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Anziparla

Emma Watson e le femministe che odiano gli uomini: ridiamoci sopra

«A lungo le mie risa hanno smosso le acque,
risa gorgoglianti cui talvolta avete fatto eco
nella notte con spavento.
Poiché l’avete sempre saputo che la cosa faceva ridere
e nello stesso tempo incuteva spavento»
(Ingeborg Bachmann)

Le femministe odiano gli uomini. E gli uomini odiano le femministe perché le-femministe-odiano-gli-uomini. Che la parola “femminismo” sia (diventata) scomoda lo ha confermato domenica scorsa l’attrice britannica Emma Watson in un discorso di grande successo sui diritti delle donne a New York, in qualità di nuova ambasciatrice del settore UN Women delle Nazioni Unite. Watson ha invitato gli uomini a non mascherarsi dietro a una parola il cui significato è stato distorto e male interpretato, ma a prendersi delle responsabilità: «Siate dei femministi involontari», ha dichiarato l’attrice.

La “misandria” è l’atteggiamento di avversione ed ostilità verso il genere maschile; è il contrario di misoginia ed è letteralmente l’odio-per-gli-uomini che gli uomini usano fin dagli inizi del movimento di liberazione femminile come argomento contro il femminismo stesso. Se dovessimo andare fino in fondo a questa posizione, spiega la giornalista Amanda Hess, dovremmo insomma affermare che lavorando per l’emancipazione delle donne le femministe in realtà non fanno altro che opprimere gli uomini. E già questo sarebbe sufficiente a farci sorridere.

Diverse femministe, racconta Hess, hanno scelto dunque di spingere l’argomento della grande cospirazione in atto da secoli contro gli uomini nelle sue trincee più estreme e ridicole: si tratta della misandria ironica. La misandria ironica è una dimostrazione per assurdo: una buona “misandropa ironica” scriverà “Kill All Men” su una torta appena sfornata e berrà da una tazza come questa su cui c’è scritto “male tears”. “Lacrime maschili” è un’espressione usata dalle femministe nel caso molto frequente in cui un uomo, per ribattere ad un qualsiasi argomento legato al genere, prende il posto della vittima (“ma anche le donne violentano gli uomini”, “ma se indossi una minigonna, io non posso resistere”, per esempio).

Quando il mese scorso gli attivisti per i diritti degli uomini hanno coperto di insulti la giornalista femminista Jessica Valenti su Twitter, lei ha pubblicato una sua foto mentre sorride davanti al mare e indossa una maglietta con scritto: “I bathe in male tears” dedicandola a tutti i misogini della sua timeline.

— Jessica Valenti (@JessicaValenti) 30 Luglio 2014

La misandria ironica è insomma un’efficace strategia almeno per tre motivi: come spiega Jillian Horowitz in un recente articolo pubblicato su Digital America, la misandria ironica è spesso associata con «l’espressione di una femminilità esagerata, al limite del grottesco»: ci sono tutorial per un trucco misandropo e corsi di ricamo per misandrope. Questo, innanzitutto, ha l’effetto di deostruire (almeno per le nuove generazioni) “l’immagine delle femministe come mostri assetati di sangue maschile”. Contemporaneamente, spiega Hess, suggerisce che la sorellanza minaccia sempre lo status quo: il guadagno di libertà femminile non porterà evidentemente alla castrazione o allo sterminio degli uomini, ma il potere maschile necessariamente ne sarà ridimensionato (più donne in parlamento, significa meno uomini in parlamento, tant’è).

Tra le giovani donne (“cercate su Twitter o Instagram l’hashtag #maletears e troverete decine di ragazze in posa con la loro nuova tazza”, dice Hess) la misandria ironica è dunque diventata una specie di strategia leggera per sfidare l’idea tanto radicata che le femministe odino gli uomini ma anche un modo per far circolare questioni e idee femministe molto radicali.

C’è infine un terzo effetto: liberatorio. Ci sono molte argomentazioni femministe per ribattere a questa strumentalizzazione della misandria, anzi moltissime: richiedono fatica, tempo e disponibilità. Emma Watson ha suggerito agli uomini di scavalcare la parola “femminismo”: al posto di Emma Watson avrei precisato che “femminismo” non è una parolaccia e avrei anche suggerito un po’ di sano studio e buona informazione. La misandria ironica non scavalca, ti inchioda, è veloce, spiazzante e utile anche per chi la pratica: perché in un battito d’ali toglie chi la sceglie dalla paradossale posizione di dover spiegare qualcosa a qualcuno che quel qualcosa non sa cosa sia. A volte, poi, le provocazioni sessiste sono così dolorose che ci si sente stanche, molto stanche. “A volte, insomma, basta questo“.