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losangelista

Faccia di Tolla

‘Ci vuole una bella faccia di breonzo per criticare Obama su una riforma sanitaria che avevi fatto tale e quale’ cosi’ in sostanza ieiri sera Bill Clinton ha apostrofato Mitt Romney dal palco della convention.  Solo una delle uscite di un discorso come un fiume in piena, istrionico, appassionato, lungo quasi un ora, l’apoteosi del politico democratico piu’ abile degli ultimi 50 anni.  A Charlotte e’ stata la notte del primo “black president”, no, non Obama, proprio lui,  Bill Clinton l’originale presidente sudista,  intriso cioe’ di quella  cultura regionale, schietta, sorniona, un po’ spaccona che nel paradosso del “South” e’  humus comune della cultura afroamericana e di quella bianca “contigua” da cui sono storicamente scaturiti gli impulsi razzisti piu’ virulenti. Non sorprese, negli anni 90,  che fra lui, “Bubba” Clinton, cresciuto da madre single nelle campagne dell’Arkansas, con l’accento impastato di Ozarks e uno smodato appetito per le fritture, e gli elettori neri ci fosse stato un feeling istintivo. Ieri ha sfoggiato il carisma viscerale rammentando perche’ per molti versi sia piu’ efficace di quello cerebrale e pacato  di Obama – paradossalmente proprio con la base afroamericana della coalizione democratica. Non vorremmo ripeterci troppo ma e’ straordinario come la dinamica del bipolarismo americano corrisponda ormai al calcolo degli equilibri  elettorati “etnici”. Nel 2008 Obama ricevette l’80% dei voti delle minorities (per cui si intendono principalmente neri, asiatici e ispanici), solo il 43% dei bianchi voto’ per lui mentre dei voti andati a McCain addirittura il 90% erano “bianchi”. Le proporzioni sono destinate a replicarsi anche il prossimo novembre, anzi la polarizzazione “razziale” del voto e’ semmai destinata ad accentuarsi: i democratici puntano a crescere la coalizione delle minoranze  e i repubblicani ad assicurare i bianchi. Stando cosi’ le cose la mano perdente se la giocano i repubblicani,  infatti la crescita demografica e’ tutta fra i  non-bianchi (oggi il 37% della popolazione e il 25% dell’elettorato, ma in crescita costante). Per controbilanciare lo strapotere “etnico” degli avversari i repubblicani ora hanno bisogno di una percentuale sempre maggiore di bianchi. Ma i trend demografici dicono  che questa strategia ha un limite naturale e gli stessi strateghi repubblicani sanno bene che per non passare in minoranza perpetua in definitiva non c’e’  alternativa ad allargare il partito ad una base piu’ eterogenea e rispecchiante la demografia del paese. Come ha detto Ron Brownstein del National Journal queste saranno probabilmente le ultime elezioni in cui il GOP potra’ pensare di dipendere interamente dalla “carta bianca”.

  • UC

    Oppure semplicemente si impedisce alle minoranze di votare. Strano tu non ne abbia fatto cenno.

  • luca celada

    Hai assolutamente ragione. Infatti una strategia centrale dei repubblicani e’ quella di limitare l’accesso delle minoranze ai seggi, in particolare introducendo l’obbligo del “voter id”. Non essendoci in America un documento d’identita’ nazionale le norme a riguardo dipendono dai singoli stati che spesso non richiedono l’esibizione di un documento al seggio. Se ve ne fosse l’obbligo rimarrebbero squalificati in maggioranza elettori poveri e “minoritari”, ovvero democratici. Una proposta di legge in questo senso e’ stata respinta da una corte federale in Texas la scorsa settimana, un altra in South Carolina e’ in corso di valutazione. In Ohio, altro stato in bilico i repubblicani erano riusciti a far passare il voto anticipato solo per i militari (i orevalenza repubblicani), l’amministrazione Obama e’ appena riuscita ad estenderlo anche al resto dell a popolazione.