closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
in the cloud

Editoria, la Crociata dei giornali cattolici

«L’orientamento delle risorse pubblicitarie alle emittenti televisive nazionali; l’aumento considerevole delle spese postali seguito alla soppressione delle tariffe agevolate; la riduzione del sostegno pubblico con la drastica e sistematica riduzione del fondo per l’editoria… sono tutti elementi che contribuiscono a mettere a rischio di sopravvivenza decine e decine di testate e quindi centinaia di posti di lavoro. Pur tenendo conto delle precarie condizioni legate alla crisi economica, una simile prospettiva significherebbe anche un impoverimento del pluralismo informativo, del dibattito pubblico e del patrimonio culturale del paese».

Sono parole di un monsignore ma sembrano prese pari pari dalle denunce di questi mesi del manifesto, Mediacoop o della Fnsi. Mariano Crociata, il “numero due” della Cei, ha rilanciato così l’allarme per la fine del sostegno pubblico all’editoria nel suo intervento di chiusura a Cesena durante il convegno nazionale della Fisc (la federazione della stampa cattolica, nata nel 1966) dedicato quest’anno a «Internet e territorio».

La Fisc a Cesena

«Delle 189 testate che fanno capo alla Fisc – spiega il presidente Francesco Zanotti – circa la metà beneficia di aiuti governativi, per un totale che non arriva a quattro milioni di euro. Si tratta di briciole per il bilancio statale, eppure molto importanti se non decisive per diversi nostri giornali».

La stampa cattolica – fatta di decine di settimanali diocesani o parrocchiani medio-piccoli sparsi su 160 diocesi diffonde oltre 1 milione di copie a settimana e riceve un rimborso pubblico forfettario di pochi centesimi a copia. E’ un lavoro giornalistico evidentemente connotato ma che spesso è l’unico o quasi a parlare «dal vivo» di temi scomodi come l’immigrazione, la povertà o l’emarginazione.

«C’è una parte di paese che non fa notizia – insiste Zanotti – ma che ogni giorno vive, opera, soffre e si danna l’anima per fornire una prospettiva positiva a un presente quanto mai incerto. A questa parte d’Italia ogni settimana diamo voce. Una voce che magari non arriva nei piani alti dei palazzi, ma che accompagna l’esistenza delle borgate, dei paesi di montagna, delle mille città di provincia di cui quasi mai ci si occupa».

«Togliere l’ossigeno a questi fogli (e oltre a noi a diversi «giornali di idee») – riconosce Zanotti – significherebbe mettere il bavaglio al territorio, da sempre un’immensa risorsa per questo paese… Per ogni voce che si spegne nessuno ha un guadagno, ma di certo tutti ci rimettiamo in libertà e democrazia».

Il tema è caldo e quanto mai urgente. Nella legge di stabilità in discussione in senato, infatti, Tremonti ha disposto un ennesimo taglio lineare pari al 30-40% del fondo Editoria. Una riduzione tale da rendere di fatto superfluo – tra i 25 e i 35 milioni di euro in tutto – il rimborso pubblico che dovrebbe riequilibrare le distorsioni del mercato e garantire a soggetti particolari, come i giornali in cooperativa, non profit o di partito di arrivare in edicola.

dal manifesto del 23 ottobre 2011