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Poltergeist

Ennui televisivo

 È ormai diventata la regola nella televisione americana di investire sui personaggi ma non sulle storie. Di norma, i personaggi sono multidimensionali, contraddittori e a volte addirittura affascinanti, ma vivono delle storie piatte, prevedibili o anche, com’è ora di moda, fumettistiche. Ad esempio, non fosse per la storia, e in particolare per le storie che si rinnovano di episodio in episodio, Fringe sarebbe un telefilm eccezionale. I personaggi sono strepitosi (e alcuni degli attori eccezionali), in particolare quello tragicomico di Walter, lo scienziato pazzo/magnate e politico; di contro, i vari campi d’energia e i mutanti di mondi paralleli con le loro storie, che sono poi La Storia, sono trascurabili. Anche le serie appena uscite sono concepite in questo modo: The Lying Game e Ringer hanno entrambe al centro della storia un personaggio femminile che vive, all’insaputa di tutti, la vita della sorella gemella. La sproporzione tra l’interesse che suscita il travaglio d’identità del personaggio e il dipanarsi della trama – adolescenziale nel primo caso, da romanzo della domenica il secondo – è la misura di una scrittura televisiva che, una volta ancora, imita la realtà.

La vita che la nostra società scrive per noi è banale, ripetitiva, senza fascino. Non importa quanto possiamo essere affascinanti, non è importante quanto siano interessanti i singoli individui: sciocchi e arguti finiscono a vivere in appartamenti simili, con la stessa valigetta su e giù per metropolitane anonime.