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Street Politics

Egitto: le fiamme avvolgono le sedi della Fratellanza

Anti-government protest on Tahrir Square

Il muro contro muro tra Fratelli musulmani e opposizioni non si placa. Gli islamisti tornano in piazza oggi. Ma il Paese è fermo in vista della più grande manifestazione degli ultimi mesi, organizzata dalle opposizioni laiche e dai ribelli della campagna Tamarrod, domenica 30 giugno, per chiedere le dimissioni di Morsi ad un anno dalla sua elezione.

L’esercito è già dispiegato per le strade e all’ingresso degli edifici pubblici, mentre la Guardia presidenziale difende il palazzo di Ittihadeya ad Heliopolis. Il clima torna incandescente e anche gli slogan escatologici dei media nazionali. Ma a fomentare lo scontro, è bastato il lunghissimo discorso televisivo di Morsi della notte scorsa.

Ha richiesto di superare la spaccatura del Paese che «minaccia di paralizzare» l’Egitto. Ha ammesso di aver commesso alcuni «errori», promettendo di attuare riforme e sollecitando (non è la prima volta) il dialogo nazionale. «L’Egitto deve affrontare molte sfide, la divisione ha raggiunto livelli che potrebbero minacciare la nostra esperienza democratica, paralizzare la nazione e causare il caos», ha proseguito.

Secondo Morsi, il risultato delle presidenziali egiziane è «incontestabile». Si è detto però disposto ad approvare una Commissione per le riforme costituzionali. Durante il discorso alla nazione, il controverso presidente egiziano ha attaccato i leader del vecchio regime, in particolare il suo rivale nazionalista, che ha raggiunto gli Emirati, Ahmed Shafiq. Morsi ha poi puntato direttamente il dito

contro il tycoon dei media Mohamed el-Amin che ha poco dopo ricevuto il divieto di espatrio da parte del procuratore generale con l’accusa di avere evaso il fisco per oltre 400 milioni di ghinee (42 milioni di euro). Morsi aveva accusato esplicitamente el Amin di usare le sue reti contro la presidenza dopo essere stato sollecitato a versare quanto dovuto. Amin è uno dei principali azionisti di 14 reti tv satellitari, tutte dell’opposizione, inclusa la Cbc che trasmette il seguitissimo programma satirico di Bassem Youssef, el Barnameg.

Subito dopo queste parole, lo scontro tra pro e anti Morsi non si è fatto attendere. E così è di due morti e quasi trecento feriti il bilancio delle proteste in corso a Mansoura e nel Delta del Nilo, tra sostenitori dei Fratelli musulmani e delle opposizioni. Gli incidenti sono scoppiati nei pressi del quartier generale della sicurezza del governatorato di Dakahlia.

Non solo, sono tornate le tende in piazza Tahrir. Dopo la pulizia fatta dalla polizia degli irriducibili delle rivolte, lo scorso aprile, sono ricomparsi i capannelli dei giorni della rivoluzione. Contestazioni sono proseguite per tutta la giornata di ieri anche a Kafr El-Sheikh e Suez, immediatamente dopo il discorso del presidente. Al Cairo, migliaia di persone si sono raccolte all’ingresso del ministero della Difesa, dove erano stati posizioni degli schermi giganti per mostrare il discorso. Dal canto suo, il Segretario di Stato John Kerry ha espresso preoccupazione per la situazione in Egitto, in particolare per la crisi economica, auspicando riforme che favoriscano nuovi investimenti stranieri. Ha anche confermato che il governo degli Stati uniti sta lavorando con l’Egitto per far sì che le opposizioni abbiano uno spazio nel processo politico e confermando il loro diritto a manifestare.

Articolo apparso sul Manifesto