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Horror Vacuo

Fede Alvarez/Sam Raimi

Sembra quasi privo di elaborazione o progettazione, La casa, remake dello stracult di Sam Raimi, diretto dall’uruguaiano Fede Alvarez. La buona notizia è che il giovane autore ragiona sia al dritto che al rovescio, in una sorta di fotografia aerostatica al bivio tra omaggio e frappé sbrindellato di muscoli e bava. Compatto, veloce, sprezzante. Alvarez divora tutto, nelle calma impassibile del (solito) chalet scricchiolante e dei boschi dove il male è in agguato. 

Con La casa (in originale: Evil Dead) ritorna anche l’impervio Necronomicon, rilegato in pelle umana e scritto col sangue di una vergine. Nel remake, il Libro dei Morti ha il compito di scandire/preannunciare le morti dei protagonisti, cartoonizzando l’orribile scena a cui stiamo per assistere. Non troverete altro in questa sorta di “monde à l’envers” dove il plauso va tutto agli oggetti-cimeli in campo, che inevitabilmente richiamano La casa versione 1981, quindi la motosega, la mano posseduta (punto di non ritorno slapstick de La casa 2), botole dark, animali putrefatti, piante carnivore e rami stupratori. 

Ci sono tante “cose preziose” che i fan di Raimi reinterpreteranno in questo elettroshock zuccherato, nonostante qui cambi la natura dell’agire e del fare. Dimenticate il corpulento eroe Ash/Bruce Campbell, catapultato nel Tredicesimo secolo sotto le grinfie dei cavalieri di Lord Arthur (e pronto al ciak d’inizio de L’armata delle tenebre 2). Dimenticate quella motosega usata come arto improprio. Dimenticate, dimenticate, ma non alzatevi dalla poltrona prima del dissolversi dei titoli di coda. 

Ne La casa 2013 Alvarez elegge Mia a “scream queen”, dissennata, assonnata, nevrotica. Un’anti-Ash dei nostri giorni, drogata e con un fratello come angelo custode. Mia tenta di tenere alta la metrica dell’astinenza ed invita i suoi amici ad una gita da disintossicazione. Finirà male, malissimo. La droga non perdona, figurarsi i morti prima sepolti e poi evocati. Sangue e zampilli di vomito turbinano ovunque, soprattutto nella seconda parte, più paludosa e oscura. Poco humor nero nel deliquio (e qui sta lo “stacco” con La casa originale). Dalla shaky cam di Raimi al musical di Evil Dead del 2006, arriviamo ad una versione più cupa, riscritta con spirito di collera da Diablo Cody. 

“Mi sono avvicinato al remake con ammirazione e rispetto per l’originale, che noleggiai in videoteca a 12 anni e spalancò l’inferno sotto i miei piedi” commenta Alvarez. “L’approccio è ancora più violento e sanguinolento di quello che avete visto nel film di Raimi. C’è molto realismo e per chi ha il cuore debole sarà dura parare la botta. E’ anche un progetto schizofrenico: nella prima parte ci affezioniamo a dei comuni ragazzi in cui la maggior parte del pubblico può identificarsi, nella seconda entriamo in una specie di zona allucinogena, con demoni sotto il pavimento o che volteggiano nel vuoto. Se non fosse stato per Sam Raimi e Bruce Campbell (co-produttore insieme allo stesso Raimi e Rob Tapert, ndr.) il mio remake sarebbe diventato un altro debole ingranaggio dell’industria hollywoodiana. Invece è qualcosa di più personale, primordiale, sadico. Come impongono i tempi che viviamo”. Non a caso, l’utilizzo di effetti digitali in CGI è ridotto all’osso, perché di ossa da strecciare spolpare ce ne sono sin troppe, e sono tutte di gomma e lattice schiumato.