closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Street Politics

Egitto: finisce il Ramadan ma non la resistenza islamista

10est-egitto-festa-cc

L’Eid el Fitr è la festa dei bambini in Medio oriente. In Egitto, scorribande di piccoli di pochi anni e adolescenti occupano le strade. Cavalcano al centro dei vicoli su puledri o asinelli, a volte dirigono carretti. Insomma le città egiziane si trasformano in un «Paese dei balocchi». Minuscole giostrine, a volte ruote che vanno verso l’alto, altre semplici navicelle che basculano o cavallucci a dondolo di ferro vengono presi d’assalto da famiglie, mentre il Cairo, Alessandria si svuotano e tutti ritornano lentamente al normale ritmo dopo un mese di digiuno e levatacce notturne.

Certo questo clima che pure si respira nei quartieri popolari di Sayeda Zeinab e Abdin, o nelle aree di classe media di Aguza e Mohandessin, contrasta con il clima di scontro continuo che attraversa le piazze degli islamisti. Con il secondo giorno di festa potrebbe avvicinarsi infatti anche lo sgombero dei sit-in di Rabaa el-Adaweya e Nahda al Cairo, di Qaet Ibrahim ad Alessandria, di piazza Palace a Minia e della moschea Omar Makram ad Assiut, come delle altre decine di piazze del paese. «Anche poliziotti e militari hanno passato l’Eid con le loro famiglie, ci aspettiamo un attacco per questa notte», ci assicura Mohammed nel sit-in di piazza Nahda. «Sono pronti a un massacro», tuona il politico islamista Gehad al Haddad, mentre il segretario di Libertà e giustizia Mohammed Beltagi avverte che si prepara una «nuova rivoluzione». E in effetti ci sono i primi segnali: un elicottero sorvola Rabaa, mentre 28 sono i feriti in scontri tra militari e attivisti islamisti a Fayoum, incidenti sono in corso anche nella regione di Sharqeya. «Siamo qui da 40 giorni, veniamo dalle province e non ci conoscevamo prima», ci spiegano Eman e Mona, due donne sedute sotto una tenda dell’accampamento. «Le forze di sicurezza hanno sparato su ragazzini di 15 anni, dai tetti della facoltà di Ingegneria, sono tiratori scelti», aggiungono. «Ci chiamano terroristi, ma qui c’è il meglio dell’Egitto. Non potranno cancellarci», dice Magdi, ingegnere di 50 anni, vive in Arabia Saudita e ha passato le sue vacanze estive qui. «Non ci attaccheranno (i militari, ndr), dovrebbero entrare nella folla, perderebbero il seguito che hanno tra il popolo egiziano», specula Magdi. Giovedì ha raggiunto il popolo islamista tra i fuochi d’artificio per l’Eid anche la consorte di Morsi, Naglaa, che si è detta sicura che «se dio vuole, il presidente tornerà».

A questo punto, i pro-Morsi sono pronti a tutto, hanno bloccato via Salem e altre strade che portano a Rabaa, rafforzando le barriere difensive di mattoni e sabbia. Preoccupazione per l’evoluzione della crisi è stata espressa da Stati Uniti e Unione Europea. «La possibilità di una guerra civile si rafforza ogni giorno», ha invece assicurato la guida suprema iraniana Ali Khamenei, aggiungendo che «nessuno potrebbe fermarla».

Inoltre, la presidenza della Repubblica egiziana ha stabilito i criteri di nomina dell’Assemblea, incaricata di riformare la Costituzione. Saranno 50 esponenti in rappresentanza di partiti, intellettuali, lavoratori, sindacati, Al-Azhar (3 membri), le Chiese cristiane (3 seggi), polizia e forze armate, con almeno 10 donne e altrettanti giovani (di cui due scelti tra i Tamarrod). Mentre ieri, il procuratore di Heliopolis Ibrahim Saleh ha ordinato 15 giorni di detenzione per Ahmed Abdel Aaty, ex dirigente della presidenza della Repubblica Morsi. Il politico è accusato di responsabilità nell’uccisione, tortura e detenzione di manifestanti alle porte del palazzo presidenziale di Ittihadeya nel dicembre scorso. Infine, cinque sospetti islamisti radicali sono morti in un raid israeliano, condotto da un drone, nel Sinai, al confine con l’Egitto.

Articolo apparso sul Manifesto