closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
in the cloud

Election day, tutte le strade portano a marzo. Ma con quale legge elettorale?

Sulla data delle elezioni «non parlo». Giorgio Napolitano non si sbilancia in pubblico sull’ultimo miglio di una legislatura inedita. Si limita a dire, però, che ha le sue prerogative e che non si limiterà «a tagliare i nastri». La posta in gioco è chiara «nessuno può giocare con il rischio fallimento – ammonisce il presidente – chiunque governi, qualunque situazione politica esca dalle elezioni».

Come in un gioco dell’oca, ieri Bersani e Casini dopo le sciabolate dei giorni scorsi hanno concordato sull’opportunità della soglia per il premio di coalizione e del «premietto» alla prima lista in caso non ci sia un vincitore chiaro.

Il segretario del Pd, dal canto suo, non ha chiuso la porta all’anticipo delle elezioni purché «prima» ci sia la riforma elettorale. Tutto o quasi ora resta sulle spalle del Pdl che pretende da Monti una decisione chiara sulla convocazione dei comizi entro oggi.

Tornato a Roma da Milano, il premier ieri in serata è salito al Quirinale. Tra Napolitano e Monti la sintonia non manca ma non è più solida come un anno fa. Tanto che parlando a braccio agli stati generali della cultura il capo dello stato sferza l’esecutivo e lo invita a «far emergere una nuova scala di priorità di interventi pubblici e quindi di ripartizione delle risorse».

La preoccupazione, neanche troppo nascosta, è che dopo il sì al ddl stabilità (la finanziaria) che passerà sicuramente con un doppio voto di fiducia, l’agenda Monti appare desolatamente vuota.

Subito dopo l’incontro con Napolitano, Palazzo Chigi ha fatto sapere di una lunga telefonata tra il Professore e Alfano. Le date tra cui scegliere sono quelle di sempre 10 febbraio, 3 marzo o 7 aprile. Pd e governo escludono quest’ultima per le regionali in Lazio e Lombardia. E dunque se gli altri vogliono l’«election day» si devono rassegnare a votare prima.

E’ chiaro che la data di febbraio bloccherebbe le primarie del Pdl e con ogni probabilità lascerebbe intatto il «porcellum» (ipotesi assai sgradita al Colle). Dunque nel mezzo, forse, sta la virtù. Casini chiede al massimo «due mesi» di campagna elettorale.

Mentre Bersani e Alfano (ieri insieme alla Cna) «non scommettono un centesimo sul Monti bis».

Così l’inizio di marzo è la data che può far comodo a tutti. Purché, ovvio, si cambi la legge elettorale. E qui tutte le incognite degli ultimi anni restano intatte. Cambiarla entro natale esclude ritocchi ambiziosi e vuol dire fare un maquillage con «soglie» e «premietti» aritmetici infernali. Difficile che ne venga fuori qualcosa di buono.

Oggi comunque due passaggi chiave: la sentenza del consiglio di stato sul voto nel Lazio e il consiglio dei ministri che potrebbe almeno impostare la decisione sul voto anticipato.

dal manifesto del 16 novembre 2012