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Street Politics

Egitto, Samir Amin: “un anno di farsa democratica”

Intervista a Samir Amin. Il filosofo ed economista egiziano esalta la campagna «Tamarrod». Il furto dei sokuk, il sostegno a Israele e il successo della raccolta firme contro il presidente. L’esercito ha dato a Morsi 48 ore di tempo per dimettersi

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Un anno fa Mohammed Morsi si insediava come successore di Mubarak. Ma il primo anniversario della vittoria dei Fratelli musulmani è funestato da scontri sanguinosi in tutto il paese. Abbiamo raggiunto al telefono a Parigi Samir Amin, filosofo ed economista, direttore del Forum del Terzo mondo, con sede a Dakar.
Gli egiziani chiedono a gran voce le dimissioni di Morsi…
La campagna Tamarrod è un’iniziativa straordinaria, sono milioni di firme date con riflessione politica: una cosa gigantesca totalmente ignorata dai media internazionali. È come se la maggioranza del corpo elettorale non abbia valore. I Fratelli musulmani gestiscono il potere come se avessero ottenuto il 100% dei voti, sistemando in tutti i settori uomini loro. Questa occupazione clientelare non lascia spazio né alle opposizioni né ai tecnici, che pure ricoprivano delle cariche ai tempi di Mubarak.

Tutto questo mentre è in corso la più grave crisi economica degli ultimi decenni.
Non c’è solo una crisi economica. Gli islamisti danno le stesse risposte ultraliberali alla crisi, imponendo una cricca di borghesi capitalisti, rimpiazzando gli amici di Mubarak con commercianti super reazionari. Vogliono vendere i beni pubblici e sono odiati da tutti perché perseguono le stesse politiche dei loro predecessori.

Forse peggio, ad esempio con le leggi sull’emissione di obbligazioni islamiche, sokuk?
È un furto dare a prezzi derisori dei beni che valgono miliardi. Non si tratta neppure di privatizzazioni, è una frode.

Ripercorriamo le tappe di quest’anno. Morsi ha vinto dopo otto giorni di incertezza e con l’eliminazione del nasserista Sabbahi al primo turno, c’è stata manipolazione del voto?
Si è trattato di una frode elettorale massiccia. Hamdin Sabbahi doveva essere ammesso al secondo turno ma l’ambasciata americana non ha voluto. Gli osservatori europei hanno ascoltato i consiglieri diplomatici Usa e hanno chiuso un occhio. Inoltre, i cinque milioni di voti per Sabbahi erano lucidi e motivati. I cinque milioni per Morsi invece erano senza coscienza politica: voti che si comprano con carne e latte.

Ma lo scontro più duro con la piazza è arrivato con il decreto del novembre scorso che estendeva i poteri presidenziali.
Morsi ha iniziato con alcune settimane demagogiche in cui prometteva di ascoltare i contestatori. Poi ha chiarito come dietro di lui ci fossero i paesi del Golfo. E si è trasformato in esecutore…

E così anche lo storico sostegno al popolo palestinese è stato accantonato?
I Fratelli musulmani sostengono Israele, come i paesi del Golfo e il Qatar. Hanno sempre proposto un discorso anti-sionista ma in realtà sono collusi con Israele. Praticano la menzogna sistematica. Lo stesso fa l’emiro del Qatar, per esempio, che dice una cosa e fa il contrario, nell’assenza totale di opinione pubblica. Non solo, l’Egitto ora sostiene la peggiore opposizione in Siria, come fanno i peggiori occidentali. Con la fornitura di armamenti ai ribelli stanno sostenendo il peggio in Siria.

Per questo Morsi ha appoggiato la zona di libero scambio nel Sinai che favorisce le relazioni economiche con Israele?
Si tratta di una catastrofe gigantesca. Gli effetti della nuova zona di libero scambio non saranno l’industrializzazione della regione ma una colossale frode fiscale. Questo rafforzerà piccole mafie e lo smantellamento delle risorse pubbliche. Alla fine la Fratellanza accetterà tutte le condizioni del Fondo monetario internazionale e l’atteso prestito verrà concesso malgrado corruzione e scandali.

Ma l’assenza di lucidità politica si è manifestata con una Costituzione redatta dalla maggioranza dei Fratelli musulmani lo scorso dicembre?
Una dittatura della maggioranza. Dai giudici è venuta però una contestazione senza precedenti, tanto che si sono opposti alla ratifica dei risultati del referendum costituzionale. Lo scopo di Libertà e giustizia (partito della Fratellanza, ndr) è di costruire una teocrazia sul modello iraniano. Molti politici islamisti vogliono creare un Consiglio costituzionale di ulema, camuffandolo con Al-Azhar, (massima istituzione sunnita, ndr) che controlli esecutivo, parlamento e sistema giudiziario.

Ma qualcosa è cambiato in meglio in questo anno?
Il lumpen proletariat, facilmente manovrabile, non avrebbe ottenuto niente a fortiori. Mentre permane l’ambiguità della divisione del potere con l’esercito che resta dietro il sipario per intervenire direttamente. I militari sono una classe corrotta, garantita dagli aiuti degli americani, composti da segmenti di classi diverse, divisi al loro interno da correnti politiche molte delle quali vicine a Fratelli musulmani e salafiti. Ma se ci fossero elezioni normali, con un periodo democratico di preparazione, i Fratelli musulmani sarebbero battuti. Se nulla cambia, a ottobre ci sarà invece un clima ancor più repressivo e il voto sarà manipolato come il precedente.

  • Marco Di Branco

    Giusto! Abbasso la farsa democratica del voto, viva la democrazia dei carriarmati! Però non capisco: quando lo faceva Stalin, perché non vi andava bene?
    Saluti stalinisti,
    MDB