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La rete nel cappio

Facebook e Google nel risiko della Rete

Grandi manovra in Rete. Questa volta è Facebook che muove le pedine nel grande risiko che le imprese globali

stanno svolgendo per controllare Internet. Due le notizie. La prima è l’annuncio da parte di Mark Zuckeberg di una sperimentazione che la il social network vuol lanciare. Si tratta di «pagare» gli utenti che guardano la pubblicità, cliccano sui siti segnalati da Facebook. Il prezzo è di dieci centesimo di dollari per ogni click sui siti pubblicizzati. Non sono soldi reali, bensì dei crediti per accedere ad alcune applicazioni che il social network «offre» agli utenti. Se il progetto, che viene dopo un accordo tra Facebook e la società pubblicitaria Trialpay, avrà successo costituirà un tassello ulteriore nel modello di Business della società di Mark Zuckeberg. Finora, infatti, la classica strategia di vendere spazi pubblicitari, pagati in base a quanti utenti visiteranno i siti segnalati, ha portato molti dollari nelle casse di Facebook, ma non ha attirato così tante inserzioni in rapporto al numero degli utenti del social network. Inoltre, il progetto cerca di tradurre in termini economici il concetto di prosumer, cioè di quegli utenti che con il loro contributo segnalano alle imprese cosa non va nel loro prodotti; oppure che producono essi stessi piccole, ma significative innovazioni per le imprese. Nel caso di Facebook, il contributo degli utenti sarà renumerato, a patto però che spendano i crediti acquisiti sempre nel sito. Un circolo che potrebbe risultare virtuoso per Facebook.

L’altra notizia che vede protagonista Facebook riguarda le voci di una possibile acquisizione di Skype, la società che consente di telefonare via Internet.

Nata come esempio di intraprendenza e delle potenzialità offerte dalla Rete, Skype si è affermata in passato come una società più dinamiche della Rete. Con un piccolo problema: la possibilità di telefonare gratis non portava soldi nelle sue casse. Con la vendita a Ebay finì l’era della gratuità assoluta, perché Skype faceva pagare le telefonate verso numeri telefonici non-skype. Di gratuito rimanevano sole le telefonate tra utenti Skype. Scelta che si è rivelata un vero fallimento, costringendo Ebay a cedere la maggioranza delle sue azioni a un gruppo di venture capitalist, che appena arrivati hanno pensato anche di inserire pubblicità suscitando non poche proteste. Ieri i boatos sulle trattative con Facebook. Ma il social network deve vedersela con Google, che aveva trattative per l’acquisizione sempre di Skype. Non è facile capire chi la spunterà tra le due società.

In ogni caso, il passaggio di mano di Skype qualche preoccupazione la suscita alle imprese di telefonia mobile, che potrebbero vedere costituirsi un temibile concorrente se Skype finirà nelle mani di Google. Da tempo, infatti, la società di Mountain View opera nella telefonia mobile. Il suo Android non ha certo sfondato, ma detiene una quota significante del mercato del software usato. Se ad esso, Google potrà aggiungere anche Skype, ci troveremo di fronte una società che potrebbe chiudere, per il momento, il cerchio magico della convergenza tecnologica e presentarsi come una società che consente di stare in Rete sia con un computer che con un telefono cellulare, utilizzando proprio l’infrastruttura tecnologica di Internet. E se poi mantiene il suo modello di business – gratuità in cambio di massicce raccolte – a farne le spese sarebbero le grandi compagnie di telecomunicazioni.