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Street Politics

Egitto: è crisi di governo

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Si avvicina il rimpasto di governo in Egitto. Il presidente Morsi sarebbe impegnato in colloqui con l’ex premier Kamal al-Gonzouri per la formazione di un nuovo gabinetto. Gonzouri ha posto alcune condizioni: di essere il primo ministro, la durata di almeno un anno e l’autonomia dai Fratelli musulmani in materie economiche. La notizia del rimpasto è arrivata dopo le intenzioni manifestate da Morsi di rimpiazzare i ministri delle Comunicazioni, del petrolio, ambiente, finanza, cultura e risorse idriche.

Non solo, il primo ministro Hisham Qandil è stato condannato ad un anno di carcere e ad un’ammenda di circa 220 euro. Qandil è stato condannato per non aver applicato una sentenza del Tribunale amministrativo, che aveva ordinato la nazionalizzazione di un’azienda tessile.

Nella giornata di ieri, secondo fonti mediche, dopo essersi accertato delle «buone» condizioni di salute dell’ex rais egiziano Hosni Mubarak, il procuratore generale ha ordinato il suo ritorno in carcere. Mubarak e i suoi figli saranno nuovamente presenti al processo per l’udienza dell’11 maggio prossimo. Mubarak, insieme al suo ex ministro dell’interno Habib el-Adly, verrà giudicato per l’uccisione di manifestanti, i suoi figli per malversazione e corruzione.

Articolo apparso sul Manifesto del 17 aprile 2013.

  • lina

    Mi sembra una mossa giusta, se osservata dal punto di vista di Morsi.

    La questione economica è una spina nel fianco per i FM, che non sono in condizione di far uscire il Paese dalla pesantissima crisi.
    Meglio allora imbarcare al Governo qualcuno che non sia dei FM e che nel caso in cui le cose andassero sempre peggio, gli si possa attribuire la colpa.
    In questo modo si dà all’opinione pubblica internazionale la sensazione che quello sia un governo di coalizione e quindi “più democratico” di quanto non si apparso finora. Nel frattempo Morsi cercherà di conquistare l’Università islamica di al-Azhar e metterci un suo rettore e non fermerà la raffica di arresti, intimidazioni, minacce di morte contro giornalisti, comici, scrittori, intellettuali, che non gradiscono l’oscurantismo dei nuovi padroni.

  • Spartacus

    Preciso, per quanto riguarda Al-Azhar, che la legge 103 del 1961, che stabiliva come prerogativa presidenziale la nomina del gran imam, è stata modificata in gennaio 2012 dal governo di Kamal Al-Ganzouri. Allo stato attuale quindi l’imam d’al-Azhar sarà scelto da un comitato di grandi ulemas e dovrà dimettersi all’età di 80 anni.
    Quindi, o Morsi cambia la legge oppure dovrebbe esercitare una forte pressione affinché gli ulemas eleggano qualcuno prossimo alla confraternita (perdendo di fatto la relativa autonomia acquisita in questi mesi).
    È un passaggio meno semplice di quello che si crede.
    Ma si sa gli imbecilli osano tutto, e Morsi è uno splendido esemplare della categoria.

  • lina

    A corollario di quanto già scritto vorrei aggiungere che il Parlamento egiziano ha dato il via libera agli slogan religiosi in campagna elettorale. La modifica ammette anche la propaganda nei luoghi di culto.
    Il nuovo regolamento fomenta l’odio interreligioso e cancella di fatto l’idea che tutti i candidati debbano favorire l’unità nazionale e il principio di eguaglianza dei cittadini.