closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Street Politics

Egitto: saccheggiato il museo egizio di Minia

Minia

Le violenze hanno toccato tutte le città egiziane. Gli islamisti non abbandoneranno così facilmente il loro sogno di partecipare nella vita politica egiziana, soprattutto nelle aree dove hanno ottenuto il maggior consenso in occasione delle elezioni parlamentari e presidenziali. Abbiamo raggiunto al telefono a Minia, Ahmed Salah, coordinatore di Islamic Relief. «Nei villaggi in provincia di Minia hanno bruciato decine di chiese, le stazioni di polizia di Hedwa e Maghaga sono completamente in fiamme. Non solo, vari palazzi del governatorato sono stati incendiati», ci spiega Ahmed. Secondo questa testimonianza, molti cittadini comuni sono stati armati dalla polizia, questo ha provocato la morte di almeno 14 persone, di cui solo 4 sono poliziotti. «Ho sentito voci secondo le quali queste violenze sono opera dei militari, molti dicono che alcuni poliziotti, che si sono rifiutati di sparare contro gli islamisti, sono stati uccisi dai loro superiori». Ahmed ha ancora negli occhi l’atrocità dello sgombero di Rabaa: «Credo che i morti siano di più di quelli annunciati dal ministero della Sanità. L’esercito egiziano si è comportato con gli islamisti peggio delle autorità israeliane con i palestinesi. Ho visto quei corpi uccisi e bruciati», aggiunge Ahmed. A Minia è stato anche saccheggiato da criminali il museo archeologico e egizio Malawi. La stampa locale mostra vetrine distrutte e vuote, sarcofagi aperti e danneggiati, monili sparsi a terra tra schegge di vetri rotti. Ma in generale è l’intero patrimonio archeologico delle province ad essere a rischio in assenza di polizia.

Ma anche tra Suez, Port Said e Ismailia si contano almeno 15 vittime e cento feriti. Sentiamo per telefono gli attivisti del Partito socialista dei lavoratori Ahmed Mohsen e Mohammed Al Agheiry. «Sta tornando il regime di Mubarak per le nostre strade. Condanniamo la brutalità dell’esercito, avrebbero potuto sgomberare senza usare questo grado di violenza». E sugli scontri di Port Said gli attivisti scagionano la Fratellanza. «Tutti gli attacchi sono avvenuti nei pressi di stazioni di polizia come nel quartiere di El Arab. Solo in un caso è stato coinvolto un islamista, tutti i civili uccisi sono stati colpiti da criminali che hanno attaccato gente comune».

La brutalità delle violenze, che ad Alessandria ha causato la morte di 32 persone, ci viene confermata dal giornalista della Bbc in arabo Mustafa Sayed, che partecipa al funerale di un suo giovane amico. Gli incidenti qui hanno avuto luogo nei quartieri di Cleopatra e Sidi Bashr. «La maggior parte dei morti sono passanti o gente comune. Un tassista è stato linciato da criminali, solo alcune delle vittime sono Fratelli musulmani. Questo chiarisce che le strade sono infestate da gente armata di entrambi i fronti, alcuni prendono munizioni dalla polizia, altri dai gruppi islamisti radicali», spiega Mustafa. Altre manifestazioni hanno avuto luogo in piazza Aminual, a 200 metri dal palazzo del governatorato.  «Qui è il caos. Ci aspettiamo attacchi imminenti. In una manifestazione islamista a Qaed Ibrahim i pro Morsi sono stati attaccati direttamente dalla folla», aggiunge Yehia, studentessa di Alessandria. «A Tmuha ci sono 30 cadaveri di islamisti colpevoli solo di non aver rispettato il coprifuoco. Mentre a Mansheia ho visto decine di negozi della confraternita dati alle fiamme. Addirittura scontri tra pro e anti Morsi si stanno svolgendo durante i funerali delle vittime. Bruciano le abitazioni anche solo se c’è il sospetto che si tratti di islamisti (sono andate in fiamme le case di molte famiglie Katatni – solo perché portavano lo stesso cognome dell’ex presidente islamista della Camera)», conclude Mustafa chiarendo l’alto livello di tensione.

E le violenze più dure riguardano come sempre il Sinai, dove operano gruppi armati, e l’azione repressiva dello stato si scontra con i movimenti jihadisti. Ieri si sono udite quattro detonazioni nella città di Al Arish. A partire dal Sinai potrebbe tornare il terrorismo in tutto l’Egitto.

Articolo apparso sul Manifesto

  • aya elanany

    buono articolo ma vorrei charire una cosa l` esercito egiziano non ha usato c che i lacrimogeni nello sgombero di nahda e rabaa … nonostante che la gente che si trovavano in cui erano armati al piu livello ..i polizziotti hanno applicato l`autocontrollo non hanno mai usato il fuoco contro la genta anche perche quella organizzazione terrorista che si chiama fratelli mosulmani hanno usato le donne , i bambini delle case di orfani…
    una ragazza egiziana

  • giuseppe.acconcia

    Cara Aya i Fratelli musulmani sono rappresentati come terroristi, ma hanno abbandonato il terrorismo da decenni

  • alvise

    Padre Rafic Greiche, portavoce della Chiesa cattolica egiziana, contesta di fatto quanto ci riporta il sig. Acconcia.
    L’ira dei Fratelli Musulmani contro lo sgombero forzato dei sit-in pro-Mohamed Morsi si è scagliata contro i cristiani. Afferma il sacerdote.
    Al momento sono almeno 58 le chiese completamente distrutte. Al bilancio si aggiungono 162 fra abitazioni e negozi distrutti e la minaccia quotidiana di subire nuovi assalti e sequestri. Gli assalti si sono verificati al Cairo e nel governatorato di Sohag (Alto Egitto).
    A Deir Muwass gli islamisti hanno tagliato l’erogazione di acqua per impedire ai cristiani di spegnere gli incendi.
    A Kerdasa (Giza), gli estremisti hanno assaltano una stazione di polizia e urinato sui cadaveri degli agenti.
    Un tassista è stato decapitato ad Alessandria perché cristiano. Interi villaggi sono stati devastati e lasciati alla fame nella provincia di Minya

    P. Greche sottolinea come questi atti stiano passando sotto il silenzio dei media occidentali.
    Ci sbalordisce leggere sul Manifesto che la Fratellanza, a detta del sig. Acconcia, abbia abbandonato il terrorismo.