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Fase 2, Monti punta tutto sulle liberalizzazioni

L’emergenza continua. Nei prossimi tre giorni scadono 20 miliardi di Bot e Btp. Monti torna a Roma: giovedì il punto in consiglio dei ministri. Pd e Idv stanno con i sindacati: «Modificare le misure più pesanti»

Mario Monti ha passato il natale a Milano, nella sua abitazione di via Frua 7. Per il Professore una festa rigorosamente in famiglia, le uniche uscite pubbliche la passeggiata con un nipotino in parco Sempione e la messa di mezzanotte. Già domani però il premier sarà di nuovo al lavoro, nella capitale, per un vertice con il governatore siciliano Raffaele Lombardi e l’ultimo consiglio dei ministri dell’anno, alla vigilia della tradizionale conferenza stampa finale in diretta tv prevista per giovedì alle 12.

Il decreto milleproroghe deve ancora entrare in vigore ma già fioccano le richieste di modifica in parlamento. Il testo è ancora alla firma del capo dello stato, l’iter di conversione inizierà molto probabilmente alla camera dal 10 gennaio e l’Idv e il Pd (tramite il responsabile economico Stefano Fassina) insistono da subito per l’asta sulle frequenze tv al posto del «beauty contest» e chiedono al governo di smussare alcune delle misure più pesanti inserite su pensioni e welfare.

Tra le modifiche che sicuramente arriveranno nelle commissioni anche quella del rifinanziamento del fondo editoria firmata da Beppe Giulietti e Vincenzo Vita (Pd).
Dentro e fuori al palazzo il clima è pessimo. Contrariamente al Pdl, i democratici (almeno quelli di fede bersaniana) difendono le richieste dei tre sindacati confederali. Fassina, al Tg3, chiede misure «per i precari che sono scoperti e per i lavoratori più anziani che perdono il lavoro e sono lontani dalla pensione».

Cgil, Cisl e Uil hanno manifestato anche il 24, davanti a Montecitorio, per chiedere una salvaguardia almeno per chi ha iniziato a lavorare a meno di 18 anni e per gli «usuranti». Guardando alla «fase due» insistono per welfare e ammortizzatori sociali più equi. Susanna Camusso ripete a Monti che «se il governo pensa di andare diritto lungo la sua strada, troverà ostacoli contro cui andrà a sbattere».

Oltre ai sindacati, anche in parlamento la rotta non sarà facile. Ignazio La Russa è più che esplicito: «È corretto lasciare al governo il tempo di operare ma passato il periodo di luna di miele, Monti dovrà guadagnarsi quel certificato di sopravvivenza che gli stiamo assicurando».

Il tempo, come si dice, è tiranno. A Palazzo Chigi scruteranno con ansia la riapertura delle borse, dove lo spread è ancora ai massimi, vicino al 5% in più rispetto ai Bund tedeschi (con Monti il minimo, si fa per dire, si è toccato il 7 dicembre, col +3,56%). L’agenda è nota: liberalizzazioni, lavoro, fisco, politica europea. E’ sicuro che le tappe del governo saranno d’ora in poi più lente rispetto alla terapia d’urto varata in nemmeno un mese.

Non è escluso però che il consiglio dei ministri di domani vari misure su alcuni dei capitoli annunciati. Su tutti, la legge annuale sulla concorrenza che Catricalà si sgolava nel chiedere a Berlusconi quando guidava all’authority per la concorrenza e che il Cavaliere non ha mai voluto varare.

Da adesso in poi, insomma, il gioco si fa durissimo. L’Italia è ufficialmente in recessione e l’emergenza è intatta nonostante i sacrifici pesantissimi chiesti a lavoratori e pensionati. Confronto con le parti sociali, coesione in parlamento, determinazione rispetto alle sfide internazionali sono i requisiti che Napolitano chiede al governo e anche ai partiti che bene o male lo sostengono in parlamento.

Ciò che più conta, forse, Monti lo saprà dalle borse: in quattro giorni, entro capodanno, l’Italia dovrà collocare 20 miliardi di Bot, Cct e Btp.

dal manifesto del 27 dicembre 2011