closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Street Politics

Egitto: si spaccano le opposizioni

download

Il governo è nato da due giorni e già emergono le divisioni all’interno del Fronte nazionale di salvezza. L’Fns unisce le forze dell’opposizione, che hanno la maggioranza dei ministeri nel primo esecutivo, varato dopo il colpo di stato del 3 luglio scorso. L’incontro che doveva avere luogo ieri nel quartier generale di Dokki del partito liberale Wafd è stato cancellato. In un comunicato, esponenti del più antico partito egiziano avevano chiesto la cessazione delle attività del Fronte per il «raggiungimento degli obiettivi», subendo molte critiche. Il portavoce del Wafd, Sayed El-Badawi, insieme al nasserista della Corrente popolare (Tyar Shaabi), Hamdin Sabbahi, è stato scelto come portavoce del Fronte, sostituendo l’attuale vice presidente Mohammed El-Baradei. Dal canto suo, anche la campagna Tamarrod (ribellione) ha chiuso repentinamente i suoi uffici nel centro del Cairo e discute sulla formazione di un partito politico.

Ma le principali critiche all’Fns vengono da sinistra. Questi movimenti si oppongono all’agenda liberista dei principali partiti del fronte. «Il nuovo governo sarà dipendente dai militari perché non è frutto di un processo elettorale o rivoluzionario. Baradei e Beblawi si sono più volte espressi a favore della cancellazione dei sussidi e per la privatizzazione dell’alta educazione pubblica», è la dura critica all’esecutivo di Nadim Mansour dell’Egyptian Center for Economic and Social Rights, guidato dall’ex candidato socialista alle presidenziali Khaled Ali. Il giovane ci rivela che quest’ultimo ha rifiutato una proposta di Beblawi di essere il nuovo ministro del Lavoro, prima della conferma di Eita, perché sarebbe stato una nomina «figurativa, senza poteri sostanziali».

Il nuovo governo egiziano di Hesham Beblawi è entrato in piene funzioni. Il ministro delle Finanze, il liberista Ahmed Galal ha parlato della necessità di creare posti di lavoro ma anche di raggiungere obiettivi di giustizia sociale. Su questo punto il ministro Abu Shady, incaricato del delicato tema dei sussidi, ha parlato di imminenti incontri per discutere delle facilitazioni sui prezzi del pane e della farina. Mentre il ministro del petrolio, Sherif Ismail ha parlato di un aumento della produzione del gas naturale e dell’importazione di diesel e greggio di bassa qualità. Dal canto suo, il ministro del Lavoro, il sindacalista, Kamal Abu-Eita ha assicurato che si metterà subito al lavoro sulla legge per le libertà sindacali e il salario minimo. Infine, il ministro della Cultura, Mohamed Saber Arab, ha reintegrato Inas Dayem, licenziata dall’ex ministro vicino alla Fratellanza, alla guida dell’Opera del Cairo. La sua destituzione aveva scatenato le proteste di centinaia di intellettuali egiziani.

Ieri è stata annunciata la formazione dell’Alleanza nazionale popolare, coalizione che riunisce gruppi politici, sindacati e giovani rivoluzionari con l’obiettivo di fare pressioni per la formazione di una nuova Assemblea costituente. Il cartello comprende esponenti dei sindacati professionali, dagli avvocati agli scrittori, e si pone come priorità la ripresa economica.