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Esercito padano, la Lega in guerra col Pdl

Ha voglia Ernesto Galli della Loggia a denunciare sul Corriere della sera una «Lega di lotta e non di governo». Ma il Carroccio – ahinoi – è ormai il partito più antico presente in parlamento, da anni occupa le poltrone chiave di palazzo Chigi (Interni direttamente e l’Economia indirettamente), siede nei cda delle grandi banche, della Rai e del parastato, governa regioni e città importanti del Nord. Un partito cresciuto e coltivato da Berlusconi. Un movimento «cannibale», disposto a mangiarsi l’intero (lo stato) pur di annettersi la parte (la «Padania»).

E’ ormai chiaro che le amministrative saranno una partita decisiva non solo tra i tre poli, ma anche e soprattutto all’interno del centrodestra. La Lega ha deciso quasi ovunque di andare per conto proprio al primo turno. E non esita a dare ceffoni anche al Pdl, con cui è alleata da Roma in su.

Dopo lo scontro con il Sud sull’immigrazione, ieri è uscito dal cilindro padano l’ennesimo coniglio mediatico-legislativo. Una proposta di legge firmata da tutti i deputati del Carroccio chiede di istituire degli «eserciti regionali» sul modello della Guardia nazionale Usa pronti a intervenire in caso di calamità, gravi attentati, incidenti alle infrastrutture o per mantenere l’ordine pubblico qualora il consiglio dei ministri o (addirittura) i governatori lo deliberino.

Non paghi del fallimento totale delle tanto invocate «ronde padane», i leghisti propongono un esercito di 20mila persone diviso per «battaglioni regionali» da mille soldati «indigeni doc» reclutati solo a livello locale tra militari non in servizio che hanno meno di 40 anni. I «soldati regionali» avrebbero l’obbligo di servizio un mese all’anno, godrebbero di una paga identica a quella dell’esercito e dell’aspettativa non retribuita.

Immediato il no e le logiche preoccupazioni di Pd, Idv, Fli e Udc. No anche dai governatori di centrosinistra di Basilicata, Umbria, Emilia Romagna e Liguria. Sconcerto profondo anche del ministro della Difesa e coordinatore del Pdl Ignazio La Russa, che tra un po’ di imbarazzo si sfila dicendo che «L’esercito non può mai essere parcellizzato», mentre Polverini (Pdl, Lazio) la prende come una pura «boutade» e il presidente della commissione Difesa Edmondo Cirielli (salernitano ex An vicino all’ex sottosegretario Mantovano) parla di «provocazione inattuabile».

dal manifesto del 5 aprile 2011