Nazioni Unite e deportato civili palestinesi;
– Risoluzione 636 (1989): si rammarica profondamente della deportazione di civili palestinesi ad opera di Israele;
– Risoluzione 641 (1989): continua a deplorare la deportazione israeliana dei palestinesi;
– Risoluzione 672 (1990): condanna Israele per le violenze contro i Palestinesi a Haram Al-Sharif/Temple Monte;
– Risoluzione 673 (1990): deplora il rifiuto israeliano a cooperare con le Nazioni Unite;
– Risoluzione 681 (1990): deplora la ripresa israeliana della deportazione dei palestinesi;
– Risoluzione 694 (1991): si rammarica della deportazione dei palestinesi e chiede ad Israele di garantire la loro sicurezza e il ritorno immediato;
– Risoluzione 726 (1992): condanna fermamente la deportazione dei palestinesi ad opera di Israele;
– Risoluzione 799 (1992): condanna fermamente la deportazione di 413 palestinesi e chiede ad Israele il loro immediato ritorno;
– Risoluzione 1397 (2002): afferma una visione di una regione in cui due Stati, Israele e Palestina, vivono fianco a fianco all’interno di frontiere sicure e riconosciute;
– La risoluzione dell’Assemblea generale ES-10/15 (2004): dichiara che il muro costruito all’interno dei territori occupati è contrario al diritto internazionale e chiede a Israele di demolirlo.

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  • Jack Mbirik

    A malincuore affermo che il manifesto è l’unico giornale onesto rimasto in italia.. Veramente fa rabbia leggere anche soltanto i titoli degli altri notiziari.. Continuate con i vostri sani principi, complimenti!