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Napoli centrale

Fallimento Astir. E’ colpa della giunta

 

Un’altra protesta dei lavoratori Astir ha mandato in tilt la città. Blocchi in due punti diversi del centro e tanta rabbia dei dipendenti della partecipata da 6 mesi senza stipendio e senza futuro, visto che le attività della S.p.a cesseranno il prossimo 11 ottobre. Dopo la trovata di martedì quando una quindicina di uomini sono saliti sul Maschio Angioino mettendosi in mutande, oggi in 200 hanno organizzato un sit-in davanti all’assessorato regionale al Lavoro in via De Gasperi, poi si sono spostati sotto il palazzo della Prefettura in attesa di essere ricevuti dai funzionari del governo. La situazione è esplosiva e i lavoratori senza prospettive, giustamente, hanno annunciato che non si fermeranno finché non avranno garanzie dalle istituzioni. Ma cosa è accaduto per arrivare a questo, visto che l’Astir è una società mista della regione Campania?

Andiamo per ordine. Sono nove mesi che la partecipata è in liquidazione a causa della richiesta dei crediti da parte di un suo fornitore e nessuno è intervenuto per affrontare il caso, non è stato chiarito a quanto ammonti il debito e non si è andati a un concordato preventivo. Sinistra ecologia e libertà ha presentato proprio oggi il conto del comportamento della giunta regionale che dovrebbe essere discusso in commissione e in cui si pongono domande non da poco sulle responsabilità di Caldoro&co., chiarendo i motivi di un tale disastro politico.

Primo: Perché la società può ricevere commesse solo dall’Ente regionale o dai commissariati di governo? I lunghi stop delle commesse sono infatti all’origine del declino.

Secondo: Perché il consiglio regionale non azzera il credito che la Regione vanta nei confronti della sua stessa partecipata? “L’idea che la Regione, garante della procedura di concordato – scrivono da Sel – possa determinare l’esito dell’Assemblea dei creditori nella qualità di creditore più importante dell’Astir, sembra singolare e pericolosa. La Regione dovrebbe essere contemporaneamente garante del debito e principale creditore”.

Terzo: Perché fino a questo momento non è stata aperta una proceduta di accordo con i principali creditori?

Quarto: Se si devono trasferire i lavoratori nella nuova holding Campania e Ambiente perché non si procede subito, invece di attendere?

E’ difficile credere che Palazzo Santa Lucia risponda con i fatti a questi interrogativi. Fermo restando che dovrebbe immediatamente, almeno, sbloccare i fondi per pagare i dipendenti e l’Inps, quello che ne viene fuori è una sostanziale forma di superficialità (o perggio incapacità) nel gestire il futuro di 350 famiglie.