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Street Politics

Egitto: Morsi accoglie gli ostaggi del Sinai

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Il Sinai è fuori controllo. La regione che dovrebbe diventare un’area di libero scambio è invece l’angolo dove più si sente l’assenza dello stato in Egitto. «I Fratelli musulmani sperano che qui le leggi egiziane non possano essere applicate. Vorrebbero avere mano libera per costruire qualsiasi cosa e favorire investimenti stranieri», denuncia l’attivista socialista Ahmed Mohsen. «Questa che è già una regione depressa, se le intenzioni degli islamisti diventassero realtà sarebbe terra di nessuno», aggiunge il giovane. È la guerra per il controllo del Canale di Suez che ritorna dall’epoca di Nasser per distribuire nepotismo (wasta) e clientelismo, come contro partita delle politiche di liberalizzazione, volute dalla Fratellanza. Per questo il giovane si è incontrato questa mattina con i ragazzi del movimento Tamarod (ribelli) che chiede le dimissioni del presidente Morsi ai cancelli dell’Autorità portuale di Port Said.

Pochi minuti dopo, dagli schermi delle minuscole televisioni del cafè Abu Traia, si vedeva il presidente Morsi, baciare dei ragazzini come un salvatore della patria, dando così il bentornato ai sei agenti di polizia e al soldato, rapiti nel Sinai lo scorso giovedì. «È una scena surreale, il presidente della Repubblica presenta come una vittoria aver salvato questi giovani poliziotti. La vicenda mostra invece come lo stato sia debole da queste parti», assicura l’attivista Mohammed al Ghory, guardando le immagini della cerimonia. I militanti che avevano preso in ostaggio i sette uomini chiedevano in cambio il rilascio di alcuni islamisti, condannati per avere assaltato un posto di polizia, provocando la morte di sei agenti nell’agosto del 2012.

Negli ultimi giorni, le truppe dell’esercito avevano iniziato a perquisire i più piccoli villaggi della penisola del Sinai. «Non ci aspettiamo che li trovino a Al-Qoureay, 20 chilometri da al-Arish», ha ammesso un uomo della tribù di Sawarka. Mentre gli elicotteri sorvegliavano il valico di Rafah, che ha riaperto ieri dopo il via libera al passaggio delle merci verso la Striscia di Gaza di lunedì. È stato così grave l’episodio che Morsi ha ricordato come tutte le opzioni fossero in piedi, incluso un blitz militare per liberare i rapiti.

Con questo attacco, i beduini hanno fatto sentire la loro voce contro la cronica marginalizzazione nelle istituzioni nazionali. Sono i Fratelli musulmani a mediare tra stato e tribù nel Sinai, ma il ritorno della calma sembra tutt’altro che vicino. Tuttavia, dalla presidenza sono arrivate assicurazioni che non c’è stato negoziato diretto con i rapitori, ma che la trattativa è stata condotta attraverso i capi delle tribù beduine. Morsi avrebbe però promesso che i condannati per l’attacco del 2012 saranno processati di nuovo, inclusi alcuni dei miliziani di Tawhid al-Jihad, dei quali i rapitori chiedevano il rilascio. In giornata è continuata anche l’operazione per la distruzione dei tunnel che collegano l’Egitto a Gaza. In un anno ne sono stati eliminati 287, molti dei quali sono stati poi ricostruiti a tempi record.

Blackout continui lasciano al buio per ore le città del Sinai. Poliziotti e esercito non si vedono per strada e se appaiono chiedono ai venditori ambulanti di sgomberare senza motivi particolari. Ma i giovani non demordono, anzi si sentono come “inviolabili” nello scontro con lo stato assente.

  • Spartacus

    manco dalla regione da un po’ di tempo e per via del mio lavoro non ho avuto modo ultimamente di aggiornarmi sulla situazione del Sinai. a che punto è il progetto di colonizzazione della penisola? le ultime informazioni che ho avuto parlavo di un processo in atto che avrebbe portato più di 2 milioni di egiziani della valle del Nilo a stabilirsi nel Sinai (a causa della crescitica demografica vertiginosa del paese e della possibilità, particolarmente nella regione di al-Arish di creare le condizioni per accogliere tale migrazione interna).
    a quanto ne so, i beduini del Sinai non sono più di 4-500.000.
    come non capire la ritrosia dei beduini ad accettare la messa in atto di tale progetto?
    mi pare evidente e normale che i beduini (già lasciati ai margini dell’implantazione di complessi turistici sul ‘Mar Rosso) si oppongano in maniera ferma all’egizzazione della regione e all’ulteriore sfruttamento massiccio delle risorse locali (petrolio, su terra e su piattaforme off-shore, basta chiedere ad Agip che uno dei principali beneficiari) senza ricadute positive sull’economia locale.
    Morsi, cento ne sbaglia e una ne pensa (ed è sempre la stessa).