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losangelista

Errori

Agli psicodrammi arbitrali che hanno funestato la festa sudafricana fa eco un episodio tutto americano che il mese scorso ha provocato paragonabile scalpore nel baseball.  Il catastrofico errore e’ avvenuto nella partita fra i Detroit Tigers e i Cleveland Indians del primo giugno quando nel nono inning, cioe’ l’ultimo della partita,  Joson Donald, l’ultimo battitore degli Indians  stava affrontando Armando Galarraga, il pitcher di Detroit che aveva eliminato in sequenza uno dopo l’altro 26 suoi compagni di squadra. Solo quest’ultimo batter stava cioe’ fra lui e la partita perfetta. Nella terminologia del criptico sport nazionale il perfect game e’ un evento talmente raro da rasentare il mitologico, avvenuto solo 18 volte negli annali di questo sport ultracentenario e pignolo giocato in pigiama (piu’,  nella dicitura ufficiale, altre due “prima dell’era moderna”, cioe’ nel 1800). La partita e’ perfetta quando un lanciatore riesce ad impedire ad ogni battitore che si avvicenda a casa base di arrivare seppure alla prima base, un fiore all’occhiello che  spiana la strada al hall of fame, il panteon ufficiale in cui ogni anno vengono conclamati i migliori giocatori di sempre. Quel fatidico giorno del mese scorso davanti al pubblico emozionato di  Detroit  stava per avvenire uno di questi eventi storici capaci di portare lacrime agli occhi anche del piu’ arcigno dei tifosi con budweiser d’ordinanza in mano. La notizia dell’imminente impresa gia’ rimbalzava su agenzie e news TV quando Donald ha colpito la palla lanciata da Galarraga. Raccolta da un difensore e’ stata lanciata alla prima base arrivando in netto anticipo sul corridore eliminandolo e siglando il trionfo del lanciatore  mentre lo stadio esplodeva in un boato. Senonche’ l’arbitro stazionato alla prima base (il basebll in campo ne prevede ben 6) ha visto male e annunciato “safe”, convalidando la base a Donald. Cosi’ in un secondo e in una tempesta di fischi l’epica impresa si e’ trasformata in una tragedia greca  e quasi subito in una allegoria manichea. L’errore replicato dalle moviole infatti e’ stato subito ammesso dall’umpire, l’arbitro, Jim  Joyce un corpulento veterano con 24  anni di servizio che resosi conto dello sbaglio e’ addirittura scoppiato in lacrime in diretta TV chiedendo scusa al pitcher per l’abbaglio che lo ha derubato dell’ irripetibile partita perfetta numero 21.  Lo scalpore per un svista cosi’ macroscopica – roba da mancato gol di Gerrard agli ottavi – in un momento cosi ‘ drammatico e sacrale ha scandalizzato l’intero paese monopolizzando per una settimana editoriali e corsivi dal New York Times all’ultimo dei tabloids; la governatrice Jennifer Granholm, ha annunciato con solenne proclama che per quanto riguardava il sovrano stato del Michigan la partita perfetta sussiteva, arbitro o non arbitro. A gran voce e a furor di popolo e’ stato chiesto di annullare il giudizio errato e rettificare la clamorosa ingiustiza il cui tanfo offendeva il tempio della pallabase. Ma il baseball, sport rituale per eccellenza, ossessionato dai gesti e riti e ritmi atavici, (allo stadio i tifosi veri annotano come ragionieri  volontari la sequenza delle giocate in una apposita tabella) non e’ dato ai ripensamenti ne tantomeno alle innovazioni e benche’ replay e moviole continuassero per giorni a mostrare l’evidenza, l’autorita’ ultima – il commissioner Bud Selig – al cui confronto Sepp Blatter e’ un pragmatico possibilista – ha ribadito l’assoluta interdizione all’”interferenza tecnologica” nelle decisioni arbitrali. E’ lecito a questo punto interrogarsi, come avviene nel calcio, sulle ragioni di tanta autolesionista ostinazione; perche’ il  masochistico persistere nel torto, nella tirannia arbitraria della regola contro ogni empirica evidenza e senso di equita’? L’adesione cieca al regolamento e’ suprema coerenza etica o reazionaria adesione alla tradizione?  E nel caso americano, del culto sportivo che nella narrativa ufficiale perpetua i role models, avvalora l’individualismo, l’assiduita’ e l’etica protestante del lavoro; in questo presunto specchio del “carattere nazionale” c’e’ da chiedersi se la resistenza a rettificare un errore arbitrale sia imparentato – pur nella sua trivialita’ – con l’indole che porta a rifiutare come tuttora avviene in molti stati, l’impiego di un semplice ed affidabile test del DNA per scagionare condannati a morte potenzialmente innocenti perche’ “la legge non lo prevede”. Come se correggere il palese errore giudiziario  o quello sportivo fosse il sacrilegio di eretici progressisti. E vuoi mettere il valore della tradizione.

i Pittsburg Crawfords della Negro Baseball League, campionato segregato per neri.