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Editoria, l’insana alleanza Tremonti-Fatto

Guai se fosse vero ma forse ci risiamo. La guerra diabolica di Tremonti contro i giornali si arricchisce di una nuova battaglia. Secondo le voci fuggite ieri dal consiglio dei ministri, nel milleproroghe ci sarebbe l’ennesimo taglio al fondo dell’editoria per giornali e radio-tv locali. Meno 95 milioni di euro che, se confermati, cancellano tutto quanto previsto nella finanziaria pubblicata in gazzetta ufficiale appena due giorni fa. Un colpo mortale proprio mentre ci sono i bilanci da chiudere e i crediti bancari da discutere. Una vergogna che va evitata.

La partita non è ancora chiusa. Perché come accade troppo spesso, il consiglio dei ministri ha approvato il milleproroghe che però allo stato è un decreto «fantasma». Nel senso che una versione definita ancora non c’è e sarà limata soltanto nelle prossime ore dai tecnici dei vari dicasteri in una trattativa dai contorni davvero politici, visto il «tutti contro tutti» di una maggioranza allo sfascio.

Secondo le voci fatte filtrare ad arte da palazzo Chigi, Tremonti vorrebbe azzerare il faticosissimo compromesso sui contributi all’editoria raggiunto pochi giorni fa in finanziaria dimezzando i fondi per i giornali di idee, di partito e no profit (tra cui il manifesto, meno 50 milioni) e cancellando totalmente quelli per le radio e tv locali (meno 45 milioni) che già sono schiacciate dalla transizione al digitale dominata dalle tv nazionali e dalla prossima asta delle frequenze tutta a favore delle grandi telecom.

Se confermata, è una decisione illogica e beffarda. La finanziaria è stata pubblicata in gazzetta ufficiale soltanto due giorni fa e viene cambiata ancora prima che entri in vigore (il 1 gennaio). Un decreto cancellerebbe una legge prima ancora che produca effetti. Un blitz giocato politicamente contro il sottosegretario all’editoria Paolo Bonaiuti, che proprio ieri mattina stava discutendo con le associazioni editrici l’ormai imminente decreto sui costi ammissibili per i rimborsi pubblici. L’ultimo passo prima dell’accesso al credito bancario da parte di aziende quasi tutte in crisi.

E’ un braccio di ferro politico che somiglia a un incubo. Tremonti ha abolito il diritto ai fondi pubblici per decreto ormai due anni fa. La camera l’ha ristabilito nel 2009 ma Tremonti l’ha ritolto in extremis a fine anno con l’impegno suo, di Fini e di Gianni Letta a risolvere la questione nel milleproroghe del febbraio scorso. Lì l’ha rimesso – ma solo per un anno – perché costretto dalle divisioni nel Pdl e dal pronunciamento di 360 deputati di tutti i partiti (più della maggioranza assoluta). Poi nella bozza della finanziaria 2011 l’ha ritolto. Poi ce l’ha dovuto rimettere – sempre solo per un anno – per lo scontro con i finiani sostenuti dal Pd. Ora pare lo ritolga nel prossimo milleproroghe.

Ma è una politica seria? Dà certezze a un settore così delicato come il diritto a un’informazione plurale e di idee notoriamente penalizzata dal mercato? Consente di lavorare e programmare liberamente o è invece un ricatto continuo, asfissiante, diabolico?

Non a caso l’ultima trovata pre-natalizia fa infuriare tutti. Protestano Fnsi e Cgil ma anche il Prc e i «grandi editori» della Fieg. Se fosse vero, il taglio impedisce di chiudere i bilanci a pochi giorni dalla fine dell’anno e getta una nube nera sul futuro di molti.

Una scelta tanto più grave perché si basa su un falso plateale. Secondo Tremonti i fondi per l’editoria sarebbero soldi sottratti al 5×1000 e lì devono tornare. Il ministro lo aveva promesso – attaccando esplicitamente il parlamento – in una lettera pubblicata dal Fatto quotidiano il 24 novembre. Dispiace che il nuovo giornale di Padellaro e Travaglio si sia prestato a diffondere e ad avallare perfino in prima pagina questo gigantesco diversivo populista.

Tremonti li conosce bene, ma basta leggere gli atti parlamentari (vedi sotto) per sapere che i 100 milioni in più per l’editoria appostati nella finanziaria non vengono affatto da presunti tagli al 5×1000 ma da un taglio lineare alla famigerata «tabella C» della legge di stabilità. E che i 45 milioni in più dati alle radio-tv locali provengono dalla futura asta delle frequenze.

Volontariato, malattie gravi e ricerca non c’entrano nulla con l’informazione. Del resto, il discorso di Tremonti non è credibile perché il 5×1000 – se fosse veramente attuato – sarebbe deciso ed «erogato» autonomamente da ogni singolo contribuente proprio come l’8×1000 per le chiese o lo stato. Tremonti quindi prima lo usa a sua discrezione come un bancomat, poi ci si fa bello con settori di opinione pubblica da coltivare o (giustamente) da tutelare. E infine lo agita come una clava sugli avversari dentro e fuori il governo. Peggio ancora sarebbe se nella versione definitiva del milleproroghe spuntassero i «saldi» per la campagna acquisti dei deputati giocata da Berlusconi alla camera.

Chiunque ha a cuore un’informazione libera e l’aiuto reale al terzo settore eviti questo semplice scempio.

da www.ilmanifesto.it – uscito sul manifesto del 23 dicembre 2010

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Nota: Questo è l’emendamento dei “finiani” accolto dal governo in finanziaria.

All’emendamento 1.500 del Governo, lettera d), sostituire il comma 64 con il seguente:
64. In considerazione della tempistica di adozione della disciplina attuativa dettata dal regolamento di cui all’articolo 44, comma 1, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazione, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, ed in attesa della definizione della disciplina di settore ivi prevista, è autorizzata la spesa di 100 milioni di euro per l’anno 2011 per interventi di sostegno all’editoria. Ai maggiori oneri derivanti dall’applicazione delle disposizioni di cui al primo periodo si provvede mediante riduzione lineare delle dotazioni di parte corrente relative alle autorizzazioni di spesa di cui alla tabella C allegata alla presente legge per un importo di 40 milioni di euro per l’anno 2011.

Conseguentemente, nella parte consequenziale, aggiungere la seguente:
Alla Tabella C, missione Comunicazioni, programma Sostegno all’editoria, Ministero dell’economia e delle finanze, voce: Legge n. 67 del 1987: Rinnovo della legge 5 agosto 1981, n. 416, recante «Disciplina delle imprese editrici e provvidenze per l’editoria (11.2 – capp. 2183, 7442), apportare le seguenti variazioni:
2011:
CP: 100.000;
CS: 100.000.
0. 1. 500. 39. (nuova formulazione) Lo Presti, Moroni, Di Biagio.

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Notava il dossier del centro studi della camera:

Viene modificato il comma 164, relativo all’approvazione della Tabella C, eliminando, nel comma, la previsione normativa della riduzione lineare da apportare alle voci di parte corrente della tabella medesima, in conseguenza dell’incremento del finanziamento autorizzato in favore dell’editoria dall’articolo 1, comma 57, del disegno di legge di stabilità (+40 milioni nel 2011). La riduzione lineare è stata scontata direttamente sulle singole voci della Tabella C, che è stata pertanto ripresentata.