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Federalismo, Calderoli cambia le carte

«A forza di rattoppi diventa tutto più complicato», ammette Lucio D’Ubaldo del Pd e membro della «bicameralina» sul federalismo. Ormai le carte del tandem Calderoli-Tremonti sul fisco municipale si avvicendano una dopo l’altra, rendendo difficile capire portata e ambizioni del testo del governo. In serata il ministro ha portato nella «bicameralina» che domani dovrà votare il decreto che riguarda i comuni anche l’ultimo emendamento chiesto dalle opposizioni, quello sulle quote del fondo perequativo che dovrà ammortizzare gli squilibri del nuovo sistema dal 2014.

A meno di ripensamenti clamorosi, la parità 15 a 15 tra maggioranza-Svp e le tre opposizioni (Pd-Idv-Terzo Polo) è garantito. La riforma del governo dunque sarà «respinta» dalla commissione come recita in modo inequivocabile l’articolo 7 del regolamento della commissione medesima. «La Lega ha detto che se non incasserà il federalismo è pronta ad andare al voto. Giovedì vedremo se sarà conseguente o si piegherà alle logiche padronali accontentandosi del pareggio in Bicameralina», attacca il finiano Italo Bocchino.

Il Carroccio è diviso. A parole ha minacciato fuoco e fiamme ma nei fatti ha concesso ben tre rinvii al provvedimento. E mentre Bossi e Maroni hanno avvertito delle conseguenze, Calderoli ha provato a cucire la tela. Fin quasi a strapparla. La Lega vuole la riforma. Lo dimostra il rinvio al mittente dell’ultimo possibile rinvio, quello su tutta la riforma, tentato disperatamente nel milleproroghe in senato da Fli e Udc. L’intero percorso del federalismo fiscale dunque va completato entro maggio, pena la decadenza dei decreti. Una strada che al di là dell’ottimismo della volontà è assai difficile giudicare realistica senza accordi veri con l’opposizione.

Solo per quest’ultimo decreto sono stati necessari quasi quattro mesi di discussione in parlamento. E non è finita. Perché il pareggio fa perdere tempo prezioso. Il Pdl, per prevenire l’ira leghista, ha già avvertito che tenterà la strada del voto dell’aula e porterà il testo Calderoli alla conta parlamentare. Un pronunciamento politico reale che – nelle intenzioni dei vertici berlusconiani – riconfermerà ancora una volta la fiducia al governo e inchioderà le opposizioni ai loro numeri, insufficienti a rendere ufficiale la crisi di governo. Anche il Pd, riservatamente, vede positivamente la prova dell’aula.

E’ certo però che la corsa contro il tempo non porterà buone riforme. E lo scontro tra opposte bandiere, «mediatizzerà» al massimo una riforma tecnica e astrusa che in realtà sconvolge i bilanci di tutti gli enti locali italiani.

 da www.ilmanifesto.it – uscito sul manifesto del 3 febbraio 2011