closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Horror Vacuo

The Butterly Room: la stanza delle farfalle

Si schiude come una fiaba dark femminista, The Butterfly Room – La stanza delle farfalle di Jonathan Zarantonello. E, nel tramezzo, ha un cast “tictàc tictàc” che sfavilla: Barbara Steele (La maschera del demonio, 1960; , 1963), Ray Wise (I segreti di Twin Peaks, 1990-1991), Erica Leerhsen (Non aprite quella porta, 2003), Heather Langenkamp (Nightmare – Dal profondo della notte, 1984), Camille Keaton (Non violentate Jennifer, 1978), P.J. Soles (Halloween – La notte delle streghe, 1978), Adrienne King (Venerdì 13 parte I e II, 1980-1981), James Karen (Il ritorno dei morti viventi, 1985) e il regista Joe Dante nei panni di un tassista. L’opera di Zarantonello fruscia via allacciata all’anomalo cortometraggio Alice dalle 4 alle 5 e acquista subito un’elegante vita propria, mentre i suoi “ospiti” ghignano tra maternità e castrazioni d’amor filiale. Da un punto di vista produttivo, il progetto non ha avuto vita semplice, come tutte le sorelle e i fratelli horror. The Butterfly Room – nato e girato negli Stati Uniti – mette in scena una bambina alla ricerca di alcune signore pressoché stagionate e, soprattutto, in piena solitudine. Il suo scopo è diventare loro complice. L’amica che non hanno mai avuto. Poi, non appena il rapporto con le donne di mezza età diventa una promessa affettiva, la bambina domanda loro soldi, in cambio di attenzione. Non fosse che, un giorno, la piccola mercenaria Alice si impasta con la donna sbagliata: Ann (Barbara Steele), gelosissima delle rivali “a pagamento” e pronta a far piazza pulita negli archi dell’amore materno. Allo stesso tempo, la vicina di casa di Ann decide di affidarle sua figlia di 10 anni per un weekend, un fine settimana in cui la bambina dovrà cercare di scoprire il segreto della stanza delle farfalle, nascosta all’interno di casa Steele. 

L’opera di Zarantonello è così sinistra e bruna da schivare strizzatine d’occhio a cult come Che fine ha fatto Baby Jane o pellicole congelate di Roger Corman. C’è cura, ne La stanza delle farfalle, e tematiche come il male e la cattiveria umana mangiano di rimando lo spettatore, imprigionando occhi e cuore dentro un uovo di serpente. O meglio, in quei box vetrati dove le farfalle, proprio come i bambini, resistono al tempo e restano involute per sempre. Innocenti, fioche. Grappoli di seno. Il punto di forza di Butterfly Room – co-prodotto da Rai Cinema – è la struttura: dieci anni di sceneggiatura per comporre un autentico puzzle di rimandi temporali e flashback, come un biglietto di sola andata nella mente oscura di Ann, apparentemente nata per fare del male ai bambini. La Steele (impegnata, in qualità di produttrice, con la miniserie tv Winds of War) è una maschera perfetta, la farina indorata di Boris Karloff e Vincent Price, sorta di psico-reginetta anni Sessanta-Settanta la cui corona, oggi, biancheggia in cenere, tra bambole di porcellana e grand guignol, auto-prostituzione bambina e campanellini d’ali. 
  • vincenzo

    Ho letto ,circa 10 anni fa,la sceneggiatura in prima stesura e l’autore è Luigi Sardiello,che non viene neanche menzionato nell’articolo.Semplice dimenticanza?

  • Filippo Brunamonti

    Caro Vincenzo, i credits (non tutti, naturalmente) si trovano nella didascalia in accorpo alla recensione. Saluti.