closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Haka!

Farewell, England

Farewell, boys in white. Addio, quindici della Rosa. A cinque minuti dalla fine i tifosi inglesi cominciano a sfollare dal sontuoso e regale Twickenham. Inaudito. In tribuna il principe Harry è ammutolito. Stuart Lancaster sembra una statua di sale: il coach che aveva portato in alto l’Inghilterra del rugby, pur senza vincere un solo Sei Nazioni nei suoi quattro anni di mandato, presenterà le sue dimissioni nelle prossime ore. Il capitano Chris Robshaw, è una una quercia morente piantata in mezzo al campo che lancia sguardi affranti ai suoi compagni. Sono in molti, tra la folla sugli spalti, che lo vedrebbero volentieri in catene nella Torre di Londra, non perdonandogli gli errori commessi nel match contro il Galles.

Addio, Inghilterra. Per la prima volta nella storia della William Webb Ellis Cup la nazione ospitante esce al primo turno. E che nazione: gli inglesi inventori del gioco, l’unica squadra europea ad avere mai vinto la coppa. La forza, la tradizione, la nobiltà del mondo ovale. L’Inghilterra è eliminata dall’Australia (33-13) nel match che mai e poi mai poteva permettersi di perdere ma che proprio per questo era diventato una trappola mortale. Troppa pressione, troppe inquietudini, troppa paura. Adesso è fuori dal “suo” mondiale, quello più bello e più ricco di sempre. L’aspettavano tutti in finale, torna invece a casa con un mese di anticipo, e l’ultima partita in programma sabato prossimo a Manchester contro il piccolo Uruguay sarà un appuntamento per pochi malinconici fantasmi.

L’Australia aspettava questo momento da dodici anni, dal 2003, quando perse la finale mondiale nel suo stadio, a Sydney, giustiziata da un drop di Jonny Wilkinson nei tempi supplementari. Se l’è presa comoda ma ha poi servito la sua gelida vendetta.

La partita dei wallabies è stata perfetta. Prima hanno sistemato bene la propria difesa, e per quaranta minuti gli inglesi non sono mai entrati nei 22 metri. Poi hanno messo a punto la mischia chiusa, dove gli avversari si annunciavano dominatori, e li hanno strapazzati, persino umiliati. Nei punti di incontro, nelle ruck dove si fa il lavoro sporco, hanno mandato Michael Hooper e David Pocock, due bounty killer che per ottanta minuti hanno rubato palloni, con le buone e con le cattive. E quando hanno fatto girare la palla si sono viste tutte le qualità della scuola australiana: passaggi, inserimenti, linee di corsa, senso musicale. Una sinfonia.

Due mete sono arrivate nel primo tempo (chiuso sul 17-3) per mano del mediano di apertura Bernard Foley – la seconda è stata una delizia, un duetto con Kurtley Beale in uno spazio affollato di maglie bianche. Ancora Foley ha messo tra i pali tutti i calci a disposizione (17 punti per lui). Nel secondo tempo c’è stato il ritorno inglese, con la meta di Watson e un paio di piazzati di Owen Farrell: 20-13 e risultato tornato in bilico. Ma al 65’ tutti gli sforzi inglesi sono stati vanificati da un inutile fallo di Farrell su Matt Giteau: cartellino giallo e fine della storia. Due piazzati di Foley riportavano avanti l’Australia e l’Inghilterra affondava definitivamente. A tempo quasi scaduto l’ultima, crudele meta di Giteau fissava il risultato. Giù il sipario.

Sabato prossimo l’Australia troverà il Galles ancora al Twickenham, con in palio il primo posto nel girone. E’ la ripetizione della finalina per il terzo posto di quattro anni fa a Auckland. Allora vinsero i wallabies e secondo i pronostici vinceranno anche questa volta. Nei quarti gli australiani troveranno probabilmente la Scozia e in semifinale una tra Irlanda, Francia o Argentina: la possibilità di ritrovarli in finale è qualcosa di più di una semplice ipotesi.

La situazione negli altri gironi. Gruppo B: il Sudafrica si è ripreso dalla sconfitta con il Giappone e ha battuto Scozia e Samoa, adesso è in testa al girone. Gruppo C: Nuova Zelanda saldamente al comando, mente per il secondo posto bisogna aspettare Argentina-Tonga (oggi, 15.30).