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Antiviolenza

Egitto: donne in piazza contro la repressione

La ragazza con il reggiseno blu, massacrata a piazza Tahrir, al Cairo

Le donne egiziane tornano a manifestare e lo fanno scendendo in piazza unite contro la violenza dei militari che in questi giorni di proteste al Cairo sono culminate in un pestaggio cruento e violentissimo contro i giovani accampati in piazza Tahrir, pestaggi che hanno fatto il giro del mondo con le immagini che mostrano una giovane senza possibilità di difesa, picchiata a sangue e violentemente percossa dai militari che si sono accaniti sul suo corpo inerme steso a terra. La ragazza, che ora versa in gravissime condizioni, è stata mostrata nel video senza più camicetta, e per questo soprannominata “la ragazza con il reggiseno blu”, e con il corpo seminudo sotto i calci feroci e i manganelli dei militari che la colpivano sulla testa e sul petto. Rivolgendosi al capo della Giunta militare, il maresciallo, Hussein Tantawi, una delle donne in piazza contro la repressione, ha esplicitamente chiesto: “Pensa se quella donna fosse tua figlia: come ti sentiresti?”. Le donne, che hanno sfilato pacificamente, hanno mostrato doversi striscioni, tra cui: “Dicono che sono qui per proteggerci ma ci spogliano soltanto”, e il Consiglio Supremo delle Forze Armate in un comunicato ha cercato di rimediare dichiarando “grande rammarico” per le violazioni commesse, confermando il suo rispetto per le donne, dichiarandosi disponibile a discutere qualsiasi proposta “che possa aiutare a raggiungere la stabilità e la sicurezza per l’Egitto” aggiungendo che “tutte le misure legali sono state adottate per dare conto di tutti i responsabili di tali violazioni”. Ragia Omran, attivista per i Diritti Umani alla manifestazione delle donne contro la violenza dei militari, ha dichiarato: “Sono qui per condannare violentemente gli attacchi a uomini e donne egiziane dall’esercito egiziano, e non lasceremo che questo accada di nuovo perché noi continueremo a esprimere la nostra rabbia contro questa giunta militare che sta uccidendo questo paese”. Nel video si vedono uomini in tenuta antisommossa aggredire e picchiare in maniera cruenta, con colpi di manganello alla testa e calci ripetuti, i manifestanti che giacciono a terra inermi e senza difesa, mentre uno dei militari viene ripreso mentre spara verso la folla “altezza uomo”. Un medico ha dichiarato di aver visto un ragazzino di 14 anni colpito al petto da un proiettile. Gli scontri si sono svolti dalle 3 di notte fino alle 5 del mattino con centinaia di forze speciali in assetto anti sommossa: una repressione che, secondo un portavoce del Ministero della Sanità, in quattro giorni ha causato 14 morti e 900 feriti, e ha costretto all’allestimento di un ospedale alla moschea Omar Mukram. Navi Pillay, dell’Alto Commissario dell’ONU per i Diritti Umani, ha rilasciato una dichiarazione di ferma condanna per quello che ha definito il più “feroce e brutale” assalto registrato in questi giorni, chiedendo un’indagine imparziale su “tutti i casi di abuso e di violenta repressione contro i manifestanti”. “La violenza spietata usata contro manifestanti inermi e contro le donne – ha detto Pillay – è particolarmente scioccante e sono fatti che non possono essere lasciati impuniti. Si tratta di atti disumani pericolosi per la vita che non possono essere giustificati con il pretesto del ripristino della sicurezza o del controllo della folla”.