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Street Politics

Egitto, al-Sisi strangola la società civile

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Giuseppe Acconcia

Lo scorso 9 febbraio le autorità egiziane hanno disposto la chiusura degli uffici del Centro per la riabilitazione delle vittime di violenza e tortura (al-Nadeem). Per 24 anni, l’ong ha fornito servizi medici per le vittime di tortura da parte della polizia e violenze contro le donne. La chiusura è arrivata un anno dopo la decisione del ministero della Salute di disporre la fine delle attività del centro per presunte irregolarità nelle licenze.

In seguito alla decisione di chiudere al-Nadeem, governi stranieri e organizzazioni della società civile in tutto il mondo si sono espressi contro la decisione delle autorità egiziane. Il ministero degli Esteri inglesi ha riferito di “profonda preoccupazione per la decisione. In un momento in cui ci sono diffuse preoccupazioni per tortura e abusi durante la detenzione in Egitto, chiudere un centro che si batte per la trasparenza è una decisione che va nella direzione sbagliata”. Simili dichiarazioni sono arrivate dall’Unione europea che ha parlato di “uno sviluppo particolarmente preoccupante”, mentre il governo tedesco ha chiesto la riapertura immediata del centro.

15 ong egiziane hanno pubblicato una dichiarazione congiunta per criticare la decisione. “Il blitz contro al-Nadeem dimostra la volontà del regime di strangolare la società civile”, si legge nel documento. In una dichiarazione di solidarietà, 21 partiti e gruppi della società civile egiziana hanno enfatizzato l’importanza storica del centro al-Nadeem.