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Street Politics

Egitto: due milioni di firme anti-Morsi

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I movimenti non cedono. Anche ieri, hanno attraversato la Gameat Al-Dowel, arteria principale del quartiere di Mohandessin, diretti verso piazza Tahrir. Ai giovani di 6 aprile e socialisti si sono uniti uomini e donne di classe media. Tutti avevano tra le mani dei fogli con la scritta Tamarod (Rivolta). «Abbiamo raccolto oltre due milioni di firme», ci ha spiegato Galal, mentre distribuiva i fogli ai conducenti delle vetture che affollavano la via. A due passi, i clacson di chi sosteneva l’iniziativa assordavano i passanti. «Senza sicurezza né dignità per i poveri vogliamo la fine del regime del murshid (autorità islamica, ndr)», gridavano seguendo la marcia verso Qasr el-Nil. In piazza Tahrir sono confluiti anche i cortei di Shubra e Sayeda Zeinab con attivisti liberali vicini al-Dostur, partito di Mohammed el-Baradei e i nasseristi della Corrente popolare di Hamdin Sabbahi.

Stessa scena alle porte della Corte di giustizia di Alessandria. Non sono mancati qui momenti di tensione con i sostenitori della Fratellanza. «Viviamo un clima di terrore e insicurezza perché i leader politici islamisti sono delegittimati», ha assicurato al manifesto Mahi el-Masri, attivista socialista più volte arrestata con gravi accuse di sovversione, poi ritirate. Mahi è anche direttamente impegnata in difesa dei diritti sindacali. Le unioni sindacali egiziane sono in piena trasformazione. «Tra medici, farmacisti, ingegneri e studenti, le elezioni nelle rappresentanze dei lavoratori stanno riservando non poche sorprese. Anche se si tratta di votazioni parziali (spesso semplici sorteggi per definire i nuovi consigli sindacali), i Fratelli musulmani pagano l’ampia impopolarità per l’attuale stallo politico», ha aggiunto Mahi. Ma i cambiamenti di casacca sono dietro l’angolo. Ne è un esempio Sarah Shazli, nota dentista e attivista di Alessandria, che ha partecipato a scioperi e manifestazioni fino alle elezioni del nuovo board sindacale dello scorso mese. Quel giorno anziché spingere i suoi allievi ad andare a votare per candidati indipendenti o laici, ha organizzato un workshop. Per molti attivisti dell’associazione di medici indipendenti «Dottori senza diritti» (Dsd), in questo modo Shazli è chiaramente passata nelle fila della Fratellanza. «Gli islamisti vogliono trasformare i sindacati in comitati tecnico-scientifici e ci stanno riuscendo», argomenta Taher, attivista di Dsd.

Sorprendentemente la Fratellanza non ha ottenuto un buon risultato neppure tra le rappresentanze studentesche, dove pure, subito dopo le rivolte, hanno vinto candidati islamisti moderati e salafiti. Gli islamisti moderati hanno mantenuto però la maggioranza nei sindacati studenteschi dell’Università di Al-Ahzar, centro dell’Islam sunnita in Egitto. «In generale hanno vinto i candidati che hanno fatto campagna elettorale sulla giustizia sociale, indipendenti e non politicizzati». È il commento di Khaled Ali al manifesto, ex candidato alle presidenziali e direttore del Centro per i diritti economici e sociali (Ecesr), ai risultati delle recenti elezioni all’interno delle rappresentanze dei lavoratori. «Tuttavia, bisogna diffidare delle usurpazioni della Fratellanza, spesso dietro candidati indipendenti si nascondono uomini del vecchio regime con una certa esperienza, che vengono cooptati dagli stessi islamisti all’interno dei movimenti sindacali», aggiunge Khaled Ali. «È pur vero che la società inizia a reagire all’invasione della Fratellanza nelle principali istituzioni», conclude l’attivista.

I Fratelli musulmani continuano nelle politiche di liberalizzazione economica, ma perdono per strada parte della loro base sociale. I lavoratori sindacalizzati sono però ancora alla ricerca di una valida alternativa.