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Quinto Stato

Editoria, questa liberalizzazione è fuori misura

editoria indipendente

Nella bozza del Disegno di legge che domani andrà all’esame del Consiglio dei Ministri una norma che abolirà la legge Levi sul prezzo dei libri. Una scelta che penalizzerà gli editori e i librai indipendenti. Cresce la protesta: “Il governo vuole la legge del più forte”
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Librai indipendenti, piccoli e medi editori, sindacati e rappresentanze di categoria sono sul piede di guerra contro il governo Renzi. In una bozza del Ddl sulla concorrenza circolata nelle ultime due settimane è prevista la cancellazione della legge Levi che prevede un tetto massimo di sconto del 15% applicabile sulla vendita dei libri. Il provvedimento coordinato dal ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi dovrebbe approdare nel Consiglio dei ministri monstre previsto domani e consiste nella consueta lenzuolata di liberalizzazioni: dalla riforma dell’assicurazione auto alle società multidisciplinari per gli avvocati. La bozza prevede anche l’abolizione del prezzo imposto dall’editore, una decisione che porterà a rincari anche nel settore scolastico, e la liberalizzazione dei punti vendita di quotidiani e periodici.

Se approvate, queste misure produrranno uno sconvolgimento del mercato editoriale italiano: «Di fatto questa è una liberalizzazione del prezzo di copertina dei libri che andrà unicamente a vantaggio delle concentrazioni verticali della filiera editoriale, della grande distribuzione e dei grossi rivenditori online» scrive in un comunicato l’Osservatorio degli Editori Indipendenti (Odei). Varata nel 2011 a seguito delle prese di posizioni dei piccoli editori e dei librai indipendenti, questo provvedimento viene definito uno «strumento ancora insufficiente» dall’Osservatorio. Ma è l’unico oggi a disposizione per opporsi alle distorsioni di un mercato editoriale «già fortemente asimmetrico nel garantire le stesse condizioni di accesso a editori e librai».

Lasciando liberi i grandi editori e le librerie di catena di fare le politiche del prezzo, questo mercato farebbe piazza pulita di molti attori minori, e di qualità, che lavorano nell’editoria italiana. La liberalizzazione così concepita porterebbe a una drastica riduzione degli editori, delle librerie e del pluralismo, oltre che della stessa concorrenza. Finirà così il precario equilibrio garantito da una legge definita un «compromesso» dal suo primo firmatario Ricardo Franco Levi, già sottosegretario all’editoria nel governo Prodi nel 2006. Odei chiede al governo di tornare indietro sulle sue decisioni e propone una legge sul libro per valorizzare la «bibliodiversità». Nel caso del via libera del decreto da parte del Cdm, gli editori annunciano una mobilitazione. L’occasione per parlarne, e organizzarla, sarà la fiera degli editori indipendenti Book Pride prevista a Milano dal 27 al 29 marzo.

Questa bozza ha allarmato anche il presidente dell’Associazione italiana editori (Aie) Marco Polillo: «Tra grandi e piccoli editori c’è unità nel difendere la legge Levi – ha detto in una dichiarazione a Il Libraio – Siamo contrari alla sua abrogazione». Reazioni sono arrivate anche da parte di chi lavora a contatto diretto con i lettori. Quelle dei librai e cartolibrai della provincia di Ravenna che hanno inviato un appello ai parlamentari eletti nel loro collegio. «Queste ipotesi di riforma – hanno scritto – renderebbero economicamente insostenibile il lavoro quotidiano di chi svolge un servizio fondamentale alla cittadinanza». Le librerie indipendenti sono «un luogo di divulgazione delle culture, della letteratura e dell’arte, ma anche un punto di riferimento di quartiere che che favorisce l’inclusione sociale attraverso la lettura».
I librai chiedono al governo di eliminare il paragrafo della bozza incriminata e discutere un’«ipotesi ad hoc». Cristina Giussani, presidente del Sil-Confesercenti, ha ribadito la sua contrarietà alla liberalizzazione definendola «sbagliata e incomprensibile».

Sinagi-Cgil, Snag Confcommercio e Usiagi-Ugl hanno inoltre inviato una lettera al sottosegretario all’editoria Luca Lotti. Chiedono al governo di fermare il progetto di «liberalizzare l’attività di vendita di quotidiani e periodici, trasformandola in un’attività commerciale pura». Un provvedimento su questo settore andrebbe invece inquadrato nella riforma organica dell’editoria alla quale il governo starebbe lavorando. Notizia confermata dallo stesso Lotti in un messaggio inviato al recente congresso del sindacato dei giornalisti Fnsi.