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Antiviolenza

Femmicidi: la gelosia è un pretesto

Maria Monteleone, Procuratrice aggiunta

Dopo la strage di Brescia, dove un uomo ha ucciso “per gelosia” – come hanno affermato diversi giornali – la ex moglie, il nuovo compagno di questa, la figlia di 19 anni della donna e il fidanzatino, oggi si sono aggiunto altri due femmicidi alla lunga lista delle italiane ammazzate del 2012: a Mozzecane, piccolo centro in provincia di Verona, Giovanni Lucchese, ha strangolato la moglie Gabriella con un foulard, anche lui in un “eccesso di gelosia”, mentre a Piacenza una ecuadoriana di 49 anni è stata uccisa in strada a colpi di pistola da un uomo, fuggito poi in bicicletta. Un bollettino di guerra che pretende risposte immediate e chiare da parte delle istituzioni che continuano a valutare un fenomeno, che ha profonde radici culturali e che ormai disegna l’arretramento inarrestabile dell’Italia in materia di genere, come un problema isolato, a sé stante, illustrato dai media come “raptus” o “pazzia”, un bubbone che scoppia tra le mura familiari tra coniugi gelosi e psicolabili, che quindi non ci riguarda socialmente. E invece no, non è così. Maria Monteleone, procuratrice aggiunta nel pool antiviolenza di Roma, dice chiaramente in un’intervista rilasciata oggi all’Agi riguardo ai recenti omicidi di genere: “Io non credo che si uccida per gelosia, ci deve essere sicuramente dell’altro. Per me la gelosia è un pretesto, un alibi di cui non si deve tenere conto. Una persona, che di natura non è violenta, difficilmente arriva a eliminare fisicamente l’ex coniuge o il partner”. Maria Monteleone che si occupa da anni dei maltrattamenti in famiglia e di reati di violenza sessuale, esprime un parere sugli ultimi femmicidi precisando che “in qualche caso il nostro intervento tempestivo ha evitato la tragedia” e che “è quasi sempre l’uomo a commettere maltrattamenti, abusi e violenze, lo è almeno nel 90-95% dei casi: lo fa, anzitutto, per una ragione fisica e culturale. La percentuale, invece, cambia quando parliamo di atti di persecuzione: il 70% va attribuito agli uomini e il resto alle donne”. Per quanto riguarda la violenza di genere – secondo i dati statistici dei reati contro la libertà sessuale e la famiglia relativi a denunce pervenute e iscritte presso la Procura di Roma dal primo luglio del 2010 al 30 giugno del 2011 – solo a Roma le violenze sessuali hanno avuto un incremento del 34, 42%, così anche gli atti persecutori del 16%, solo nel corso del 2011. In particolare gli stupri che sono passati da 430 casi del 2010 a 578 del 2011, mentre lo stalking è passato da 932 denunce a 1084. “Quando una donna è vittima di violenze in casa –  aggiunge Monteleone – deve trovare il coraggio di denunciare tutto e subito. Solo così magistratura e forze dell’ordine possono intervenire tempestivamente ed evitare conseguenze peggiori. Le donne non devono avere paura, a patto, però, che ci sia una rete di strutture pubbliche in grado di tutelarle e proteggerle”.