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Islamismo

Esiste un femminismo islamico?

Certamente è di moda, soprattutto in occidente, parlare di femminismo islamico e accreditare la possibilità di una emancipazione femminile attraverso la religione. Si possono avere posizioni diverse sulla religione e sul femminismo ma dire che esiste un “femminismo islamico” mi pare un ossimoro. Naturalmente questo vale per tutte le religioni, sono convinta che nessuna religione, soprattutto quelle monoteiste, favorisca l’affermazione dei diritti delle donne. Solo dove esiste uno stato laico sono affermati (questo non vuol dire realizzati) i diritti delle donne e questo vale non solo per i paesi cattolici ma anche per quelli musulmani, come la Tunisia. Che ne pensate?

  • cama

    Esistono i cattocomunisti e c’è chi ha coniato termini come anarcaislam (Mohamed Jean Veneuse) e non ha trovato contraddizioni, nè ha notato ossimori. c’era un’anarchica pistoiese, Leda Rafanelli, femminista e musulmana. perchè non dovrebbe esistere il femminismo islamico?. Le ibridazioni sono fatti reali, vivi, i monoteismi sono testi scritti. il problema non è valutare se ci troviamo davanti a degli ossimori concettuali. No. Il problema è che spesso alla donna subalterna (quella ben descritta dalla studiosa Spivak) non è concesso di parlare in prima persona, e l’oppressione è doppia. Una società patriarcale che toglie la parola e mette i veli, e una società paternalista che dice di proteggere e in cambio pretende un silenzioso alienamento.

  • Ahmed

    Bella domanda. La risposta e’ naturalmente “no”. Concordo sull’ossimoro. Sarebbe come parlare di democrazia nazista o ecologismo dei cacciatori.
    L’aggettivo “islamica/o” e’ associato a molti concetti in modo inopportuno. Spesso si sentono ripetere frasi vuote come “cultura islamica” o “paesi islamici” o, addirittura “architettura islamica”, etc.
    Non si capisce cosa sia l’ideologia islamica senza un’accurata analisi storica e, purtroppo, pochi sono preparati in materia. A volte sento queste sciocchezze persino dai c.d. fedeli islamici, specie se converti occidentali, che si bevono le quattro frottole della propaganda islamista senza approfondire la storia. Sembrerebbe quasi che desiderino farsi imbrogliare, pendendo dalle labbra dei millantatori.
    Non vi sono “paesi islamici”, ma “paesi a maggioranza maomettana”. Maggioranza che deriva dalla dominazione delle elite beduine che invasero quei paesi e che hanno fuso religione e potere per meglio dominare vasti strati di popolazione di fede diversa. Con il tempo, per sfuggire all’apartheid islamico e per convenienza economica le popolazioni si sono progressivamente convertite, fino ad arrivare alla maggioranza.
    In detti paesi, la critica all’ideologia islamica e’ proibita, come si vedono gli scontri sul concetto di blasfemia, rendendo impossibile qualsiasi evoluzione di un’ideologia creata 1400 anni come cemento per le tribes beduine, per lanciarle alla conquista di un impero.
    La cristallizzazione di concetti arcaici in dogmi religiosi, rende la vita di piu’ di un miliardo di persone un tunnel oscuro, in special modo per le donne.

  • Mimmi

    Credo che esista un femminismo islamico: l’importanza di scindere quello che lo stato di diritto, laico, potrebbe garantire come diritto dai diritti insiti nella sfera privata di una donna.
    Credo inoltre che il femminismo islamico sia un percorso per le donne musulmane di dibattito e di affermazione dei loro diritti all’interno della loro religione e, di consequenza nelle loro cultura per poi affermarsi come consuetudine nel diritto pubblico del proprio stato.

  • Renato

    Sono d’accordo che la religione non favorisca l’affermazione, in generale, dei diritti e in particolare quelli delle donne. La giustificazione di un’affermazione così categorica può trovare una spiegazione più argomentata ed ampia di un commento sintetico nel testo di Oliver Roy “La santa ignoranza” – Religioni senza culture-, dove viene analizzato il rapporto tra religioni e culture. E’ un argomento di stretta attualità, che aiuta a inquadrare storicamente certe categorie culturali che abbiamo recepito acriticamente e sulle quali basiamo i nostri pregiudizi attuali.
    Un saluto affettuoso.

  • Galaverna

    Sono perfettamente d’accordo; i diritti delle donne non possono affermarsi all’ombra di chiese e moschee.

  • Francesco Manzella

    Penso che tutti gli ismi portino con sè quegli eccessi, quei scadimenti fino ad arrivare ad una visione radicale del proprio punto di vista.
    Per quanto concerne l’esistenza di un femminismo islamico oltre ad essere un ossimoro, lo considero una chimera all’interno di società dove il livello sociale della donna non ha nessun ruolo e nessuna funzione se no quello di procreare.

    Francesco Manzella

  • carlo

    E’ curioso che ci sia stato proposto il tema del femminismo islamico in un momento di profonda crisi delle società musulmane del Nord Africa.
    Se è vero quanto alcuni sostengono , ovvero che sia stata la fame, dovuta all’aumento dei prezzi internazionali degli alimentari, a muovere in contemporanea Tunisia, Egitto e domani altri paesi arabi, la questione coinvolge profondamente le donne. Perché gestiscono le famiglie e il loro pasto.

    In questo contesto toccherà anche al El Baradei trovare una soluzione al problema “fame”. Non sarà solo una questione di “democrazia” e nuove forme istituzionali.
    Ci riuscirà se renderà più competitivo il sistema paese. Ma la domanda è : potrà farlo senza ammodernarlo anche con l’inserimento delle donne nel processo produttivo ?
    Potrà la società egiziana oggi e quella araba domani , femminismo islamico o meno, rinunciare al contributo che milioni di donne possono dare uscendo di casa per lavorare ?
    Il femminismo , in qualunque società ci si riferisca , non ha senso senza il lavoro delle donne !

    E i Fratelli Musulmani come reagiranno ?
    Discutere di femminismo islamico in questa circostanza mi pare eccentrico.

  • Valter Di Nunzio

    Non credo sia un ossimoro. Oggi le società a maggioranza islamica hanno il problema di rimuovere tutte quelle restrizioni all’educazione, alla salute e al lavoro delle donne che derivano dalla tradizione, non dalla religione. Una tradizione, ovviamente non avulsa dalla religione, ma comunque distinta e spesso in conflitto: si pensi solo ai matrimoni forzati, sopratutto in India, Pakistan, Bangladesh che nella religione islamica sono haram, così come lo sono ovviamente le mutilazioni genitali in Somalia. Per questo “voi laici” spesso non comprendete perchè le donne che si battono contro questi fenomeni, in moltissimi casi, lo facciano in nome della religione, con tanto di di Corano in mano, e non contro di essa come auspichereste.
    Il discorso sarebbe molto meno superficiale e più utile se si accettasse che il percorso delle società islamiche non è una tappa arretrata della stessa strada dell’Occidente ma è un’ altra strada. In fondo le tradizioni sociali non sono altro un nano seduto sulle spalle di un gigante. Il gigante è la religione, che parla al cuore degli uomini non dell’oggi ma dell’eternità, come diceva un grande illuminista come Kant.

  • davide fortunati

    ….cio’ che ha scritto Giuliana è pienamente condivisibile, anche perche’ è facilmente comprovato sia nel passato che nel presente.Saluti.

  • Paolo1984

    anch’io penso che la concezionne moderna di emancipazione sia incompatibile con la religione monoteista

  • danilo recchioni baiocchi

    Bisogna distinguere fra i grandi monoteismi. Per quanto riguarda quello islamico, rimando al post di Ahmed, che condivido. Maometto ha acquistato e venduto mogli e schiave, anche di età di gran lunga inferiore a quelle frequentate dal nostro Presidente del Consiglio: il suo esempio rimarrà per sempre parte della tradizione islamica. Il femminismo islamico dovrebbe cominciare ad affermare l’incompatibilità fra islam e poligamia: la vedo un po’ dura!
    Non c’è paragone fra la posizione della donna nell’Islam e quella nel Cristianesimo: Gesù dopo la Risurrezione appare a donne prima che a uomini, tratta le donne sempre con estremo rispetto, abolisce la lapidazione,il ruolo di Maria è centrale nella Chiesa,…
    Quindi, sia l’esempio, che la tradizione, che i fondamenti teologici concorrono a far sì che ci sia una profonda differenza, così come su altri temi (laicità, libertà, violenza,…).
    L’opzione “laica” andrebbe tradotta con “atea”, perchè la laicità è stata fondata da Gesù stesso, è quindi è l’essenza del cristianesimo. Ebbene, questa opzione cosa vuol dire? Imporre l’ateismo? Spero proprio di no: una tale imposizione sopprimerebbe il diritto degli essere umani di interrogarsi sulla vita e quello che c’è dopo imponendo una certa fede, perchè neanche l’ateo ha una certezza sull’aldilà. E’ assolutamente umano interrogarsi sull’esistenza e la natura di Dio, e l’ateismo è solo una possibile risposta: imporla è inumano.
    Ha senso, alla fine, imporre una dittatura di questo tipo per affermare l’uguaglianza fra uomini e donne? Messa coì sarebbe un’uguaglianza di sofferenze. Peraltro, mi sembra che ci sia già stato qualche tentativo che ha provocato diversi milioni di morti, solo pochi decenni fa.
    Invece di inventarci formule sconclusionate basate su pregiudizi, proviamo a guardare la realtà per quello che è.

  • anna

    esiste peró a siviglia una “escuela feminista de teología” e ogni anno si celebra un congresso, http://www.efeta.org/ES/home.php date un’occhiata

  • Andrea

    Non credo che si possa conciliare il concetto di religione con il concetto di femnminismo, anche se sul “femminismo islamico” avevo letto un interessante romanzo di un convertito americano, che parlava di una comunità di giovani islamici americani tra cui una “femminista radicale con il burqa”, che mi aveva dato da pensare. In effetti, se esiste una religione all’interno della quale si possa affermare una corrente femminista è proprio quella islamica, occidentalmente percepita come ultra ortodossa e fondamentalista, ma in realtà priva di una struttura e di una posizione universale, e frammentata in molteplici realtà. Ma questa possibilità non mi pare realistica, come tutte le religioni la tendenza a delegare a Dio il libero pensiero deprime iniziative di questo tipo..
    p.s. A parità di misoginia e omofobia almeno l’islam non si è mai opposto ai progressi scientifici, o per lo meno non lo ha fatto con la sistematica pervincacia della Chiesa Cattolica..

  • alessandra

    se islamico/a è un aggettivo, gli si possono attribuire vari significati. perchè esiste un femminismo occidentale, europeo valido universalmente?
    io credo che l’aggettivo islamico si riferisca ai paesi di tradizione musulmana, e se anche ci sono attribuzioni di senso diversificate, ciò non esclude che il femminismo si declini in modi molto diversi. non stiamo parlando di chiese o moschee ma di donne. l’esempio di leda Rafanelli parla da solo, anarchica, militante, femminista non so sino a che punto, eppure musulmana. siamo noi “laicizzati” che dovremmo far cadere l’ossessione per la religione (vedi Francia: il paese “più laico” e più ossessionato dalle religioni, specie dall’islam), anche perchè non mi pare che la nostra laicità ci abbia garantito eguali diritti, e soprattutto non mi pare che siamo un esempio di emancipazione per le donne – siano esse arabe, musulmane, cristiane, indiane o di qualsiasi cultura e società. ogni luogo e tempo conosce i proprio femminismi, maschilismi, ottusità, dogmi e quant’altro, in modo contestuale. la cultura viene probabilmente prima della religione, anche se è difficile scinderle in molti contesti. affermare che l’islam si sia fermato a 1400 anni fa non mi pare una visione obiettiva, perchè il mondo “islamico” si muove eccome, e non aspetta necessariamente le nostre ricette. magari imparassimo anche noi a invadere le strade per reclamare i nostri diritti e far cadere i corrotti, senza le ipocrisie che dobbiamo sentire ogni giorno!

  • paolamalika

    il femminismo islamico non è fatto solo di donne che portano il velo, ma soprattutto di donne che cercano di riarticolare un discorso sull’islam basato sull’uguaglianza sociale e di genere; punto di partenza per femministe come amina wadud o leila ahmed è che il patriarcato abbia preso il sopravvento subito dopo la morte di Muhammad, come conseguenza delle letture, dei commentari, della giurisprudenza nate a margine del libro sacro, e che quindi non sia insito come sistema nella rivelazione coranica. a questo proposito abbondanti sono state le riletture del corano che puntano a dimostrare l’assenza di una discrminazione basata sul genere (una su tutte “qur’an and woman” di amina wadud). il femminismo islamico è nato per recuperare un idea di umma (comunità) come spazio condiviso, condiviso allo stesso modo da donne e uomini, e come comunità globale; il femm. islamico inoltre cerca di superare le tradizionali visioni dicotomiche est-ovest, pubblico-privato e laico-religioso.
    certo, si tratta di letture, di visioni che possono convincerci o meno, ma anzichè chiederci cosa ne pensiamo sarebbe più utile accettare questo fenomeno come dato di fatto e sforzarci di ascoltare la voce della subalterna (come detto nel primo post, con cio concordo pienamente) e non parlare a suo nome come femministe bianche e occidentali.
    segnalo un libro su tutti, che però non esiste in italiano: “Feminism in Islam. secular and religious convergences”, di margot badran, attualmente la più importante studiosa di femminismo arabo e islamico.

  • ines

    buongiorno compagni!
    Venite in Tunisia per le prossime vacanze: non solo sarete in un bel paese ma anche in un paese libero dove è nata la democrazia! sarà una vostra contribuzione per l’economia del paese ma anzitutto un’esperienza eccezionale…
    cosi’ potrete parlare di questo argomento con mussulmani e anche con degli islamisti se ne beccate qualcuno! a presto in Tunisia! fiordilucertola@yahoo.it

  • Paolo1984

    Comunque è da rilevare che Leda Rafanelli si avvicinò al sufismo, corrente mistica dell’Islam considerata eretica dai fondamentalisti in particolare dai wahabiti.
    Alessandra, la nostra laicità un bel po’ di diritti almeno formali ce li ha dati agli uomini come alle donne, certo l’Italia non è la Svezia.
    Ma non disprezzi quello che ha, non si faccia scoraggiare dal fatto di essere governata da Berlusconi, nonostante lui questo Paese in quanto a diritti delle donne non è all’anno zero, certo non siamo la Scandinavia

  • Renato

    Giuliana ha messo lanciato un bel sasso nello stagno sollecitandoci ad esprimerci su una questione che all’apparenza si poteva risolvere con una battuta più o meno motivata. Le risposte che sono arrivate hanno evidenziato invece la complessità delle questioni che stanno dietro ad ogni, anche seplicistica, valutazione. Gli elementi che emergonono con più evidenza nelle risposte sono: il significato di cultura e di religione, il loro rapporto e l’impatto delle globalizzazione come fenomeno di “formattazione”, di omogenizzazione di senso rispetto alle diversità che si esprimono nelle singole culture. Esprimere un giudizio di sintesi su una questione che si presenta come un quadro in continuo movimento e cangiante a seconda dei punti di vista è uno sforzo che alla fine lascia più o meno tutti sulle stesse posizioni. Quando si dialoga il punto di partenza è stabilire una griglia di concetti condivisi sui quali basare l’analisi del problema, altrimenti si rischia di non capirsi. Accedere a questo primo livello di condivisione di senso penso sia il primo passo per rendere produttiva la provocazione di Giuliana.

  • Valter Di Nunzio

    @carlo. Sono perfettamente d’accordo con lei sul fatto che le società musulmane non debbano rinunciare non solo al lavoro monetizzabile delle donne (e in realtà il tasso di attività e di istruzione fra le donne è in forte crescita in gran parte dei Paesi islamici) ma anche al loro contributo intellettuale e qualitativo allo sviluppo umano. Basta guardare le immagini degli ultimi mesi, di migliaia di donne con hijab che partecipano a delle rivoluzioni vittoriose per capire che tutto questo è molto più che un auspicio, è un fatto.
    Mi consenta però una osservazione sulla posizione della donna nel mondo occidentale. Io vedo, per esempio, un esito drammatico nella svalutazione etica e sociale del lavoro domestico non monetizzato delle donne: almeno una parte della degradazione morale, della lacerazione dei rapporti umani, della rottura della solidarietà generazionale delle società in cui viviamo ha le sue radici in questa svalutazione. Ho davanti a me i dati dell’ultimo Decreto Flussi Migratori. Siamo già arrivati a oltre un milione di badanti e colf attivi/e. E’ possibile che una società debba comprare in toto la cura dei propri anziani e dei propri figli? E’ desiderabile? E’ umano? Non credo proprio che questo aspetto della nostra società sia un modello positivo.

  • http://www.xxdonne.net daniela

    la domanda se esiste un femminismo islamico è piuttosto strana, dal momento che a Barcellona si sono tenute quattro conferenze sotto questo titolo, e volumi ne sono stati scritti, anche in italiano.
    essendo un “oggetto culturale”, il femminismo islamico esiste certo nello spazio della cultura, non è come discettare dell’esistenza degli angeli o degli unicorni.
    forse la domanda che giuliana ha in mente è: “è vero femminismo?” supposto che sappiamo che cos’è il vero femminismo. ecco qualche informazione per abbozzare una risposta:
    le studiose che si raggruppano sotto questa definizione interpretano il Corano come messaggio di uguaglianza tra i sessi, tra gli esseri umani, che siano o meno musulmani, tra i diversi orientamenti sessuali (e molto altro naturalmente). credo che, dal momento che la religione è sempre basata sull’interpretazione, sia da accogliere con grande favore una corrente di pensiero che porta avanti queste posizioni.
    per chi la fede ce l’ha, putacaso in Allah, mi pare che avere a disposizione un’interpretazione egualitaria dei testi sacri, contrapposta a quella fondamentalista, faccia bene, come lo fa, indirettamente, anche a chi la fede non ce l’ha (come me). personalmente non mi interessa una crociata ateista, ma la condivisione di valori comuni anche con persone che credono in una religione. nella vita quotidiana non lo trovo impossibile.

  • Ahmed

    @ Paola Malika. Il maschilismo islamista e’ profondamente radicato nei libri c.d. sacri, ed in particolare nelle Hadith. Narra (Sahih) Bukhari, Volume 9, Libro 88, Numero 219: nel Gennaio 628 Muhammad sentendo che vi era un’anziana e rispettata leader (Umm Qirfa) della tribu’ di Banu Fasarah, si infurio’ e sentenzio’ “mai una nazione arrivera’ al successo se condotta da una donna”. Quindi ordino’ a Zayd ibn Haritha di attaccare a sorpresa la tribu’, il cui unico peccato era quello di farsi comandare da una donna. Le orde islamiche attaccarono di notte, senza alcuna dichiarazione di guerra e conquistarono il campo facilmente. La popolazione sconfitta venne presa come bottino di guerra, come da tradizione islamica, in cui il 20% andava a Muhammad. L’anziana leader venne legata a due cammelli, che vennero lanciati in direzioni opposte e fu squartata viva. Dopo di che le orde islamiche si dedicarono a decapitare il corpo straziato della donna e portarono la testa come trofeo a Muhammad. Il Quale si felicito’ per l’impresa ed ordino’ di issare la testa su un palo di portarlo in parata per Medina.
    La bellissima figlia della capo tribu’ venne data come schiava sessuale all’anziano Hazan ibn Abi Wahb.
    Mi sa che non conosciate molto bene l’ideologia islamica.

  • lina

    Il femminismo è una condizione culturale e politica che nasce in paesi dove il laicismo ha un suo spessore. Se invece ragioniamo su quanto emerge da un’indagine condotta in Egitto e in altri sei paesi a maggioranza musulmana dal Pew Forum on Religion & Public Life di Washington, numero uno al mondo per quanto riguarda le ricerche in questo campo, le mie convinzioni traballano.
    Gli altri sei paesi indagati – per confronto – sono la Turchia, il Libano, la Giordania, il Pakistan, l’Indonesia e la Nigeria.

    Il caso dell’Egitto è in questi giorni particolarmente sotto osservazione e il suo confronto con gli altri paesi può essere di particolare interesse.

    La democrazia, ad esempio, è ritenuta la migliore forma di governo dal 59 per cento degli egiziani, mentre in Turchia e in Libano raccoglie consensi del 76 e dell’81 per cento.

    In Egitto il 22 per cento della popolazione ritiene che in alcune circostanze sia da preferirsi un governo non democratico.

    Circa i rapporti tra politica e religione, quasi la metà degli egiziani pensano che l’islam influisca già ora fortemente sulla politica. E tra quelli che la vedono così, il 95 per cento giudicano che ciò sia un bene.

    In generale, 85 egiziani su cento giudicano positiva l’influenza dell’islam sulla politica. Soltanto il 2 per cento sono risposte negative. In Libano e in Turchia, invece, i giudizi negativi sono superiori al 30 per cento.

    In uno scontro tra modernizzatori e fondamentalisti, il 59 per cento degli egiziani dice di tenere per fondamentalisti, contro il 27 per cento che parteggia per i primi. In Libano e in Turchia le parti sono rovesciate: rispettivamente l’84 e il 74 per cento stanno con i modernizzatori, mentre con i fondamentalisti si schierano il 15 e l’11 per cento.

    Più della metà degli egiziani, per l’esattezza il 54 per cento, sia donne che uomini, sono favorevoli alla separazione dei sessi sui luoghi di lavoro. Mentre in Libano e Turchia i contrari sono tra l’80 e il 90 per cento.

    Richiesti di dire la loro su Hamas, Hezbollah, e al-Qaeda, in Egitto si dicono favorevoli a Hamas il 49 per cento, a Hezbollah il 30 per cento e ad al-Qaeda il 20 per cento.

    Su questi giudizi influisce in parte l’essere musulmani sunniti o sciiti. Gli egiziani sono sunniti, come lo è Hamas, mentre Hezbollah è sciita.

    Dati questi presupposti mi chiedo perchè dovremmo discutere di femminismo in Egitto.

  • angelo casali

    Molti parlano di donne e lavoro come se nei paesi islamici le donne non lavorassero, questo è vero solo per alcuni in particolar modo in Afganistan, anzi in molti paesi sono le donne sopratutto che lavorano, ma attenzione, non è segno di emancipazione ma piuttosto di schiavitù rispetto al marito.
    E il fatto che in Afganistan non possano lavorare è segno della profonda ignoranza che avvolge il paese, la prima moglie di Maometto possedeva una se non più carovane di cammelli, all’epoca l’equivalente di una grossa ditta di trasporti moderna.

  • danilo recchioni baiocchi

    Consiglio a chi voglia inquadrare il tema (come è giusto) in quello più ampio del rapporto fra islam e modernità, il seguente articolo, che ho trovato particolarmente chiaro e illuminante:

    http://www.labussolaquotidiana.it/ita/articoli-i-cinque-volti-dellislame-la-chiave-per-il-futuro-dellegitto-852.htm

  • Enrico Galuppo

    Femminismo islamico……chissà,forse, il processo di emancipazione delle donne in occidente nasce agli inizi del secolo scorso, nel 900′ si hanno i primi sintomi di una possibile centralità del ruolo femminile nella società, le suffragette,con il relativo diritto al voto, successivamente dopo la seconda Guerra Mondiale in Italia e poi negli anni 60 e 70 negli Usa e in Europa con i diversi temi e diritti civili.Con l’avvento dell’islam dopo i processi di decolonizzazione, si puo’ parlare di diritti e di rivoluzione culturale femminile? Penso proprio di no, l’islam non è l’europa della rivoluzione francese dell’illuminismo e neanche della tripartizione dei poteri con una rispettiva stampa libera, con regimi filo-islamici a stampo teocratico come l’iran, la quale si professa a tutti gli effetti una Repubblica islamica.Per avere una rivoluzione femminile nel mondo arabo c’è bisogno di una vera laicità dallo stato alla religione, islam la quale è molto intrasigente e conservatrice.

  • http://www.lacittadisotto.org Marco Sansoé

    Leggiamo il recentissimo, utile e necessario libro di Anna Varzan, Le donne di Allah, Bruno mondadori Euro 20,00. E’ capace di fare chiarezza. Raccontandoci il mondo delle donne islamiche ci aiuta a capire che la storia e il mondo delle idee non sono mai lineari, quindi i processi storici, ideologici (ma anche quelli interiori) sono contraddittori e seguono percorsi complessi. Nessuna semplificazione è possibile.
    Per noi occidentali, responsabili dei disastri e delle umiliazioni inflitte ad interi popoli e culture, non resta che provare a capire e poi prendere parte, ed agire.

  • alvise

    Se esista un femminismo nel mondo islamico o meno lo si potrà constatare dal tipo di legislazione che l’Egitto , la Tunisia e poi gli altri Stati arabi adotteranno al termine di questo profondo cambiamento politico in corso.
    Solo allora potremo dedurne qualcosa.

  • lina

    Come spesso accade purtroppo nei nostri ragionamenti assimiliamo realtà e comportamenti nostrani , supponendo – spesso a torto – che accada qualcosa di simile anche in altri luoghi.

    E’ stata mia grande meraviglia leggere di recente che il 36% dei legami matrimoniali in Tunisia siano endogamici. Ovvero spesso di tratta di nozze tra parenti.
    Accasarsi con un cugino è la forma di protezione migliore che una donna araba possa trovare per far fronte alla sua “debolezza” rispetto al potere maschile che vige in quelle società.
    In Egitto e in Giordania è una prassi tuttora diffusa, come in tutto il Medio Oriente.

    Agli occhi di queste donne il femminismo occidentale non serve.
    Per difendere i loro diritti in famiglia ci hanno già pensato e forse anche risolto !

  • giorgio fornara

    sono pienamente d’accordo con Valter Di Nunzio. Aggiuno io chi ha detto che i modelli occidentali e i punti di vista occidentali siano i migliori? cosa ne era, prima dell’illuminismo, di questa società occidentale? cosa sarà in futuro delle società in cui l’islam é predominante? quali saranno i risultati dell’interazione (e non dello scontro) tra queste differenti visioni? e in tutto questo le donne come si muovono, cosa fanno di concreto per costruire qualcosa e per non sottomettersi più a questa autorità maschilista? Bisognerebbe andare nei cosidetti “paesi islamici” e parlare con le donne prima di esprimere giudizi ideologici sulle religioni o sui sistemi politici. Se invertissimo il contesto, visti i recenti fatti sul presidente del consiglio, porrei una domanda <>

  • giorgio fornara

    sono pienamente d’accordo con Valter Di Nunzio. Aggiuno io chi ha detto che i modelli occidentali e i punti di vista occidentali siano i migliori? cosa ne era, prima dell’illuminismo, di questa società occidentale? cosa sarà in futuro delle società in cui l’islam é predominante? quali saranno i risultati dell’interazione (e non dello scontro) tra queste differenti visioni? e in tutto questo le donne come si muovono, cosa fanno di concreto per costruire qualcosa e per non sottomettersi più a questa autorità maschilista? Bisognerebbe andare nei cosidetti “paesi islamici” e parlare con le donne prima di esprimere giudizi ideologici sulle religioni o sui sistemi politici. Se invertissimo il contesto, visti i recenti fatti sul presidente del consiglio, porrei una domanda: Certamente è di moda, soprattutto nei “paesi islamici”, parlare di femminismo italiano e accreditare la possibilità di una emancipazione femminile attraverso la laicità. Si possono avere posizioni diverse sulla laicità e sul femminismo ma dire che esiste un “femminismo italiano” mi pare un ossimoro. Naturalmente questo vale per tutte le forme di laicità, sono convinta che nessuna forma di laicità, soprattutto quella italiana, favorisca l’affermazione dei diritti delle donne. Solo dove esiste uno stato religioso e morale sono affermati (questo non vuol dire realizzati) i diritti delle donne e questo vale non solo per i paesi musulmani ma anche per quelli cattolici, come l’Italia. Che ne pensate?

  • Paola Ghini

    Vorrei ricordare che l’islamismo ha diverse correnti di pensiero e diversi filoni in cui si realizza, non è una realtà monolitica e uniforme. Perciò può esistere un femminismo islamico nel senso di un movimento che non negando la spiritualità della rivelazione religiosa, vuole la riaffermazione della donna. Forse la domanda che si voleva porre è se può esistere un femminismo coranico, cioè un’interpretazione del testo che sia favorevole all’affermazione della donna. Ma allora, credo che analogamente se si prende i considerazione il testo biblico, non sia possibile avere un femminismo biblico.
    Infatti il femminismo è un fatto talmente moderno come pensiero che difficilmente può essere ricercato o giustificato dentro un testo antico. Il femminismo islamico è forse un tentativo per rileggere la metafora della rivelazione come appunto metafora e non in senso letterale, in modo da trovare le pieghe che insinuare un nuovo pensiero moderno.
    A me interessa di più, molto praticamente, se esiste un movimento femminista oggi anche in Italia, perchè io non lo vedo.

  • Angelica Erta

    Femminismo islamico non è un ossimoro, sono i nostri occhi di occidentali che lo leggono fra le righe del Corano, dimenticando che la religione vissuta non equivale all’esegesi del libro sacro. Non mi sorprenderebbe che molte donne trovassero proprio in Dio la forza per sopportare e cambiare la loro situazione. Il punto è articolare parità di genere e Islam e non abolire una parte, per tante donne centrale, della loro identità come quella costituita dall’essere musulmane. Non sono esempi, forse imperfetti, di femminismo islamico paesi come la Turchia o la Tunisia in cui la parità fra i sessi è sancita dalla Costituzione mentre le moschee non smettono di riempirsi di donne. Non sto dicendo che il Corano costituisce una linfa per l’emancipazione femminile, come non lo sono la Bibbia o Gli Atti degli Apostoli, ma i fermenti verso l’uguaglianza che si muovono in una società non fanno piazza pulita della cultura in cui sono immersi, non la cancellano, ma la scalfiscono dall’interno in modo da renderla compatibile con le nuove posizioni. Il Corano e la Bibbia restano identici nei secoli, ma i punti su cui gli individui si soffermano per costruire le loro identità cambiano, il desiderio di sacro in Italia non è morto ma quanto sono cambiati i comportamenti dagli anni 50′ a oggi? E di nuovo, non esistono elementi maschilisti anche nella laicissima e disinibita Italia del nostro presente? Le veline sono, come il burqa il prodotto del potere maschile ed è quindi da questa asimmetria che si deve iniziare, senza cancellare parti di una cultura che è sentita come propria e vera da molte donne musulmane. Il desiderio di una fede non è in contrasto con i diritti delle donne, e anche se lo fosse di diritto, nei testi, penso che molte convinte femministe musulmane non vogliano abbandonare nè l’Islam nè la propria battaglia.

  • ABUBAKR

    il sufismo è il cuore dell’Islam, sono i wahabiti quelli fuori strada, ecco il femminismo islamico, watch the video!

    http://www.youtube.com/watch?v=z1orCqZg4SA&feature=player_embedded

  • Enrico Galuppo

    Le donne in piazza,le donne manifestano l’otto marzo per chiedere diritti e nuove occupazioni nel mondo del lavoro e nel ribadire la loro sessualità che non è in vendita ,come è successo in estate con il caso Ruby e le indagini al premier Silvio Berlusconi.IN Italia c’è bisogno di un nuovo femminismo, più che femminismo un ruolo di emancipazione delle donne nella società come nei paesi scandinavi, nuovi ruoli nella società nei servizi e nel turismo.In Islam il ruolo della donna è sottovalutato forse a causa della religione fin troppo estrema e integralista, anche se in diversi paesi come la Turchia , futura new-entry in Europa le donne sono già emancipate.Si chiedono diritti civili spesso ostacolate dalle gerarchie vaticane, più libertà e democrazia nel fare nell’agire e ribadire che la libertà non corrisponde all’anarchia, ma alla partecipazione al ruolo di figura emergente nella società.La parlamentare radicale Emma Bonino ha già fatto molto, in Egitto contro l’adulterio e la lapidazione delle donne.L’islam può essere una risorsa fino a quando quest’ultima non si libera dagli intarlazzi o ai giochi politici di una religione teocratica ed integralista.

  • pietro

    esiste in quanto il ritorno alla religione islamica e’ una reazione al nichilismo occidentale e alla mercificazione del corpo della donna..
    Non esiste in quanto questa resistenza finisce per nascondere e mortificare il corpo femminile..

  • silvia

    Dipende da cosa intende per ‘femminismo’. Non credo che donne musulmane credenti promuovano un tipo di femminismo come lo intende Giuliana Sgrena. Ci sono pero’ organizzazioni femminili che si autodefiniscono ‘islamiche’ che hanno o scopo di migliorare la condizione femminile e promuovere i diritti delle donne musulmane senza rigettare la relgione. Post come quello di ‘Ahmad’ si presentano con un’arroganza estrema, perche’ etichettano il lavoro di queste donne come inesistente o come ‘islamico’ solo in falsa coscienza. Consiglierei a lui e a Giuliana i lavori di Margot Badran.

  • alessandra

    consiglio un forum online sulla questione del femminismo islamico
    http://www.juragentium.unifi.it/it/forum/feminism/index.htm

  • AION

    Sono perplessa, perchè dovrebbe essere un ossioma islam e femminismo, è vero che sono in contraddizione come obiettivi perchè le religioni sono comunque strumenti di schiavizzazione, per cui se il femminismo è un movimento di liberazione è sicuro che sono antitesi. Ma ossioma è di più sentire dire che un maschio è femminista, come ho sentito dire in Italia, si questo e un ossioma!O i maschi alle manifestazioni femministe!!!

  • obelix

    Il femminismo nasce come movimento laddove i diritti delle donne sono inferiori a quelli degli uomini. Nel mondo ebraico, nel quale la religione e’ monoteista, non c’e’ un movimento femminista perche’ i diritti delle donne nella famiglia e nella societa’ non sono mai stati inferiori a quelli dell’uomo, si’ diversi nelle manifestazioni religiose, ma mai inferiori nella vita della famiglia e della societa’. Le donne votarono al I congresso sionista del 1897, molto prima di tutte le societa’ laiche europee, prima ancora delle lotte delle suffragette inglesi, 50 anni prima del voto alle donne in italia. E il I congresso sionista va considerato come l’embrione del parlamento israeliano.

  • giuliana

    a giorgio per fortuna nel frattempo (dal mio ultimo scritto e dal tuo post) nel mondo arabo sono successe tante cose che bastano a dimostrare il contrario di quello che tu e altre/i sostengono. E io ho avuto il privilegio di esserne testimone
    giuliana

  • giuliana

    cara silvia non ho letto Margot Badran ma ho una esperienza sul campo molto interessante, come in questo momento, sono in tunisia e le donne lottano per la parità di genere, non perché l’hanno sentito da qualche occidentale ma perché è una parte determinante della rivoluzione dei gelsomini
    giuliana

  • giuliana

    caro obelix abbiamo visto tutte/i dei film straordinari sull’oppressione e le discriminazioni delle donne anche nel mondo ebraico, ci sono libri altrettanto interessanti e coraggiosi, la tua difesa d’ufficio….
    giuliana

  • Giacomo

    Bisogna intendersi sul significato delle parole. Esistono donne musulmane che si dichiarano “femministe”, anche se il loro “femminismo” non ha nulla a che vedere con il femminismo laico di derivazione marxista con cui siamo familiari noi europei. Esiste anche un “femminismo” cristiano: chiedetelo a un cristiano e vi risponderà che il primo femminista della storia è stato proprio Gesù di Nazareth, quando impedì la lapidazione dell’adultera.
    Il femminismo islamico afferma che l’emancipazione e la libertà della donna si realizzano in un suo preciso ruolo all’interno del tessuto sociale, che per l’islam è primariamente legato alla casa, alla famiglia e alla procreazione. I sacri testi dell’Islam vanno ancora oltre, stabilendo anche norme precise di comportamento per gli uomini e per le donne (per le seconde si tratta soprattutto di limitazioni). Il problema dell’emancipazione femminile nel mondo islamico ruota a mio avviso attorno alla questione della poligamia. I paesi islamici dove oggi la donna è più emancipata sono quelli in cui la poligamia è stata bandita, come Tunisia e Turchia. Il superamento della poligamia è il primo passo per una autentica parificazione della donna nei diritti che le spettano come essere umano.

  • http://saamaya.blogspot.com Saamaya

    Il ‘femminismo’ è il movimento delle donne per l’acquisizione dei propri diritti; non il risultato della battaglia, Perchè escluderlo, dunque? Emergono numerose storie di donne che si stanno autoaffermando nei vari campi della vita. Segno che il femminismo non ha frontiere.
    E non è nemmeno così nuovo…. http://saamaya.blogspot.com/2009/01/doria-figlia-del-nilo_22.html