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Ceci n'est pas un blog

Effetto Diaz

Ieri sera hanno fatto Diaz in prima serata su Rai Tre.A dire il vero non era la prima volta che andava in onda in prima serata perché fu Sky Cinema a mandarlo ma un conto è la pay tv e un altro la tv pubblica o in chiaro, come ormai si dice.

Quello che più mi incuriosisce sono le reazioni sui social che ormai vengono lette come il termometro di quel che accade e di quel che pensa “laggente”. Sbagliando, ovvio.

La prima cosa che scopro è che Diaz ha avuto uno share sotto il 3%, pari a meno di 800 mila spettatori. Onestamente ho sempre trovato curiosi i dati auditel ma questi sono e questi vengono usati come parametro di giudizio. E dicono che Diaz è stato visto meno di qualsiasi altro programma della serata, Travaglio e Santoro compresi, nonostante anche il loro programma stia agonizzando.

Sui social l’approccio a ogni cosa che accade è sempre emotivo. Analisi o approfondimento sono merce rara. I social, twitter in primis, sono usati spesso e volentieri per commentare quel che si guarda in tv e per Diaz è stato lo stesso. I commenti di chi si è trovato per la prima volta a guardare la ricostruzione dell’assalto alla Diaz e del massacro di 93 persone (oltretutto arrestate) fino a Bolzaneto, sono di chi si trova improvvisamente sotto shock oppure di si ritrova a fare i conti con una rabbia mai passata. Almeno così dicono.

Ne trascrivo 4 perché tra quelli letti mi hanno colpito senza usare i nomi dei loro account per rispetto della privacy e ovviamente sono selezionati tra account apparentemente non di adolescenti che all’epoca erano appena nati:

# Incubi stanotte dopo aver visto ieri #DiazinTv ci chiediamo perché l’Italia va male, ed è stata stroncata una generazione

# Svegliarsi la mattina arrabbiato e indignato!dovremo aspettare altri 30anni perché – forse – sia istituita una commissione d’inchiesta

# Ho ancora una morsa allo stomaco dopo aver visto il film ieri sera..

# Non ci possiamo mica indignare che la gente s’indigni tardi Un film come #Diaz serve a informare chi non c’era o non sapeva, lo fa schierare

Partiamo dal primo presupposto: che vuol dire indignazione? Dal vocabolario Treccani leggo “risentimento vivo soprattutto per cosa che offende il senso di umanità, di giustizia e la coscienza morale”. Quindi c’è del risentimento. Ottimo. Ma cosa ha prodotto in questi 13 anni il risentimento genovese? E quello seguito dalla uscita di Diaz? O quello uscito dalle sentenze genovesi? A mio onesto parere molto poco. La storia di Genova è fatta di rapide carriere, di una parziale impunità, di alcune verità tenute nascoste che vengono rappresentate con l’uomo allora capo della polizia e attualmente presidente di Finmeccanica: Gianni De Gennaro. Lui è la sintesi. Lui da il senso dello Stato in cui viviamo. Poi ci sono le colpe dei Movimenti, come venivano chiamati all’epoca.

Non voglio sembrare polemico per forza ma davvero sono sorpreso. Perché tutto questo stupore? Perché a oltre 13 anni dall’evento più mediaticamente raccontato o rappresentato trovo singolare che ci sia chi si stupisce o si sconvolge. Lo dico con sincerità. Non capisco. Cazzo ma non avevano mai visto o letto niente?

Ma torniamo all’ondata emotiva che ha prodotto la visione del film. Cosa sposta? Che molle fa scattare? In parole povere cosa produce? Informa e fa schierare come dice un utente? Onestamente non lo penso. Non penso nessuna delle cose lette quest’oggi. Chiedere una commissione di inchiesta significa non sapere minimamente nulla di quali sono state le fasi processuali di Genova. I pestaggi, la repressione, le morti nelle caserme non sono certo terminate dopo Genova 2001, anzi. Ritengo paradossalmente più grave la gestione politica e giudiziaria dei processi Diaz/Bolzaneto & Compagni/e che non la mattanza della Diaz.

Tanto che tuttora ci sono 3 persone in carcere e una ai domiciliari sulle 10 condannate per “devastazione e saccheggio” e queste 3 persone hanno una somma di quasi 50 anni di carcere da scontare. Ma loro non fanno indignare. Non sono pugni nello stomaco. Non lo sono neanche i 4 No Tav in carcere preventivo da mesi perché presunti responsabili dell’incendio di un compressore. Un macchinario. Ed è solo la punta di un iceberg.

Perché la sintesi di tutto è questo ed è la lezione di Genova che nessun vuole imparare: le “cose” non si toccano. Le proprietà non si toccano. Valgono più di un essere umano. E se non siete disposti ad accettarlo allora aspettatevi torture e/o carcere.

Ps mi auguro che il moto di “indignazione” spinga chiunque a continuare a sottoscrivere per i 3 compagni/e in carcere. Il link per farlo direttamente on-line lo trovate qui. Grazie a SupportoLegale.