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Lo scienziato borderline

Eugenio Finardi, o dell’arte fibrillante

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Per fare l’elogio di Eugenio Finardi, amici, ricorrerò a delle immagini. Son sicuro che lui sentendomi penserebbe io voglia scherzare, e invece sono serissimo, perché voglio dire la verità.

Io dichiaro dunque che Eugenio è in tutto simile a quelle statuette di antichi musici-filosofi che si vedono nelle botteghe degli scultori, con in mano zampogne e flauti. Se si aprono, dentro si vede che c’è la statua di un dio. E aggiungo che lui ha tutta l’aria di un filosofo, eh sì, Eugenio, gli somigli proprio, non vorrai negarlo, nell’aspetto!
Ma, si dirà, Eugenio è forse un suonatore di flauto? Ebbene sì. Il pifferaio magico incanta tutti con quel che riesce a fare con la sua musica,. Le sue arie sono sempre capaci di farci sentire quanto bisogno abbiamo degli dèi. Tu, Eugenio, sei diverso da loro in questo, che non hai bisogno soltanto di strumenti musicali per ottenere gli stessi risultati: ci sono anche le tue parole.

Una cosa è certa e dobbiamo dirla: ascoltando te, tutti siamo prima o poi colpiti al cuore: qualcosa che non ci fa star tranquilli si impadronisce di noi. Siamo, insomma, fibrillanti e fibrillati.
Quanto a me, amici, bisogna che vi dica quale impressione ho avuto nel passato, ed ho ancora, ad ascoltare i suoi concerti. Quando li sentivo, mi stupivo e mi emozionavo per tanta forza e semplicità diretta. Ora, ascoltando i grandi mondiali del pop, mi accorgo certo che suonano bene, ma non provo niente di simile: la mia anima non fibrilla.

Ecco l’effetto delle sue parole e della sua musica, su di me e su molti altri: ecco cosa quest’uomo ci ha fatto subire! Passa il tempo ad intessere ragionamenti musicali, ponendoli con dolce ironia un po’ a tutti. Ma quando diventa serio e la statuetta si apre,  si vede che immagini affascinanti contiene. Io le ho viste, simili agli dèi, preziose, imperfette e belle, straordinarie.

(Ma cosa cavolo scrive Zucchetti? Beh, non sono io: è tratto dall’elogio di Socrate, autore un certo Platone. Si parva licet, mi pare adattissimo).

Ho avuto il piacere di intervistare Eugenio Finardi all’Askatasuna di Torino. Ecco il bellissimo colloquio fra noi.

Una sola cosa da eccepire, Eugenio. Quando ti intervistai a Bologna, alcuni mesi fa, mi confidasti che “ai miei concerti, giovani non ne vedo tanti…”. E allora come mai, l’altra sera all’Askatasuna, a Torino, c’era la sala strapiena di ragazzi IN FIBRILLAZIONE?