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losangelista

El Centro – della Crisi

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L’epicentro della recessione sta in California, e per  la precisione nell’angolo sudorientale del Golden State, che per la verita’ mostra forti segni di ossidazione, dal bilancio dello stato, sull’orlo della bancarotta, alle tendopoli popolate di disoccupati che si ostinano ad spuntare alle periferie delle citta’. Ma il vero epicentro della crisi e’ El Centro,  la capitale provinciale del “paniere d’inverno”,  la regione  agricola che fa capo alle contee di  Imperial e Coachella,  al confine col Messico. L’intera zona e’ una serra intensiva capace di due e tre raccolti l’anno di ogni genere di frutta ed ortaggio, grazie all’irrigazione del deserto con le acque del fiume Colorado e l’intera forza lavoro di questa fabbrica di verdura che rifornisce mezza America (e oltre, esportando fino in Giappone) e’ costituita da immigrati messicani.

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Un’economia ombra di sottolavoro “campesino” (sotto soprattutto ai radar delle regole e normative sindacali)  fatta di braccianti che spesso non parlano inglese ma nemmeno lo spagnolo, provenienti come sono dall’interno “nativo” del Messico, gli stati ad alta popolazione india come Oaxaca e Michoacan. Una mezzadria della era globale, punteggiata di campi di lavoratori nomadi degni di Furore, che permette alla prima industria californiana, cioe’ l’agricoltura, di rimanere competetitva coi concorrenti del vicino terzo mondo. Fin’ora il lavoro pur stagionale e sottopagato non mancava ma adesso non e’ piu’ cosi’. Nell’ultimo rapporto del Department of Labor,  El Centro ha guadagnato la maglia nera nazionale con una tasso di disoccupazione di ben 25% dovuto al collasso della domanda agricola,  facendo di una delle  popolazioni piu’ precarie dello stato ora anche la piu’ diseredata dalla nuova depressione.