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Street Politics

Egitto: Mubarak presto fuori, ma per ora resta in cella

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L’oblio per le responsabilità del vecchio regime non ha fine. Non bastava l’impunità per il ministero dell’Interno e i dirigenti della polizia. A essere scagionato dall’accusa di aver ordinato di sparare contro imanifestanti è l’ex presidente in persona, Hosni Mubarak.

La corte d’appello del Cairo ha stabilito per l’84enne rais egiziano la libertà condizionata, ma l’anziano leader del Partito nazional democratico resterà in custodia cautelare in attesa del giudizio definitivo in un altro processo che lo vede accusato di corruzione e per doni ricevuti dal quotidiano governativo Al-Ahram.

Il tentativo di discolpare Mubarak è partito il 12 febbraio 2011, il giorno seguente l’annuncio del vice presidente Omar Suleiman che il vecchio leader avrebbe lasciato il Cairo, in seguito a 18 giorni di occupazione permanente della piazza. Da quel momento Mubarak è stato primatrasferito a Sharm el-Sheykh, dove ha vissuto agli arresti domiciliari fino al processo del tre agosto 2011.

Neimesi seguenti all’arresto è andato avanti un tentativo di umanizzare il principale responsabile di trent’anni di autoritarismo rappresentandolo come malato e in costante necessità di assistenza medica tanto che per la detenzione preventiva si è preferito optare spesso per il confortevole ospedalemilitare di Maadi piuttosto che per il nosocomio del carcere di Tora.

Il due giugno 2012 Mubarak e il suoministro dell’Interno El-Adly sono stati condannati all’ergastolo, ma i vertici della polizia sono stati prosciolti. L’istanza presentata in seguito dagli avvocati alla corte di Cassazione ha azzerato il processo che è ripartito proprio nei giorni scorsi.

Il tribunale del Cairo ha accolto con riserva la richiesta degli avvocati dell’ex rais di scarcerare il loro assistito per scadenza del termine massimo della custodia cautelare. Come se non bastasse, lo scorso sabato, il presidente della Corte d’appello del Cairo Hassan Abdallah ha annunciato la sua decisione di ritirarsi. Abdallah è stato contestato dagli avvocati delle famiglie delle vittime che hanno chiesto la sua ricusazione accusandolo di essere lo stesso che ha deciso l’assoluzione del leader del Partito nazionale democratico (Pnd) nel processo della cosiddetta «battaglia dei cammelli».

Il pubblico ministero Mahmoud El- Hefnawi aveva provveduto a presentareuna documentazione di 700 pagine con nuove prove testimoniali sulle responsabilità nelle violenze. «Tutte le accuse contro gli imputati sono sostenute da prove chiare», ha aggiunto El-Hefnawi. Dal canto suo, Farid El-Dib, avvocato di Mubarak, ha assicurato che il rais non ha mai espresso critiche contro il presidente Morsi e che non si esprime su fatti di politica interna. In un’intervista al canale Mehwar, El-Dib ha negato ogni negoziato con la giunta militare e i Fratelli musulmani per ottenere la scarcerazione di Mubarak. El-Dib ha anche negato l’accusa che Mubarak avesse l’intenzione di nominare suo figlio Gamal come successore o l’intervento di politici del Kuwait e degli Emirati per chiederne la scarcerazione.

Articolo apparso sul Manifesto il 15 aprile 2013.